Il super boss Zagaria con la corda al collo: sorvegliato in carcere, telecamere anche in bagno

Sabato 10 Febbraio 2018 di Biagio Salvati
Sono attive già da due mesi, anche nel bagno, le telecamere di sicurezza installate nella cella di Michele Zagaria, il boss dei Casalesi detenuto nel carcere milanese di Opera protagonista a novembre e a dicembre dello scorso anno di due minacce di suicidio, realizzate provando a strangolarsi con il filo del telefono mentre si trovava in videoconferenza dalla saletta del penitenziario per un processo che si svolgeva a Santa Maria Capua Vetere. Da quel momento - anche su sollecitazione dell'avvocatessa Barbara Lettieri che sta curando la parte dell'esecuzione della pena di «Capastorta» - sono state rafforzate le misure di videosorveglianza in quanto Zagaria, sotto cura da uno psicologo, avrebbe manifestato chiare tendenze suicide.

Una reazione al regime di carcere duro (cosiddetto 41bis) appesantito, come spiegano i suoi legali (due dei quali revocati per protesta in un processo in corso a Napoli) anche dalla «mancanza di un compagno per l'ora di socialità, in quanto il carcere non ne riesce a trovarne uno che vada bene, ma anche il cambio del medico psichiatra che lo seguiva per il suo stato depressivo. Il nuovo non gli prescrive più medicinali, e per lui la situazione si fa sempre più complicata». 
 
Per l'avvocatessa Lettieri, Zagaria subisce «una restrizione che lo vessa in particolar modo, impedendogli anche l'esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti come lo studio, la salute, la cura, la socialità e il lavoro». «Uno dei giudici cui abbiamo inviato la relazione spiega l'avvocato Raucci, che insieme al collega Andrea Imperato è stato sollevato dalla difesa per il processo sull'estorsione al Polo calzaturiero - il gup del tribunale di Napoli Claudia Picciotti, davanti alla quale pende questo processo, ha anche scritto al Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, per capire cosa stesse succedendo Zagaria senza ricevere però risposta». Per questo procedimento, il pm della Dda di Napoli Catello Maresca - il magistrato che lo ha arrestato - ha anche chiesto 12 anni per il boss, ma la sentenza è slittata agli inizi di marzo proprio perché «Capastorta» ha revocato i legali».

A peggiorare il quadro, ci sarebbe anche la mancanza di contatti con fratelli e sorelle, tutti in carcere o comunque sotto processo sempre per reati di camorra; una situazione che vede il boss sempre più insofferente, protagonista di «esternazioni» poco consone al personaggio, tanto da far temere alla Dda di Napoli che dietro alle numerose dichiarazioni spontanee rese di recente si celino messaggi all'esterno. Aspetto ovviamente che merita conferma anche per la stretta sorveglianza che vige attorno al boss. A novembre dello scorso anno, mentre era collegato con il tribunale di Napoli per un processo per omicidio, si rese protagonista di un'eclatante protesta contro la serie tv «Sotto copertura - La cattura di Zagaria», ispirata alla sua cattura, in cui a suo dire erano state narrate cose non vere e scene che lo dipingevano «come un pedofilo». Circostanza che spinse il boss a querelare la produzione senza successo. In quel frangente il boss prese il filo del telefono e tentò di strangolarsi, ma fu fermato dagli agenti della penitenziaria presenti. Nel corso di un'udienza di un dibattimento celebrato a Santa Maria Capua Vetere, aveva parlato anche di processo politico istruito a suo carico. «A causa dell'aggravarsi della situazione - fa sapere l'avvocato Lettieri - ho in corso una fitta interlocuzione con il provveditore e con il Garante comunale regionale e nazionale. Ho interessato il magistrato di sorveglianza ed attendo di essere ricevuta dalla direzione del carcere».
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