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GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni a Controcampo: «Aborto, la legge non cambierà. Cremlino teso, le sanzioni funzionano»

La leader FdI: «La reazione di Mosca? Segno che le sanzioni stanno funzionando»

Mercoledì 21 Settembre 2022 di Massimo Martinelli e Barbara Jerkov
Giorgia Meloni: «Aborto, la legge non cambierà. Cremlino teso, le sanzioni funzionano»

L’escalation impressa da Putin con la mobilitazione seppur parziale della Russia la preoccupa presidente Meloni? E’ la riprova, come già dice qualche analista, che le sanzioni stanno funzionando?

«E’ un segnale di grande nervosismo e debolezza. Le cose evidentemente non stanno andando come la Russia si aspettava e quello che la comunità internazionale ha messo in campo sta funzionando, a partire dalle sanzioni: la contrazione stimata da Mosca stessa del Pil russo è del 10%. Dall’altra parte questo nervosismo richiama tutti noi alla responsabilità perché una realtà in quelle condizioni può aprire ogni sorta di scenario. Da parte dell’Europa servono lucidità e compattezza». 

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Una conseguenza già avvertita anche dalle famiglie italiane di questa guerra è il caro bollette: qual è la sua ricetta per affrontarlo?

«La priorità è il tetto al prezzo del gas. Ma c’è un’altra misura efficace che si può adottare subito a livello nazionale anche senza un accordo europeo, ed è il disaccoppiamento del prezzo del gas dalle altre fonti energetiche. Costa più o meno 3-4 miliardi, per rifondere alcuni degli operatori, ma abbasserebbe le bollette subito di una discreta percentuale».

Lei chiede di adeguare il Pnrr: a che tipo di modifica pensa, sulle riforme legislative o sulle opere infrastrutturali?

«Quello che serve è un tagliando: le materie prime sono schizzate alle stelle e le gare vanno deserte. Inoltre il Pnrr è stato scritto prima della guerra in Ucraina, e non considera l’emergenza energetica. Aggiungo che nell’attuale disastro energetico abbiamo un’occasione. I gasdotti del Mediterraneo arrivano tutti nel Sud Italia. Se su questo ci concentrassimo con intelligenza, potremmo diventare l’hub di approvvigionamento energetico dell’Europa». 

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La sua dichiarazione sulla pacchia finita in Europa ha provocato diverse interpretazioni e - forse - ha spaventato qualche cancelleria all’estero. Come cambierà la nostra politica nei confronti degli principali partner europei e a Bruxelles?

«Dovrebbe cambiare la postura dell’Italia. Mi ha molto colpito il viaggio di Letta in Germania qualche giorno fa. La Germania che si oppone al tetto del gas, avendo dei contratti molto vantaggiosi con Gazprom per cui pagano il gas un terzo di quello che spendono le nostre aziende. La Germania dunque difende un proprio interesse nazionale. Io lo considero normale. Letta, dunque, va a chiedere al partito del cancelliere tedesco copertura per la campagna elettorale in Italia e loro dicono “Meloni male e Letta bene”. Dopodiché oggi Letta è in debito o in credito con i tedeschi, che già gli hanno fatto un favore? Ecco, io credo invece che l’Italia in Europa debba avere una postura diversa: solida, affidabile, leale, cercando soluzioni comuni ma senza consegnarsi».

Basta esitazioni sulle autocrazie, ha detto Draghi a New York. I legami internazionali della coalizione di centrodestra sono continuamente sotto i riflettori e la sinistra vi accusa di mettere a rischio la collocazione euroatlantica dell’Italia. Cosa risponde?

«Al di là delle fake news della sinistra mettiamo in fila alcuni fatti. Le autocrazie: ricordo un tempo in cui FdI poneva il tema di questa globalizzazione senza regole che ha portato l’Occidente a non essere più padrone di niente. Dopodiché, abbiamo visto in questi anni chi portava in Italia la Via della seta perché erano amici del regime comunista cinese, chi è stato accusato di prender soldi dal regime venezuelano, o chi ha cantato il nuovo rinascimento dell’Arabia saudita. La Russia? Tutte le volte che si doveva votare, il centrodestra ha votato come da alleanza atlantica. Chi non ha votato con il resto dell’Italia è stato il partito di Fratoianni, alleato di Letta».

Lei ha dato l’allarme per le contestazioni ai suoi comizi: vede un disegno di qualche tipo? E’ stata accusata di voler tacitare chi le si oppone...

«In alcune piazze mi sono ritrovata contestatori molto aggressivi. Io ringrazio di avere un popolo che non risponde alle provocazioni ma mi sono posta il problema: che succede se qualcuno reagisce? Di chi sarebbe la colpa? Diventeremmo noi il problema. A Palermo, ieri, sono arrivati altri contestatori, e ricordo che l’interruzione di comizio sarebbe un reato. La polizia ha provato a tenerli lontani, hanno scatenato degli scontri e oggi il Pd dice: è giusto andare a impedire il comizio elettorale della Meloni. Qui non si tratta di tacitare chi mi critica, mai fatto. Io sono la più insultata d’Italia e gli insulti non mi spaventano. Quello che non accetto è la violenza. Il fatto che oggi la sinistra attacchi il suo ministro Lamorgese perché ha garantito lo svolgimento di un comizio lo trovo vergognoso».

Cosa risponde a chi dice che con un governo di centrodestra il diritto di aborto è a rischio? 

«La sinistra dice un sacco di bugie. Io quando penso una cosa la dico: non voglio abolire la legge 194, non voglio nemmeno modificarla né limitare questo diritto. Cosa voglio fare? La parte sulla prevenzione è stata applicata poco. Ecco, se una donna si trova a voler abortire per ragioni economiche e vorrebbe non farlo, io la voglio aiutare a metterlo al mondo il bambino, che diritto stiamo togliendo? Stiamo aggiungendo un diritto: quello alla piena autodeterminazione delle donne».

Presidenzialismo e autonomie sono diventate un tema importante della sua campagna elettorale. Ma nel disegno delle autonomie regionali non si nasconde il rischio di accentuare le differenze - già evidenti - tra il Nord, il Centro e il Mezzogiorno?

«L’autonomia avrebbe un impatto migliore se ci fosse anche una riforma presidenziale, perché c’è un tema di equilibrio tra i poteri dello Stato. Dopodiché tutti i temi della perequazione sono previsti costituzionalmente e sono molto chiari nella mia testa, ma credo che il modo migliore sarebbe fare una riforma complessiva, che ci aiuterebbe a tenere un equilibrio».

 

Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA