Omicidio Serena Mollicone, spunta alibi ma per la Procura è falsa testimonianza. E altri testi raccontano: «Fumavano spinelli in caserma»

Mercoledì 15 Settembre 2021 di Vincenzo Caramadre
Omicidio Serena Mollicone, spunta alibi ma per la Procura è falsa testimonianza. E altri testi raccontano: «Fumavano spinelli in caserma»

«La mattina del primo giugno 2001 ero in piazza ad Arce con Marco Mottola». Affermazione che, a distanza di vent'anni, potrebbe portare ad un'imputazione per falsa testimonianza. Si è conclusa in maniera inaspettata la testimonianza di Davide Bove, uno degli amici di Marco Mottola, ascoltato all'udienza di venerdì 10 settembr5e nell'ambito del processo per l'omicidio di Serena Mollicone.

L'uomo dal 2001 in tutti gli interrogatori ed escussioni ha sempre sostenuto di non ricordare cosa avesse fatto la mattina del primo giugno di vent'anni fa, giorno della scomparsa di Serena. In udienza, invece, rispondendo alle domande dell'avvocato di parte civile Dario De Santis (che assiste la famiglia Mollicone) e del pubblico ministero Beatrice Siravo ha riferito «di essere stato in piazza, con il motorino, assieme a Marco Mottola».

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Un cambio di versione sul quale si è concentrata la Corte. Tant'è che il presidente Massimo Capurso, gli ha chiesto: «Ci dica come ha maturato questo cambio di versione, qualcuno le ha riferito informazioni?». L'uomo si è giustificato dicendo che, «durante alcuni interrogatori (quello del 2018, ndr), era stata detta questa cosa è lui lo ha ricordato».

Il pm Siravo, dinanzi al quale Bove è stato ascoltato nel 2018, ha subito ribattuto che mai «gli è stata detta una circostanza del genere». L'epilogo è stato il trasferimento degli atti alla Procura per valutare la sussistenza del reato di falsa testimonianza.

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Per il resto con l'escussione degli altri cinque testi (Federica Di Palma, Gianna Milite, Vittorio Milite, Fabrizio Bevilacqua e Marika Arcese), sono stati ricostruiti i movimenti, le conversazioni, ma anche lo scambio di persona avvenuto la mattina del primo giugno 2001 tra Federica Di Palma e Serena. Un racconto, quello Federica Di Palma amica di Serena, ricco di emozioni e ricordi. «Vidi Serena la mattina del primo giugno, eravamo sull'autobus per andare a scuola, ma lei scese prima, a Isola Liri, perché doveva andare dal dentista. Fu l'ultima volta che la vidi viva. Poi, al ritrovamento del corpo, mi mostrarono le foto. Era vestita come l'avevo vista l'ultima volta».

Durante il racconto dalle parole dei testi sono emersi spaccati di vita dei giovani di Arce nei primi anni 2000. I primi fidanzamenti, le uscite in discoteca, i luoghi di ritrovo ai giardinetti del paese. Ma anche le prime trasgressioni del gruppo di ragazzi tra i quali c'era Marco Mottola: il Gruppo Fantastico.

«Fumavano le canne tutti i ragazzi del gruppo di Marco, lo facevano in piazza, ma anche a casa di Marco, quando i genitori non c'erano», ha detto Gianna Milite, rispondendo alle domande del Pm, la donna ha anche affermato di essere stata ascoltata dal maresciallo Mottola, senza, però, che ci fosse stesura del verbale. Vittorio Milite, altro teste, ha ripercorso, invece, le serate passate con gli amici, tra cui Marco. «Fumavamo spinelli. Sì lo confermo», ha detto Vittorio Milite. «L'acquistavamo dove capitava, non c'erano uno spacciatore fisso. Qualche volta è successo anche che consumavamo cocaina, ma non eravamo assuntori abituali».

Sono stati ricordati poi i giorni seguenti, dal ritrovamento del corpo, fino al giorno del funerale. «Tutti i giovani di Arce, forse in cento, si sono mobilitati per Serena. C'ero io. C'era Marco», ha concluso Vittorio Milite.

Le altre due testimonianze, quella di Fabrizio Bevilacqua e Marika Arcese, hanno riguardato aspetti simili sul gruppo di amici e dei rapporti con Serena e Marco. La prossima udienza ci sarà il 24 settembre, quando il processo ritornerà nella sede naturale: l'aula di Corte d'Assise nel Palazzo di Giustizia in piazza Labriola. Verranno ascoltati altri quattro amici e due periti.
 

Ultimo aggiornamento: 13:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA