Lockdown, multa annullata dal giudice di pace di Frosinone. Il prefetto: «Ha confuso sue idee con il diritto» Leggi sentenza

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Pierfederico Pernarella
Il prefetto di Frosinone Ignazio Portelli

«Frosinone non sarà una zona franca dal diritto e dai principi costituzionali».

Il prefetto Ignazio Portelli intende mettere un punto fermo, irremovibile, dopo il caso del giudice di pace del tribunale di Frosinone, Emilio Manganiello, che ha annullato una multa da 533 euro, elevata durante il lockdown, sostenendo che il decreto firmato dal premier Giuseppe Conte fosse illegittimo e per giunta anticostituzionale.

Il caso oggetto della causa riguarda un automobilista del capoluogo uscito dalla sua casa di Corso Francia, per andare a fare spesa sulla Monti Lepini, il sabato di Pasqua. La polizia stradale lo fermò e lo sanzionò perché si poteva uscire per fare la spesa ma nei negozi più vicini alla propria abitazione.
 

Secondo il giudice di di pace Manganiello il Codice civile e la Costituzione Italiana non ammetterebbero lo Stato di emergenza per motivi sanitari e il Governo potrebbe assumere poteri straordinari solo in caso di guerra. Quindi sarebbero stati illegittimi i divieti di circolazione, tanto più, sempre secondo il giudice di pace, che l’obbligo di dimora è un provvedimento penale che può essere applicato solo dall’autorità giudiziaria.


«Si tratta di una sentenza ampiamente discutibile - afferma il prefetto - anche perché gli altri giudici di pace di Frosinone si sono espressi in senso diametralmente opposto ritenendo la legislazione anti-Covid pienamente legittima e costituzionale». Ma il problema è proprio questo. Il giudice di pace che ha firmato la tanto discussa sentenza, l’avvocato Manganiello, secondo il prefetto ha travalicato le proprie competenze: «Si erge a Corte Costituzionale e ciò non rientra tra i poteri di un giudice di pace. Per questo la sentenza sarà appellata, anche per una serie di aspetti procedurali che stiamo analizzando».

LEGGI ANCHE ---> Coronavirus, morte due anziane in Campania contagiate dalle badanti dell'Est Europa

Secondo il prefetto, oltre alle disquisizioni giurisprudenziali e costituzionali senza alcun fondamento giuridico, la sentenza va interpretata come «un atto misericordioso della peggiore specie perché crea illusioni e false aspettative» su eventuali ricorsi.

La pandemia, ribadisce Portelli, è stata un evento che, «contrariamente a quanto si legge nella sentenza, non poteva essere in alcun modo previsto dai padri costituenti né tanto meno da studiosi in Italia e nel mondo, dato che la pandemia ha colpito oltre 200 nazioni». Una situazione, prosegue il prefetto, «che ha richiesto di adattarsi in condizioni inedite in tempi brevi. E se è naturale essere disorientati, non lo è quando si persiste nell’errore». Secondo Portelli il giudice di pace «ha confuso le proprie idee con il diritto, ma una cosa deve essere chiara: la Prefettura si impegnerà affinché Frosinone non sia una zona franca dal diritto e dai principi costituzionali».

Secondo il prefetto la sentenza del giudice di pace richiama il caso del bimbo mulatto di Tombolo, un paesino toscano. «Questa sciocchezza di non rendersi conto dei mutamento dei tempi e di andare contro ogni evidenza - racconta Portelli - ha un precedente storico, nel 1946, quando da una coppia di genitori italiani nacque un bimbo di colore. Il padre tentò il disconoscimento, ma i giudici, contro ogni legge scientifica e sanitaria, ritennero che quel bambino fosse veramente il figlio del presunto genitore perché l’ipotesi di un figlio con la pelle nera non era ricompresa nelle norme del Codice civile del 1942 e quindi il padre era il padre». Come dire, per tornare all’oggi, conclude il prefetto, «che non esiste la pandemia perché non è prevista dalla legge.

Ultimo aggiornamento: 8 Agosto, 09:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA