Napoli, la fontana Itaca tornerà a via Scarlatti: ​Tatafiore convocato per restauri

di Ugo Cundari

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Il Comune accelera sui tempi per il restauro della fontana «Itaca» di Ernesto Tatafiore. Dopo aver inviato solo un paio di giorni fa una mail, a distanza di 4 mesi dalla rimozione dell'installazione da via Scarlatti, in cui si limitava a chiedere i numeri di telefono di tutte le parti in causa (artista, Municipalità, Soprintendenza, Accademia di belle arti), ieri l'appuntamento è stato fissato. Anzi, due appuntamenti. Il primo è previsto per la mattina del 24 gennaio a via Scarlatti. Nella comunicazione arrivata anche a Tatafiore, per il tramite del suo legale Carlo Penna, si dice che lo scopo è «un sopralluogo congiunto presso la sede stradale, al fine di valutare l'intervento di realizzazione dei sottoservizi afferenti l'opera che prevede un impianto idrico per il riempimento della vasca e il ricircolo dell'acqua e un impianto elettrico per l'illuminazione della stessa». Al di là della convocazione delle parti, tra le quali figurano anche l'Abc e l'Enel, emerge un dato importante, sul quale si è molto discusso in questi mesi, con un partito fautore del ritorno della fontana nella sua originaria destinazione vomerese e un partito guidato dall'ex presidente di Municipalità Gennaro Capodanno, appoggiato da alcuni consiglieri come Antonio Culiers e Alessandro Coccia, secondo i quali quella fontana andrebbe trasferita altrove.

Invece, come appunto dimostra il tenore della convocazione, la fontana tornerà nel suo luogo naturale, per il quale era stata progettata, via Scarlatti. Lo conferma anche il dirigente della direzione centrale Patrimonio del Comune, Fabio Pascapè, punto di riferimento di questa operazione. «Nessuno ha mai pensato di spostare in altra zona la fontana, mettendo in discussione una delibera che mantiene ancora il suo valore. Il nostro lavoro è quello di riportarla proprio nel punto in cui è stata per vent'anni, e farla ritornare nelle condizioni migliori, restaurata, ripulita, dotata anche dei presidi che non aveva». Tra questi, per esempio, il cavedio, ossia un impianto di smaltimento delle acque piovane, già in fase di progettazione.

L'altro appuntamento concordato con Tatafiore è quello del primo pomeriggio del 28 gennaio alla Mostra d'Oltremare, «finalizzato a visionare l'opera e a decidere gli interventi da operare». Questo sarà l'incontro più delicato, quello in cui bisognerà decidere come procedere per il restauro e quello in cui Tatafiore constaterà i danni subiti dalla scultura nel trasporto e nella sistemazione al padiglione Libia, inizialmente non sorvegliato né chiuso al pubblico. Per i tempi di restauro e ripristino della fontana a via Scarlatti Pascapè è convinto che si possa fare tutto, ormai avviata la procedura operativa, entro l'anno.
Martedì 15 Gennaio 2019, 11:51 - Ultimo aggiornamento: 15-01-2019 17:35
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5 di 24 commenti presenti
2019-01-15 15:07:35
nissiotika come dicono i greci: isolani, Itaca, l’acqua e il metallo in collina, dove il vomere spacca la terra, e il piano inclinato, l’arte moderna fatta con poco e per poco, e il pacco del Reichstag: l’Opera di Christo è a scadenza, “l'urgenza di essere vista è maggiore dato che domani tutto scomparirà; nessuno può acquisire tali opere, nessuno può possederle, venderle, nessuno può commercializzare i biglietti per vederle: il nostro è un lavoro di libertà”, no avvocato, la gente deve poter vivere esperienze artistiche memorabili fuori dai musei, l’arte è sociale, politica, economica, ambientale, morale e filosofica, aveva imballato il Reichstag e si finanziava con la vendita degli studi preparatori, venne cacciato dal suo paese, la Bulgaria poiché dipingeva contadini a riposo, la zappa appoggiata, la falce a terra e non in mano, l’Opera richiese 100.000 m2 di tessuto argentato (polipropilene ricoperto di alluminio) e 15 km di corda blu. Christo e Jeanne Claude hanno scelto tale tessuto per le proprietà riflettenti, e di contrasto della luce, l’Opera è durata 14 giorni (dal 17 al 24 giugno 1995), finanziata da sola con le vendite dei disegni del progetto: ne ho uno al muro (60 DM), ha richiesto 90 persone arrampicate (Wrapped Reichstag Berlin) e 120 operai per esistere brevemente, oltre cinque milioni di persone sono andati a vederla. Il tessuto, fluido, ricopia fedelmente l’edificio facendo risaltare luci e ombre fornendo un aspetto massiccio alla struttura edificata. Oggi l’arte ha un ruolo d’informazione, di propaganda, di pubblicità, di confezionamento e presentazione, l’Opera di Christo: “rivelare nascondendo”, è una confezione, il Reichstag che si apre, la democrazia scartata si sarebbe potuto dire, da dentro e da fuori, un unicum, il regalo Supremo. Tali iniziative propongono Opere effimere destinate a scomparire, restano tracce filmate, foto, libri, cartoline postali, pezzi della stoffa tagliati e venduti come reliquie, memorie artistiche di quanto c’era e ora non c’è, metafore di vita sociale, siamo tutti di passaggio ma non tutti al Vomero, il bimbo al quale hanno rubato l’orsetto piange perché l’orsetto è lui ma non lo sa
2019-01-15 15:02:54
Via Scarlatti è più bella senza. Non è una bella opera e il posto prescelto è assurdo visto che taglia la bella prospettiva della via da piazza Vanvitelli a via Cilea. Così si tgali fuori la piazza. Una fontana pubblica va messa in una piazza o slargo, non in una via di passaggio. Ma di quali appoggi gode questo pseudo artista?
2019-01-15 14:50:22
La vergogna è che stanno sperperando altri soldi pubblici per un opera brutta sin dalla sua prima comparsa a via Scarlatti. Lo squallore maggiore è vedere la stessa via scarlatti sporca e sudicia di pipì dei cani. In pratica perché non spendono questo soldi per arredo pubblico e pulizia della stessa strada ? Visto che comunque è una strada affollata da famiglie e non nei weekend. Andassero a venderla al ferro vecchio questa opera inutile quanto tutto questo risalto che ci sta dando alla cosa
2019-01-15 14:39:17
Ulisse per tornare ad Itaca ci mise 10 anni. !la fontana e' stata lontana da noi solo pochi mesi.Che occasione persa! Invece di pensare a potare gli alberi si sperpera danaro pubblico per salvare i capitoni!
2019-01-15 14:11:03
È un opera che rappresenta poco Napoli e non piace ai vomeresi....a chi ci si deve rivolgere pwr evitare che ritorni a via scarlatti. Spero che il sindaco se ne interessi

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