Patto tra clan nel Vesuviano: il business della droga arriva in Romagna

Sabato 5 Gennaio 2019 di Francesca Raspavolo
Scacco al clan dei Falanga, sotto chiave il tesoro del clan: sequestrati beni per quattro milioni di euro riconducibili a un affiliato alla cosca vesuviana, consistenti in case, vigne e terreni che si trovano non solo in provincia di Napoli ma anche sulla riviera romagnola. Ieri mattina i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per la confisca di immobili emesso dal Tribunale di Napoli nei confronti di Alberto Bova, 44enne originario di Napoli ma domiciliato a Villaricca e attualmente residente a Cesenatico: secondo le accuse, Bova era uno dei narcos al soldo della cosca di Torre del Greco. L'uomo - attualmente già sottoposto agli arresti domiciliari a Cesenatico per reati in materia di spaccio di sostanze stupefacenti - è ritenuto da sempre organico ai Falanga, gruppo criminale che fin dagli anni Novanta controlla gli affari illeciti tra Torre del Greco e Ercolano. Nell'elenco delle proprietà che ieri mattina sono state confiscate a Bova ci sono quattro immobili di notevoli dimensioni e ben 14 terreni sparsi tra Villaricca, San Vito Chietino e Cesenatico. Appartamenti, box, ma anche vigne per un valore di quattro milioni di euro, da ieri strappati alle disponibilità del clan Falanga. Clan che, fondato alla fine degli anni Ottanta dal padrino Peppe o' Struscio e attualmente guidato dal reggente Maurizio Garofalo, negli anni è diventato sempre più pericoloso soprattutto grazie all'alleanza criminale con gli Ascione-Papale, famiglia malavitosa egemone a Ercolano.
 
Il patto tra Ascione-Papale e Falanga ha rafforzato il sodalizio di Torre del Greco - è la convinzione degli inquirenti - spingendo quest'ultimo a espandere il business della droga anche in Emilia Romagna: il gruppo poteva contare proprio su Alberto Bova per rifornire le piazze di stupefacenti e inondare il territorio di cocaina e hashish. Secondo i giudici «Alberto Bova aveva il compito di approvvigionare di rilevanti quantitativi di stupefacente il gruppo criminale dei Falanga», a conferma del ruolo di narcotrafficante ricoperto per anni dal 44enne di Napoli nell'ambito dell'organigramma malavitoso. Il suo profilo criminale è decisamente quello di un capo e promotore del clan: «È stata accertata la sua spiccata inclinazione al crimine, la spregiudicatezza e la professionalità nell'agire criminoso nonché la natura illecita del denaro da lui utilizzato per l'acquisizione dei beni sequestrati, denaro derivante dal suo coinvolgimento nel contesto associativo», dice il decreto di sequestro. Gli accertamenti patrimoniali sul narcos dei Falanga sono partiti dalla «palese sproporzione tra il reddito dichiarato ufficialmente da Bova e le attività economiche anomale svolte dalla sua famiglia»: un tenore di vita da nababbo che Alberto Bova non ha potuto giustificare e che ha fatto insospettire gli inquirenti. Dopo 4 anni di pedinamenti, controlli, intercettazioni ora il suo tesoro illecito è tornato nelle mani dello Stato.

L'indagine è nata dall'arresto, il 14 maggio 2014, del reggente del clan Maurizio Garofalo, a cui gli inquirenti erano giunti grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, cassiere del gruppo: l'operazione di ieri ha permesso di svelare come il clan Falanga facesse affari in nero anche nella riviera romagnola e come riciclasse il denaro sporco in proprietà immobiliari. Dopo le confessioni del pentito, i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco arrestarono 23 affiliati nell'ottobre del 2016 in una maxi operazione tra Torre del Greco, Napoli e Villaricca. Appena tre mesi fa, sempre i carabinieri, assicurarono alla giustizia altri due affiliati al clan Falanga, accusati di associazione di tipo mafioso: in manette finirono una pregiudicata di 70 anni e un uomo di 62 anni, coinvolti nella filiera dello spaccio di droga nel napoletano. Ultimo aggiornamento: 13:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA