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Smartphone vietati a scuola? Il liceo di Ceccano li usa per studiare. La preside: «Una chance per i ragazzi»

I supporti sono visti come un punto di forza alla volta dell'apprendimento degli studenti

Venerdì 16 Settembre 2022 di Marco Barzelli
La preside del liceo di Ceccano, Francesca Ardolino

L'Italia si è spaccata in due sui primi casi di divieto assoluto di smartphone a scuola. Ne hanno già proibito l'utilizzo sia al Liceo Malpighi di Bologna che all'Itis Baldini di Ravenna.

Al Liceo scientifico e linguistico di Ceccano (Frosinone), invece, continuano a utilizzarli da anni praticamente per fare tutto. Il progetto Byod, Bring your own device (Porta il tuo dispositivo), fu sperimentato sin dal 2013 all'interno dell'istituto di viale Fabrateria Vetus. Poi ha fatto scuola a livello nazionale. Da quasi un decennio i liceali vivono di fatto all'interno di una comunità didattica social. Gli smartphone, nonché i tablet, sono visti come un punto di forza alla volta dell'apprendimento.

Servono per iscriversi all'istituto, fare compiti in classe e altre prove di verifica, essere parte integrante della popolazione scolastica. A Bologna e Ravenna, al contrario, è stata presa la drastica decisione di vietarli persino durante le pause. I nativi digitali non possono dare una sbirciatina al telefono nemmeno durante l'agognato quarto d'ora di ricreazione. La legge, però, non vieta di portarselo comunque dietro. Sta alle decisioni dei singoli presidi, in piena autonomia, l'interdizione o meno durante l'orario scolastico. Sono agli opposti il modello emiliano-romagnolo e quello in salsa ciociara.

È direttamente la sua dirigente scolastica, Francesca Ardolino, a spiegare perché il Liceo di Ceccano sta dall'altra parte della barricata.

Preside Ardolino, iniziano a vietare gli smartphone a scuola. Lei che ne pensa?

«Ogni dirigente conosce le problematiche del proprio istituto e si regola come ritiene più opportuno. La mia è una scuola che ha sempre avuto una veduta diversa dell'utilizzo dei dispositivi personali. L'idea è sempre stata quella di investire soprattutto sulla rete per utilizzarla ai fini didattici. Il Liceo, in tutte le sue aule, viaggia da tempo con internet ultraveloce».

Potrebbe mai arrivare a una decisione come quella presa a Bologna e Ravenna?

«Assolutamente no. Anzi, noi trasferiamo l'idea dell'utilizzo del digitale sin dall'avvio del percorso scolastico. L'utilizzo degli strumenti è finalizzato esclusivamente alla didattica. Il gioco si fa al di fuori della scuola. Da sempre i ragazzi apprezzano quest'approccio e non c'è mai stato nessun tipo di problema. Le scuole, se hanno internet ultraveloce e device a disposizione, perdono una grande opportunità chiudendo ogni canale».

Il Byod è apprezzato a livello nazionale. Con chi condivide i meriti del Liceo?

«Con tutta la meravigliosa squadra che, oltre agli interni, vede ancora coinvolti anche tanti ex alunni. Sono rimasti collegati con la nostra scuola. Fanno ancora parte di questa comunità pur essendone usciti. Tanti rapporti umani, ma anche una convenzione con l'associazione Engine4You, costituita da ex liceali che assicurano tutorato e progetti innovativi. Senza gli strumenti, che il Liceo ha sempre dato, belle realtà come questa non sarebbero mai nate».
 

Ultimo aggiornamento: 09:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA