Giallo di Arce, le tappe della lunga battaglia di Guglielmo Mollicone per la verità sulla morte della figlia Serena

Lunedì 1 Giugno 2020 di Vincenzo Caramadre
Guglielmo Mollicone

Un destino crudele. Beffardo. A tratti surreale. Guglielmo Mollicone, 72 anni, papà di Serena Mollicone la 18enne assassinata il primo giugno 2001 ad Arce, è morto a poche ore dal 19esimo anniversario dalla morte della figlia. Era ricoverato all’Ini - Città Bianca di Veroli da qualche settimana.

Dopo il grave malore (per una crisi cardiaca) avuto il 27 novembre 2019 (sicuramente favorito dal lungo stress) non si è mai realmente ripreso.
 

 

Quella di Guglielmo è la storia di un padre con l’anima trafitta dal dolore per la morte di una figlia. Una ragazza di 18 anni assassinata, con la testa chiusa in un sacchetto di plastica e legata mani e piedi. Una morte orrenda. Assurda. Inaccettabile per chiunque, ancor di più per un padre che vuole giustizia. 

LEGGI ANCHE ---> «Serena Mollicone è stata sbattuta contro la porta»: i nuovi elementi in mano all'accusa

L’assassino ancora non è stato individuato, ci sono cinque persone che rischiano di finire sotto processo:  sono Franco Mottola (ex maresciallo dei carabinieri di Arce) , la moglie Anna Maria, il figlio Marco e il maresciallo Vincenzo Quatrale, che sono accusati di concorso nell’omicidio. Ma anche il sottufficiale Francesco Suprano che è accusato di favoreggiamento. 

All’uscita dal Tribunale lo scorso 13 novembre, dopo la prima udienza dinanzi al Gup, aveva dichiarato: «Spero che la salute mi assista, e in questo Serena non mancherà di aiutarmi come ha fatto in questi anni. Voglio partecipare a tutte le udienze per guardare gli imputati negli occhi». 

Le indagini sono ripartite grazie alla tenacia di Guglielmo Mollicone. La lunga ricerca della giustizia per Guglielmo inizia dopo l’assoluzione del carrozziere Carmine Belli. Nel 2006 la Procura apre il primo fascicolo contro ignoti. S’indaga, vengono ascoltate decine persone, ma nulla di fatto. Nell’ottobre 2009, tre anni dopo, la Procura chiede l’archiviazione del caso. Non ci sono più gli elementi per andare avanti. Ed ecco che Guglielmo, assieme al suo storico legale, si oppone e ottiene nuove indagini.

LEGGI ANCHE ---> Guglielmo Mollicone in ospedale, Franco Mottola in aula: il destino inverso di due padri

La svolta sembra arrivare agli inizi di giugno del 2011, quando l’allora procuratore Mario Mercone, adotta il modello 21 e iscrive nel registro degli indagati sei persone. Alcuni escono di scena altri, come la famiglia Mottola e il carabiniere Suprano vi rimangono.

Nel gennaio 2013, vale a dire dopo altri due anni d’indagini: dna e comparazioni su 370 persone, impronte digitali e metallizzazione delle prove. Ancora un nulla di fatto. Tutto infruttuoso. Tutto da rifare. A febbraio 2014 l’ex procuratore capo Mario Mercone chiede l’archiviazione. Per tutti, ma non per la famiglia Mottola.

Ed ecco che a giugno 2015, Guglielmo tramite l’avvocato De Santis si oppone nuovamente alla richiesta di archiviazione. «Voglio la verità», erano state le sue parole. Il 15 gennaio 2016, il Gip Angelo Valerio Lanna ordina nuove e precise indagini.
 
Per la prima volta si chiede d’indagare negli ambienti della caserma di Arce. Il 27 Marzo 2016, viene riesumato il corpo e trasferito al Labanof di Milano dove la professoressa Cristina Cattaneo deve eseguire la consulenza medico - legale. Uno dei momenti più tristi per Guglielmo.

LEGGI ANCHE ---> Serena Mollicone, Marco Mottola parla per la prima volta: «Non l'ho uccisa io»

«Le avevo promesso che nessuno l’avrebbe più toccata, ma è un atto, doloroso, per avere giustizia», aveva dichiarato alla partenza della salma. Ad aprile 2016, i Ris entrano nella caserma e lui all’esterno, dichiara: «Finalmente».

Il 22 dicembre 2017, la salma di Serena rientra ad Arce. Il 13 ottobre 2018, la Procura chiude le indagini e il 18 febbraio 2019 i carabinieri depositano l’informativa conclusiva. Il 28 luglio 2019 viene chiesto il rinvio a giudizio per i cinque indagati. La decisione arriverà a luglio prossimo, senza Guglielmo.

«Finisce la vita di Guglielmo, ma non la sua istanza di giustizia», sono state le uniche parole dell’avvocato Dario De Santis. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA