Le vertenze dimenticate: aumenta la cassa integrazione a ore

Venerdì 24 Maggio 2019 di Francesco Pacifico
Soltanto in Campania hanno perso il lavoro 400 dipendenti della grande distribuzione. In Sicilia sembra atavica la crisi dell'ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. In Calabria, per i ritardi nei pagamenti della Pa, ci sono aziende che pagano lo stipendio un mese sì e uno no. Mentre esplode a livello nazionale il tiraggio della cassa integrazione 30 per cento in un anno e dieci milioni di ore in più autorizzate soltanto per quella straordinaria tra i mesi di aprile e marzo - aumentano i lavoratori coinvolti nelle grandi vertenze industriali, nelle crisi dimenticate. Sono circa 200mila a livello nazionale, dei quali 80mila nel Mezzogiorno, che il ministero dello Sviluppo prova a tamponare attraverso quasi 140 tavoli. Situazioni che, nota l'economista Giuliano Cazzola «s'incancreniscono sempre di più: dietro i dati della Cig ci sono la nostra economia che rallenta e la guerra commerciale tra Usa e Cina, presto estesa anche all'Europa. Il tutto mentre il governo investe poco in politica industriale e butta soldi - come dimostrano le richieste minori del previsto per reddito e Quota 100 - per provvedimenti destinati solo a incentivare i consumi».
 
In quest'ottica i sindacati fanno pressioni sul Mise e su Luigi Di Maio, perché cambi marcia, soprattutto da quando è stata di fatto indebolita l'Unità di gestione delle vertenze per le crisi aziendali, con il ministro che non ha confermato lo storico coordinatore, Giampietro Castano. «Una task force - spiegano da Cgil, Cisl - creata da lui, talmente bravo perché capace di coinvolgere enti locali, banche e altri imprenditori per rilanciare le imprese in crisi». Intanto, in questi mesi, hanno fatto capolino sui giornali il futuro di Alitalia (che cerca un nuovo partner industriale e al momento intravede soltanto una nazionalizzazione) e della Pernigotti di Novi ligure, con la nuova proprietà che vuole trasferire le attività in Turchia. Ma al Mise preoccupano sempre di più la situazione di Piaggio Aero, dei siti Bombardier in Italia, dell'acciaieria Aferpi di Piombino o di evergreen ai tavoli del Mise come l'Alcoa, la Hag o la Novelli.

Queste, almeno dal punto di vista mediatico, le principali emergenze. Poi c'è il Sud, dove i tavoli finiscono per coinvolgere meno lavoratori, ma - spiega Roberto Benaglia del Dipartimento mercato del lavoro e contrattazione della Cisl - «è più difficile arrivare a una soluzione, perché ci sono meno risorse per rilanciare le attività e meno possibilità di trovare un nuovo posto». Lo dimostrano i numeri. Nel Mezzogiorno, secondo l'ultimo monitoraggio Istat, tra marzo e aprile del 2019 si riducono di 600mila ore quelle della cassa integrazione ordinaria (anche perché molte aziende hanno esaurito quelle a disposizione), si impenna la Cigs straordinaria: circa sei milioni di ore in più nell'ultimo mese.

In Campania il settore più in crisi è quello della grande distribuzione, con 400 addetti che hanno già perso il posto nei supermercati di grandi nomi come Carrefour, Coop e Trony. Nell'avellinese c'è incertezza sul futuro di Industria Italiana Autobus, la ex Iribus, dove entro il 29 luglio il governo deve trovare un altro imprenditore che metta i 9 nove milioni di euro necessari per far ripartire la produzione nel sito di Valle Ufita. Sempre nell'avellinese, a Arcella, circa dieci giorni fa sono entrati in cassa integrazione i 119 dipendenti della Novalegno, dopo che la famiglia Fantoni ha deciso di chiudere il sito. A Salerno sono entrati in presidio permanente i 49 lavoratori del Consorzio di Bacino Salerno 2, dopo che l'azienda ha annunciato la mobilità. Poi c'è il capitolo FiatChrysler: a Pratola di Serra, dove si producono soprattutto motori a diesel ormai fuori moda, c'è chi paventa la chiusura. Nello stabilimento di Pomigliano, che nei prossimi anni perderà la Panda, stanno per finire gli ammortizzatori sociali ordinari disponibili. In Puglia rallenta il rilancio di Natuzzi, in Calabria i ritardi dei pagamenti della Pa stanno portando verso la chiusura la Idroreghion, la società che si occupa del sistema depurativo di Reggio e che aspetta 3 milioni dal Comune.

In Sicilia il caso più famoso riguarda l'insediamento della Blutec nell'ex stabilimento Fiat di Termini Imprese, dove proprio Fca doveva mandare i suoi veicoli per farli elettrizzare. Ma tutto sembra saltato dopo che i vertici sono statiì accusati di aver distratto 16 milioni di euro di aiuti ricevuti da Invitalia. Ad aspettare una svolta ci sono circa 700 persone. Situazione border line anche all'Almaviva di Palermo, dove l'azienda e il Mise hanno deciso di prolungare gli ammortizzatori sociali per evitare i licenziamenti degli addetti al call center. Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA