Sinuessa, una città romana sommersa catturata da Google Earth nel Casertano

Non è la prima volta che Google Earth,  il software che genera immagini virtuali della Terra utilizzando immagini satellitari ottenute dal telerilevamento terrestre, ha aiutato studiosi, esperti di settore ma non solo, ad avanzare ipotesi inedite e perché no, realizzare anche nuove scoperte archeologiche; e Il rilascio dell’ultima versione aggiornata ad agosto 2017, che ha catturato insolite strutture che giacciono sul fondo del mare, a circa otto metri di profondità e a pochi metri dalla riva, in località sant’Eufemia nel comune di Cellole, in provincia di Caserta, incuriosisce non poco.

Non sfugge, infatti, ad un occhio attento, la presenza di un intricato reticolo di strutture sul fondale, opera dell’uomo, che ricordano quelle più celebri di un'altra città che giace sul fondo del mare a qualche chilometro di distanza, nei Campi Flegrei. Anche la città romana di Sinuessa, come quella di Baia, infatti, fu in parte fagocitata dal mare a seguito di un cataclisma naturale – l’area portuale di Sinuessa, in particolare,   secondo una recente indagine condotta dagli scienziati dell’ENEA, sarebbe sprofondata a seguito di un fortissimo terremoto seguito da uno tsunami  -  ma a differenza di quest’ultima, poco è stato rilevato nell’ambito della fotogrammetria, la tecnica di rilievo che permette di acquisire dati metrici di un oggetto (forma e posizione); operazione resa ardua anche dalla presenza di fanghi e sabbia, che rendono l’acqua, in quel tratto di mare,  particolarmente torbida.
 
Tuttavia l’occhio satellitare di Google Earth, anche grazie a particolari condizioni climatiche, ci ha regalato fotogrammi inediti dai quali è possibile intravedere una serie di ambienti, in parte ancora sconosciuti,  che giacciono sul fondo del mare e che secondo il parere di alcuni studiosi, ricorderebbero per forma e dimensioni, un ninfeo o un impianto termale. L’area, dove ricade la struttura individuata, segue l’originale  linea di costa dell’antica città, inabissata intorno alla seconda metà del IX secolo, e si collocherebbe a pochi decine di metri di distanza, dal complesso archeologico di punta san Limato, che racchiude una fastosa residenza romana esempio di edilizia sub urbana di Sinuessa, attribuita al  prefetto di Nerone, Gaio Ofonio Tigellino.
 
Conosciuta per le sue incantevoli terme, il clima salubre, e il suo prelibato vino Falerno, la colonia romana di  Sinuessa, fondata nel 296 a.C.  divenne ben presto una delle città più importanti e floride dell’Impero Romano Attraversata dalla grande arteria viaria la Regina Viarum, l’attuale via Appia, che collegava le città del meridione alla capitale Roma, Sinuessa prosperò nei commerci, fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Saccheggiata a più riprese dalla popolazioni barbariche conservò tuttavia un nucleo abitativo legato per lo più alle produzioni agricole, ma la causa principale del suo inesorabile declino fu un tremendo stravolgimento naturale  legato a fenomeni vulcanici, attestato intorno all’850 d.C.; forse un terremoto di straordinarie proporzioni seguito da uno tsunami che fece arretrare la costa di decine di metri ingoiando tutto ciò che vi si trovava: il porto con le  sue imbarcazioni, i magazzini pieni di derrate e forse anche qualche villa marittima suburbana, certamente presente sulla costa.