Napoli, i market della vergogna al Vasto con cibi scaduti e carne putrefatta

Domenica 19 Agosto 2018 di Nico Falco
«Hamburger di carne», dice il menu, senza specificare altro. Lo preparano con costate che, ad occhio, potrebbero essere di manzo. L'esame visivo è l'unico possibile: non c'è nessuna etichetta. Vengono stipate in congelatori sporchi, scongelate e ricongelate decine di volte, lavorate su taglieri di legno che restano impregnati di sporco, grasso e sangue. L'odore è nauseabondo, ma la carne viene cotta e speziata fino a quando riconoscerne il sapore diventa un'impresa. È il cibo etnico che spopola tra le comunità africane di Napoli, porzioni di veleno a prezzo popolare distribuite per una manciata di euro agli ultimi tra gli ultimi. In questi giorni la Polizia Locale ha sequestrato 4 attività, tutte nella zona del Vasto: i pasti venivano preparati in locali fatiscenti, con ingredienti scadenti e cibo andato a male. L'ultimo blitz venerdì, sera, in piazza Principe Umberto: l'attività, un market gestito da immigrati, è stata sequestrata.
 
Sono quasi le 21, gli uomini della Polizia Municipale, diretti dai capitani Gaetano Frattini dell'Unità Operativa Vomero e Enrico del Gaudio della Tutela Ambientale si preparano al controllo. Fuori, in supporto, ci sono gli agenti della Questura, insieme a quelli di Bagnoli e di Vicaria della Polizia di Stato. La camionetta della Polizia ha scoraggiato i venditori di spazzatura che solitamente allestiscono proprio lì il mercatino. In piazza c'è poca gente, tutti giovani africani. L'area è nella zona 4, lo stop per le vendite da asporto scatta alle 21. «Ce la facciamo ancora», dice il gestore rivolto alla Municipale, mentre incassa da un giovane africano che ha appena comprato una confezione di lattine di birra. Gli agenti sono in borghese, ma è come se ce l'avessero scritto in faccia che sono della polizia. Anche perché, a quell'ora e in quel posto, sono gli unici italiani. L'ispezione inizia nella parte a fronte strada, tra gli scaffali. Vengono trovate parecchie confezioni di alimenti scaduti da molti mesi, omogeneizzati che erano da buttare un anno fa. Molti sacchetti sono infestati da insetti, svolazzano non appena vengono toccati i pacchi di pasta e di farina, stipati insieme a confezioni già aperte o riempite con prodotti artigianali. Ma la parte peggiore è al piano di sopra.

«E questa che cos'è, da dove viene?». Il titolare del market fa spallucce mentre il poliziotto gli chiede dei chili e chili di carne stipati nello stanzone che viene utilizzato come cucina. C'è una friggitrice malandata che trasuda olio, sul lato opposto un pentolone e un fornello collegato a una bombola di gas. A terra, ammucchiati, dei taglieri sudici, olio bruciato, pacchi di farina e spezie. Nelle altre stanze sono sparsi materassi e buste con indumenti: probabilmente la struttura viene usata anche come dormitorio abusivo. L'agente rovista nel congelatore, la puzza di carne guasta e condimento rancido sale e si attacca alle narici e in pochi minuti arriva anche al pieno di sotto e persino in piazza. Nel cassone ci sono costate di montone, forse di agnello, pezzi più piccoli di non si sa quale animale, un blocco di ghiaccio che si sgretola e rivela di essere un pollo. Tutto gettato alla rinfusa.

La carne trovata è simile a quella che c'era in altre attività del Vasto. Probabilmente i canali di approvvigionamento sono gli stessi, comuni a tutti i negozietti che preparano pasti e che sono principalmente frequentati da cittadini stranieri. Ora c'è da scoprire da dove arrivano quelle costate, chi si occupa della distribuzione. C'è l'ipotesi che provengano da macellerie abusive, collegate con allevamenti illegali. Ma c'è la possibilità che in questo affare siano coinvolte anche attività commerciali gestite da italiani: i negozietti etnici potrebbero essere diventati il business per rivendere i tagli più scadenti o la carne ormai guasta e inutilizzabile, che così esce dal circuito tracciabile per finire in quello sommerso. © RIPRODUZIONE RISERVATA