La madonna si inchina al boss. Alfano: «un rituale ributtante»

Lunedì 7 Luglio 2014 di Gianfranco Manfredi
La processione di Oppido Memertina
Un inchino “di rispetto” al boss e una sfida aperta a Papa Francesco che proprio in Calabria, giusto due settimane fa, aveva tuonato contro la ’ndrangheta e bollato con la scomunica i mafiosi. «Deplorevoli e ributtanti rituali cerimoniosi» li ha definiti il ministro dell'Interno Angelino Alfano.



Accade ad Oppido Mamertina, nella Piana di Gioia Tauro, dove la processione della Madonna delle Grazie nella frazione Tresilico si è fermata in segno d’omaggio davanti all'abitazione del boss Peppe Mazzagatti, di 82 anni, un ergastolano che beneficia degli arresti domiciliari per motivi di salute.

Lo sconcertante episodio è accaduto mercoledì scorso ed ha provocato l’abbandono della cerimonia religiosa da parte del comandante della stazione dei carabinieri, il maresciallo Andrea Marino, che si è allontanato in segno di dissenso per l’inquietante fuori-programma. Altri due militari dell’Arma, invece, sono rimasti per documentare quanto stava accadendo e gli esiti del loro rapporto sono confluiti in una relazione di servizio trasmessa alle autorità competenti.



La processione, una secolare manifestazione religiosa molto partecipata dalla popolazione locale, era – secondo tradizione – preceduta dalla statua della Madonna delle Grazie, portata a spalle da numerose persone, da un gruppo di sacerdoti, dal sindaco e dagli amministratori comunali. Come ha rivelato ieri il Quotidiano del Sud, giunta nei pressi dell'abitazione di Peppe Mazzagatti, condannato all'ergastolo per omicidio e associazione per delinquere, il corteo con l’effige sacra si è fermato per circa trenta secondi in segno di deferente omaggio al personaggio considerato l’esponente più in vista della ‘ndrangheta in paese. A parte il maresciallo Marino, nessun altro partecipante alla processione si è dissociato dall’“inchino”.

Ma c’è di più. Dai retroscena della vicenda è emerso che prima della manifestazione religiosa il comandante della stazione dell’Arma aveva incontrato personalmente i componenti della commissione responsabile dei festeggiamenti religiosi ammonendoli dal derogare dai canoni strettamente liturgici previsti per il corteo. Il maresciallo li avrebbe esplicitamente messi in guardia, insomma, circa gesti particolari, soste deferenziali o “inchini” durante il tragitto.



Più che agli avvertimenti dei carabinieri, però, la processione di Oppido Mamertina suona come una sfida alla scomunica pronunciata da Papa Bergoglio. Lo sottolinea lo stesso Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. «Le parole del Papa sono state ascoltate da tutti – ha osservato ieri il magistrato – ma poi in pratica non sono osservate. Quanto accaduto appare come una sfida a quelle parole».



IL VESCOVO

Netta la presa di distanza dall’episodio anche da parte del Vescovo di Oppido-Palmi, monsignor Francesco Milito: «C'è la più grave riprovazione per quanto successo» ha affermato il presule in una intervista a Radio Vaticana. «Non c'è bisogno di comprovare - ha aggiunto - perché c'è il fatto, e basta!» e ha aggiunto: «Non ci possono essere alleanze di alcun genere che siano contro la fede».

Allo scopo riaffermare platealmente – come hanno spiegato numerosi collaboratori di giustizia – il suo controllo sul territorio, la ‘ndrangheta strumentalizza le processioni dei santi patroni e delle festività pasquali. Addirittura le guida, decidendone persino percorsi, soste e modalità. © RIPRODUZIONE RISERVATA