In carcere per rapina inneggiava alla jihad, imam subito espulso

Giovedì 10 Gennaio 2019 di Gianluca Amadori
L'imbarco del tunisino jihadista
PADOVA - Detenuto nel carcere di Padova per una brutale rapina, nel giro di breve tempo era riuscito ad imporsi come l'imam del Due Palazzi, estromettendo con violenza e minacce la persona che svolgeva la funzione fino a quel momento, e iniziando ad approfittare del suo ruolo per fare attività di proselitismo a favore della Jihad islamica. Ma l'attività di Mahmoud Jebali, 31 anni, di nazionalità tunisina, non è passata inosservata alle guardie penitenziarie, e di conseguenza alla Digos di Padova, la quale per mesi ha svolto un'accurata indagine sul suo conto, conclusasi con un decreto di allontanamento dal territorio nazionale emesso dalla Prefettura di Padova e convalidato ieri pomeriggio della sezione del Tribunale civile che si occupa di Immigrazione e protezione internazionale.
 
Jebali sarà imbarcato oggi, all'aeroporto di Bologna, su un volo per Tunisi, accompagnato dalla polizia, incaricata dal Questore di eseguire l'allontanamento: l'uomo non potrà fare rientro in Italia per i prossimi cinque anni.
Nel provvedimento del giudice si rileva come la Questura di Padova abbia provato che il tunisino ha «posto in essere comportamenti costituenti minaccia concreta, effettiva ed assolutamente grave, ai diritti fondamentali della persona, ovvero all'incolumità pubblica ed alla sicurezza dello Stato».
LE MINACCE
In particolare gli sono state contestate pesanti minacce al personale di polizia penitenziaria del Due Palazzi, trattato con atteggiamento aggressivo e arrogante: «Prima o poi morirete tutti, entreremo nelle vostre case e vi uccideremo e mangeremo i vostri cadaveri». 
La Digos ha accertato le «simpatie per l'estremismo islamico di natura jihadista» dimostrate da Jebali nel suo profilo Facebook, dove sono stati rinvenuti un video sulla macellazione lecita di un cristiano, nel quale viene ripresa la decapitazione di un uomo con un machete. Nonché la fotografia di un cavaliere che regge una bandiera nera con la shadada della tradizione jihadista; e un'altra che ritrae un bambino europeo in catene, con divisa da carcerato. Secondo gli inquirenti, l'avversione al mondo occidentale è confermata anche da numerosi post con simboli dello Stato Islamico.
PERICOLOSITÀ SOCIALE
Per dimostrare la pericolosità del trentunenne, il Tribunale elenca una lunga serie di denunce e sentenze di condanna, dal 2010 in poi, relative anche a fatti gravi come la rapina messa a segno nell'aprile del 2017 a Loreggia, ai danni di un'anziana, malmenata brutalmente e derubata di un collier d'oro del valore di oltre mille euro. Fatto per il quale finì in carcere dal febbraio dello scorso anno, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare.
Nell'udienza di ieri i legali del tunisino, gli avvocati Francesco Franchini e Andrea Cerutti, si sono opposti al provvedimento di allontanamento, sostenendo che non può essere eseguito in quanto l'uomo ha un figlio in Italia del quale deve prendersi cura. Ma il giudice non ha ritenuto fondate le ragioni della difesa, qualificando l'allontanamento come «rispondente al principio di proporzionalità e congruità», anche alla luce di una precedente espulsione alla quale l'uomo si era sottratto, restando in Italia e continuando a delinquere. 
La decisione del Tribunale civile potrà essere impugnata di fronte al Tar, in quanto provvedimento di natura amministrativa.
Gianluca Amadori
© RIPRODUZIONE RISERVATAUltimo aggiornamento: 11 Gennaio, 08:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA