Napoli, sprint per evitare il crac: l'ultima parola spetta a Gentiloni

Giovedì 8 Marzo 2018 di Luigi Roano

C'è inquietudine a Palazzo San Giacomo dopo la sentenza delle Sezioni riunite della Corte dei Conti che hanno bocciato uno dei ricorsi fatti dal Comune, quello sui debiti fuori bilancio, in particolare quello con il Cr8 da 85 milioni che arriva dal 1981 per lavori fatti da quel consorzio per il dopo terremoto. «Possibile - il ragionamento che fanno in Comune - che dopo tutto quello che abbiamo affrontato, con un piano di rientro approvato, con una legge dello Stato, si rischia il default per un qualcosa che arriva da mezzo secolo fa e che non attiene alla nostra amministrazione?». Ragionamento che oggettivamente ci sta. Sarebbe inverosimile mandare in default la terza città d'Italia per un debito del 1981, dopo avere dato la chance a Napoli - e ad altre centinaia di Comuni nelle stesse condizioni - con lo spalmadebiti di pagare gli stessi nell'arco di 15-20 anni.
 


Una soluzione va trovata a Roma e a Palazzo San Giacomo confidano in Palazzo Chigi. Il 21 febbraio - si ricorderà - ci fu una manifestazione all'esterno della sede del Governo proprio per questo motivo. Il giorno prima i tecnici del Governo incontrarono quelli del Comune dove in un tavolo aperto fu sancito che lo Stato era pronto a prendersi il 77% di quel debito, ma serviva il via libera politico del premier Paolo Gentiloni. Che ancora non è arrivato. E in questo sperano a Napoli, nonostante il terremoto elettorale abbia inculcato più di un cattivo pensiero al riguardo.
 
Torniamo al contenzioso. La massa debitoria in questione - i cosiddetti debiti fuori bilancio - è di 265 milioni e dentro oltre agli 85 del Cr8 ci sono anche una settantina di milioni che arrivano da un altro fantasma, quello del Commissariato per i rifiuti. Ma qui pare che sia stato raggiunto già un accordo per la rateizzazione. Questa somma doveva essere messa a bilancio nell'esercizio 2016 - secondo la Corte dei Conti di qui la bocciatura del ricorso - invece Palazzo San Giacomo ha scavallato sull'anno successivo violando «il saldo di finanza pubblica». Perché - tuttavia - è il Cr8 che rischia di mandare in bomba il bilancio e anche il nuovo piano di rientro arrivato con la legge spalmadebiti? Perché è quella somma emersa nel maggio 2016 che ha fatto saltare il banco e indotto la Sezione regionale della Corte dei Conti della Campania a bocciare il primo piano di rientro del Comune, di qui il ricorso alle Sezioni riunite. Nel mezzo lo Stato ha fatto la legge spalmadebiti che sembrava avere risolto i problemi dei Comuni e che rischia di essere depotenziata grazie a una sentenza che si basa su di una legge superata nel 2017 per un debito che arriva dal 1981. Insomma un pasticcio, qualcosa di complicatissimo da mettere a posto persino per i tecnici. E questo al netto degli errori fatti da Palazzo San Giacomo - che già ha pagato oltre mezzo miliardo del disavanzo complessivo che ammonta a 1,7 miliardi - nel corso di questi 7 anni di amministrazione. Come per esempio l'avere sottovalutato la crisi di Anm e quella del Caan, il Centro agroalimentare, che sono in concordato preventivo con il fallimento a un passo.

Tra le opzioni per evitare il default potrebbe esserci, se nelle motivazioni della sentenza è stata prevista, la possibilità di rifare per la terza volta il piano di rientro del debito. Un fatto molto complicato eventualmente da fare in pochissimi giorni, che andrebbe a incastrarsi con la stesura del bilancio di previsione che va chiuso entro fine mese. Cosa prevede questo piano al momento vale a dire prima della sentenza? Punta molto, moltissimo sulla dismissione immobiliare e di beni mobili. Sulla questione immobiliare oggettivamente le vendite segnano il passo, siamo all'anno zero. Sulla questione mobiliare le cose stanno diversamente. «Sulla base delle norme del Testo Unico delle linee guida fornite dalla Corte dei Conti e dall'Anci - si legge nel Piano - risultano non più detenibili la quota del 9,86% del Ceinge Biotecnologie Avanzate; la quota del 12,50% presso la Società Gestione Servizi Aeroporti Campani Spa - operazione già ultimata - la quota del 13,24%, per il tramite di Anm, presso City Sightseeing Napoli e la quota del 13,26%, per il tramite della Mostra d'Oltremare, presso Palazzo Canino, e la partecipazione di Terme di Agnano, non più detenibile». Il Comune, solo per l'aeroporto, ha già incassato una trentina di milioni e ora sul mercato c'è pure la «rete di distribuzione del gas», materia regolata dall'Autorità per l'energia. La quota del Comune è di circa 60 milioni. E le Terme di Agnano per 32 milioni».
 

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