Sosia del Sistema Solare ruota attorno alla stella Kepler-90 a 2.545 anni luce dalla Terra

A causa del malfuzionamento di un semplice giroscopio la sua missione rischiò di naufragare nello spazio che stava scrutando. Ma i tecnici della Nasa riuscirono, per ben due volte, a risolvere l'empasse. E così dal marzo del 2009 il telescopio spaziale Kepler continua a scoprire e osservare pianeti simili alla Terra che si trovano in una ristrettissima fascia della nostra galassia.
E l'ultima scoperta di Kepler conferma quello che da tempo gli astrofisici danno come un postulato: nell'Universo esistono più pianeti che stelle.

(Il Sistema di Kepler 90 confrontato con il nostro Sistema Solare)

LA NUOVA SCOPERTA
Il telescopio spaziale della Nasa ha infatti scovato un altro sistema planetario nella stella Kepler-90, otto pianeti che ruotano intorno a un debole astro distante dalla Terra circa 2.500 anni luce. L'attenzione dei ricercatori si è concentrata verso l'ottavo componente di questa famiglia. Il perchè è molto semplice ma allostesso tempo singolare. Questo pianeta è stato localizzato grazie a un sistema di intelligenza artificiale creato da Google, sistema che imita il funzionamento delle reti di neuroni del cervello umano. Il pc ha elaborato i dati relativi a 35.000 possibili pianeti raccolti dal telescopio ed è stato addestrato a riconoscere le variazioni di luminosità della stella registrate da Kepler.

VERITA' GONFIATE
Ma a smontare simpaticamente la significativa e importante nuova scoperta della Nasa ci pensano i ricercatori italiani che da tempo utilizzano la tecnologia e le risorse messe a punto da Google. Va detto che da tempo la Nasa ci ha abituato a grandi e sensazionali annunci. Oltretutto sembra che la sinergia con un'intelligenza artificiale generata da Google non sembra poi una cosa particolarmente eccezionale. «Capisco -commenta Stefano Covino, astrofisico dell'Inaf e primo ricercatore dell'Osservatorio di Brera- che la situazione diventa interessante ed anche suggestiva per il grande pubblico, perchè di mezzo ci sono l'utilizzo di algoritmi di machine learning. La parola intelligenza artificiale, però, è decisamente un po' fuori luogo, anche se immagino il fascino mediatico. Non è in realtà una novità, perché nel momento in cui in astrofisica ci si trova a maneggiare grandi quantità di dati, i big data, l'utilizzo di strumenti avanzati di analisi dati diventa sempre più comune. Qui la cosa suggestiva e la presenza di Google, ma di suo come dicevo la cosa non ha presenta particolari novità. Anche se questo non toglie che si possa trattare di una scoperta interessante. Con Google o o senza Google -conclude Covino- gli algoritmi di analisi dati avanzati sono ormai una presenza quotidiana in astrofisica».

I NUMERI DI KEPLER
il telescopio spaziale Kepler nella sua prolifica missione ha analizzato pianeti di diverse dimensioni più o meno vicini alla cosiddetta zona abitabile (l'intervallo di distanza tra un pianeta e una stella dove l'acqua potrebbe esistere allo stato liquido). Nei dati raccolti durante la sua missione, Kepler ha rilevato centinaia di pianeti e candidati allo status di pianeta, che variano per dimensioni e distanze orbitali dalle proprie stelle madri. Tra le tante novità emerse c'è quella che nella nostra galassia (la Via Lattea), come già accennato all'inizio, ci potrebbero essere più pianeti che stelle! Fino ad ora gli esopianeti scoperti fuori dal nostro Sistema Solare sono oltre 4 mila. Tra le tante cose che la sonda Kepler ci ha fatto capire c'è ne è una fondamentale: esistono Sistemi solari tipo il nostro, ma anche Sistemi molto diversi. Il Sistema Solare, come lo conosciamo, non rappresenta una regola fissa, è uno dei tanti. Ogni stella messa sotto osservazione, infatti, ospita una serie di pianeti che le orbitano intorno. Se andiamo avanti con le caratteristiche sappiamo che i pianeti più simili alla nostra Terra sono, per adesso, almeno una trentina.

(La zona della nostra galassia che sta scandagliando Kepler)



LO SCIENZIATO DELLA NASA
«Proprio come pensavamo, ci sono emozionanti scoperte ancora nascoste nell'archivio dati di Kepler, in attesa degli strumenti e delle tecnologie capaci di scovarle», ha detto Paul Hertz, direttore della divisione di astrofisica della Nasa a Washington. «Questa scoperta - ha aggiunto - dimostra che i nostri dati costituiranno un vero tesoro per i ricercatori innovativi per gli anni a venire».

Giovedì 14 Dicembre 2017, 19:36 - Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 19:35
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