Salvini oggi a Napoli. L'intervista al Mattino: «Clandestini via, poi toccherà a chi è pericoloso»

Giovedì 15 Novembre 2018 di Pietro Perone

Il 2 ottobre Matteo Salvini venne accolto nel rione Vasto con applausi, richieste di selfie e strette di mano. Reazione non scontata a Napoli dove nella scorsa campagna elettorale si provò a scatenare la guerriglia contro il leader della Lega. Il ministro dell’Interno torna oggi per prendere parte a una riunione del comitato per l’ordine pubblico, ma prima sarà di nuovo al Vasto, non una “banlieue” dimenticata, ma un rione nel cuore della città che da troppo tempo è territorio di una delinquenza urbana sempre più padrona del territorio. 

Cosa spera sia cambiato in poco più di un mese?
«Avevo assunto l’impegno di tornare e a me piace mantenere la parola. Ci rivediamo con passi in avanti rispetto all’ultima volta: al Vasto, numeri alla mano, hanno allontanato 140 immigrati e chi comincia è già a metà dell’opera. Ho chiesto inoltre di controllare le telecamere installate in città e a oggi abbiamo in funzione più dell’80 dei sistemi di video sorveglianza ma cercheremo di arrivare al cento per cento».

Rispetto a ottobre, è arrivato il decreto sicurezza: che effetti dovrà produrre a Napoli?
«Per esempio la norma che i motorini sequestrati possano essere venduti o rottamati velocemente è stata inserita per mettere fine all’assurda storia dei depositi zeppi e su cui nessuno poteva intervenire. C’è poi la misura contro i parcheggiatori abusivi e si dà la possibilità di assumere, come chiedeva il comandante del capoluogo, personale della polizia. Previsto poi un fondo di cinque milioni per le città più a rischio che verrà confermato anche nel 2020. Nessun miracolo, ma in un mese e mezzo qualcosa è stato fatto.

Oltre alla delinquenza comune, i mali storici di Napoli e del Mezzogiorno sono però le organizzazioni mafiose. Che fare?
«Oltre ad allontanare gli immigrati, bisognerà procedere con altri soggetti. Intanto abbiamo rafforzato l’Agenzia per la confisca dei beni della mafia con più personale e più finanziamenti».

I parroci scesi in piazza chiedono una maggiore presenza dello Stato in aree ormai nelle mani dei clan. Cosa risponde? 
«Come prima cosa li incontro e ho chiesto loro di portarmi una lista di interventi. È chiaro che non siamo di fronte solo a una questione di ordine pubblico ma c’è bisogno di scuola e lavoro».

Non teme che mentre si corre dietro agli immigrati e ai piccoli delinquenti le mafie continuano a fare affari almeno come è sempre avvenuto?
«La camorra sguazza sulla droga, le scommesse on line e anche sull’immigrazione che resta uno dei loro rami d’azienda. È per questo che la criminalità organizzata si combatte soprattutto aumentando i posti di lavoro e sequestrando ville, azioni, tesori illeciti. Bisogna colpire i portafogli e nello stesso tempo creare occupazione per i ragazzi di Napoli e del resto del Sud. In questa manovra qualche segnale c’è».

Lunedì a Caserta è in programma un vertice di governo sulla Terra dei fuochi: saranno approvati provvedimenti in grado di fermare gli incendi e avviare le bonifiche?
«Ci stiamo coordinando con la Difesa e l’Ambiente, ognuno dovrà fare la sua parte. Come prima cosa bisognerà incentivare la capacità di assorbimento e smaltimento dei rifiuti perché se si resta indietro è evidente che la criminalità si inserisce nel ciclo. Per quanto mi riguarda stiamo indagando su tutte le infiltrazioni: si può anche inviare l’esercito, ma è chiaro che sarà sempre una soluzione temporanea».

 

Oltre alla repressione mancano i fondi necessari ad avviare il risanamento delle terre contaminate dai veleni.
«Se da Bruxelles non ci mandano altre letterine tiriamo dritto e cercheremo di trovare i soldi perché siamo consapevoli di essere di fronte a un’emergenza sanitaria».

Restiamo in Campania: nell’aula del Senato è stato ripescato il condono a Ischia cancellato la sera precedente in commissione. Nessun imbarazzo per la Lega che si è sempre scagliata contro i condoni, antico male soprattutto al Sud?
«È evidente che il condono non mi entusiasma, ma ho parlato con i sindaci dell’isola e mi hanno spiegato che manca da venti anni una legge regionale. L’abuso è abuso, ma nel caso specifico ho il dubbio che ci siano ritardi enormi e che l’ente pubblico sia nel torto».

Due senatori M5s cacciati proprio sul caso Ischia, l’alleato Di Maio è più debole?
«Ci siamo visti con lui e Conte per parlare del sistema bancario e dei risparmiatori truffati, il clima resta buono e il governo ha un consenso unico in Europa. Fortunatamente né io né Di Maio viviamo di sondaggi».

Giornalisti nel mirino, mentre l’ennesimo cronista, Federico Russo, subisce un’intimidazione. Da ministro dell’Interno non crede che indebolire la stampa è rischioso soprattutto per i tanti che lavorano in settori e città difficili?
«Sono di parte in quanto oltre che ministro anche giornalista professionista. Comprendo la rabbia per la persecuzione subita da Raggi e poi assolta e rispetto ai Cinquestelle ho fatto il callo alla critiche dei giornali. Loro però sono più freschi e si arrabbiano di più». 

A proposito di critiche, la conferenza sulla Libia organizzata a Palermo è stata giudicata da molti ininfulente rispetto al futuro di quel paese.
«Si è riaperto un dialogo che era chiuso da tempo. Vedere la stetta di mano tra Haftar e al-Serraj, avere nello stesso luogo tunisini e turchi, non era un risultato scontato».

La Turchia è andata via.
«Vero, ma procediamo per passi: avere fatto arrivare tutti nella stessa città è un ottimo punto di partenza, la prossima tappa sarà portare tutti allo stesso tavolo. Ma noi, a differenza dei francesi che si muovono con stampo coloniale, da forza di occupazione e decidono le date delle elezioni per interessi economici, quantomeno ci distinguiamo per leale spirito di collaborazione».

All’indomani dalla conferenza di pace, a Tripoli è tornata la milizia ribelle che ha scatenato altri scontri: una reazione al summit di Palermo?
«In mattinata (ieri ndr) sono stato a Pratica di mare per accogliere i rifugiati che provenivano dalle carceri libiche mentre a Tripoli qualche tempo fa ho visitato un enorme centro di accoglienza dell’Onu ancora chiuso. Spero che gli attori in campo la smettano di litigare e ridiano un futuro a quel paese».

L’antimeridionalismo leghista non è più reato: una consigliera del suo partito, che in passato aveva scritto sui social “forza Vesuvio e forza Etna”, è stata assolta in Appello perchè il fatto non sussiste. Inutile chiedere scusa come fece lei?
«È capitato a tutti dire schiocchezze. In questi casi, invece, si chiede scusa e si torna a parlare di cose serie. La consigliera vaccia come ho fatto io, al di là della verità processuale».
 

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