Solfatara, un anno dopo la tragedia resta il giallo della crosta fragile

di Nello Mazzone

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I cancelli restano mestamente chiusi, mentre in lontananza a malapena si vedono gli sbuffi della terra ardente. L'area del cratere della Solfatara è ancora sotto sequestro, un anno dopo la tragedia dei coniugi Carrer e del loro Lorenzo, 11 anni, inghiottiti in una buca satura di gas. Da quel maledetto 12 settembre di un anno fa nessun turista ha messo più piede nell'area vulcanica: in attesa delle decisioni della magistratura, si fa largo l'ipotesi di riaprire in parte il sito ma in condizioni di massima sicurezza. Un complicato mosaico in cui ogni tessera deve incastrarsi tra mille insidie: da un lato ci sono i rilievi della procura di Napoli, che a luglio con i pm Anna Frasca e Giuliana Giuliano ha chiesto al gup Claudia Picciotti di procedere con una nuova perizia tecnica, da affidare a un collegio di periti esperti per fissare il quadro sullo stato di pericolosità del sito conosciuto in tutto il mondo e sulla presunta mancanza di condizioni, anche minime, di sicurezza. Dall'altro lato c'è la richiesta, che arriva dal mondo scientifico e da quello turistico-imprenditoriale e istituzionale, di consentire la riapertura dell'area naturalistica, nella quale si trovano i sensori dell'Ingv per monitorare il bradisisma e la temperatura delle viscere dei Campi Flegrei.
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Martedì 11 Settembre 2018, 07:00
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