Napoli, medico paga l'ambulanza per trasferire il paziente grave

Mercoledì 18 Aprile 2018 di Ettore Mautone
Pazienti gravi, ma pochi medici, mezzi di soccorso col contagocce e medici al lavoro in trincea nei reparti di emergenza di fronte a decisioni difficili. C'è voluta un'ambulanza privata - chiamata dal medico responsabile di turno al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo - per trasferire un uomo di 58 anni giunto sabato sera al presidio di Fuorigrotta. Il paziente, dopo aver accusato un malore, è giunto in ospedale con i mezzi propri. Qui, pur mancando la cardiologia, gli internisti di turno hanno subito individuato e diagnosticato (ricorrendo al tracciato elettrocardiografico e all'ecocardiogramma), una fibrillazione ventricolare. Si tratta di una emergenza cardiaca molto grave, da valutare e trattare con un esame angiografico, da effettuare in un reparto di emodinamica che al San Paolo manca.
 
La struttura di riferimento della Asl Napoli 1, dopo il trasloco dal Loreto mare, è l'ospedale del mare. In quel momento, tuttavia, l'ambulanza rianimativa a disposizione dell'ospedale di Fuorigrotta, era impegnata in un altro trasferimento, di un altro paziente, sempre a Napoli est per un esame coronarografico. Un mezzo peraltro già prenotato per il ritorno al Loreto mare. Il medico di turno in pronto soccorso a quel punto, vista la gravità del paziente, contatta la centrale operativa del 118 che però rimanda alla convenzione che la Asl Napoli 1 ha stipulato con la Italy Emergenza per il trasporto secondario di pazienti, da impiegare quando le ambulanze d'ordinanza sono già impegnate. A quel punto viene contattato il primario del pronto soccorso del San Paolo che a propria volta allerta il direttore sanitario che rimanda nuovamente al 118 per chiedere l'intervento di un'ambulanza Italy Emergency. Passano minuti preziosi anche se per fortuna il paziente era stato nel frattempo stabilizzato. A quel punto si scopre che la convenzione tra la Asl e Italy Emergency funziona solo dal lunedì al venerdì. Ma in pronto soccorso nessuno lo sapeva. Di fronte alla situazione di crisi è stata determinante la risolutezza del medico di turno che ha chiesto l'intervento di un'autoambulanza privata. Il costo? Anticipato di tasca propria dal medico che sarà certamente rimborsato al in quanto esiste un'autorizzazione a ricorrere a tale procedura in casi estremi. Ma di sicuro la procedura farraginosa e il tempo trascorso potevano influire negativamente sul destino del paziente affetto da una patologia di cuore in cui l'esito delle cure spesso dipende dalla tempestività delle terapie. Un rischio corso di cui non hanno colpa gli operatori del Pronto soccorso che, anzi sono stati prontissimi sia a diagnosticare la patologia, (la fibrillazione ventricolare), sia ad assistere l'ammalato (stabilizzando i parametri vitali con il defibrillatore, sedando il dolore con la morfina e somministrando antiaggreganti) e infine nel provvedere in qualche modo al trasferimento in un ospedale più attrezzato per effettuare la coronarografia.

Un episodio tuttavia emblematico delle difficoltà organizzative che devono fronteggiare gli ospedali della Asl Napoli 1 dotati di pronto soccorso. Quello dei trasporti secondari (tra un ospedale all'altro) è un nervo scoperto. Se in altre Asl, di altre province, è stato risolto ricorrendo al 118 (già coinvolto nella rete infarto e in prospettiva nelle reti da per l'ictus e il trauma), sull'area metropolitana di Napoli la strada è sbarrata per le carenze di personale, medici, infermieri e autisti. Un tassello di cui tenere conto nell'imminente potenziamento del 118 annunciato dal direttore generale della Asl Mario Forlenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA