Whirlpool, ecco la legge anti-fughe: multinazionali vincolate sul territorio fino a 5 anni

Sabato 21 Settembre 2019 di Valerio Iuliano

Whirlpool lascia Napoli e nello stesso tempo riconferma i 250 milioni di investimenti previsti dall'intesa stipulata con il governo ad ottobre 2018. Una contraddizione evidente, perché in quello stesso accordo era incluso un investimento di circa 20 milioni di euro per il rilancio del sito di via Argine. Il Piano industriale di Whirlpool per il triennio 2019-2021 prevedeva «il rafforzamento della strategia per l'Italia in attività di innovazione, prodotto, ricerca e sviluppo nei suoi siti sul territorio nazionale». Un progetto nel quale la produzione di lavatrici di alta gamma a Napoli Est era uno dei punti di forza.
 
Ma l'investimento su Napoli è sfumato, dopo la decisione della multinazionale, preannunciata già il 31 maggio scorso, di avviare la riconversione dello stabilimento. Un'operazione ricca di incognite sulla cui fattibilità sussistono ancora moltissimi dubbi. Ma è proprio l'abbandono del sito partenopeo da parte di Whirlpool a sollevare moltissimi punti interrogativi sui futuri accordi stipulati dal governo con le multinazionali.

La riconversione industriale di via Argine, a dispetto di un'intesa sottoscritta con il governo e di ingenti risorse stanziate, crea un pericoloso precedente. Il rischio che altre multinazionali possano seguire l'esempio di Whirlpool, stracciando gli impegni presi, è molto alto. «L'Italia - ha detto recentemente l'ex Ministro del lavoro Cesare Damiano - ha sposato il mercato con una logica ultraliberista. Non ci sono vincoli alle multinazionali e quindi si sacrificano i lavoratori». Al Mise non volgiono creare un precedente e stanno già studiando la necessità di una regolamentazione, che punti ad evitare lo shopping da parte di marchi prestigiosi che utilizzano fondi pubblici e poi cambiano idea e se ne vanno.

Per il governo si profila dunque l'esigenza di creare un sistema normativo tale da evitare altri casi come quello di Whirlpool, che, oltre a disattendere l'accordo di undici mesi fa, ha anche rifiutato i circa 10 milioni di euro previsti nel decreto sulle crisi aziendali dello scorso mese di agosto.

La soluzione allo studio del governo è quella di introdurre delle norme che puntino a vincolare le multinazionali alla permanenza su un territorio per un lasso di tempo compreso tra i 3 e i 5 anni. Per chi vìola gli accordi, saranno introdotte norme che dispongono la restituzione delle risorse ottenute. E, nello stesso tempo, è allo studio un sistema sanzionatorio per le società che disattendono i contratti. Una sorta di estensione del provvedimento contenuto nel decreto dignità che comporta la perdita delle sovvenzioni per chi delocalizza portando l'impresa all'estero ma con un ulteriore giro di vite con un sistema di multe.

Si tratta di trovare un argine a un problema che altri Paesi industrializzati hanno risolto da tempo con una legislazione ad hoc. Dalla mancanza di un sistema normativo capace di evitare la fuga delle multinazionali derivano, poi, le cessioni fatte con criteri discutibili, che nascondono talvolta acquirenti non adatti. Al Ministero dello Sviluppo Economico, dunque, toccherà individuare al più presto un sistema normativo tale da arginare la fuga delle multinazionali. «Continuiamo a credere nelle potenzialità e nelle capacità dell'Italia e perciò siamo impegnati ad investire in questo Paese», spiegò il vice presidente Operazioni Industriali di Whirlpool ad ottobre 2018, subito dopo la firma dell'accordo. Forse non credeva del tutto nelle potenzialità di Napoli.

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 09:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA