Maxi buste-paga, per quattro elette stipendi d'oro

Venerdì 1 Febbraio 2019 di Valerio Esca
Nel 2018 i consiglieri comunali di Napoli sono costati alla collettività 536mila euro, relativi ai rimborsi che il Comune elargisce ai datori di lavoro per permessi retribuiti. A questi si aggiungono i gettoni di presenza, le cosiddette indennità, per le quali il costo è pari a 770mila euro. Infine ci sono i costi degli organi collegiali, come i revisori dei conti, che insieme ai rimborsi del coordinamento del dipartimento del Consiglio comunale ammontano a 110 mila euro. Numeri alla mano ci si rende conto come i costi del Consiglio siano aumentati nonostante sia diminuito il numero degli eletti rispetto alla scorsa consiliatura (da 48 i consiglieri sono diventati 40, per effetto delle norme per i Comuni che contano più di 500mila abitanti, ma meno di un milione). A scriverlo è stato lo stesso Comune, nell'ultima redazione del piano di riequilibrio: «Sono aumentate si legge - a seguito della diversa composizione delle assemblee (Consiglio comunale e Consiglio municipale) le richieste di rimborso da parte dei datori di lavoro per permessi retribuiti». Ciò significa che i consiglieri (comunali o municipali), dipendenti di società, enti o aziende, che ogni giorno partecipano in Comune alle commissioni e non possono recarsi sul luogo di lavoro, percepiscono ugualmente, come è giusto che sia, lo stipendio tutti i mesi. A pagarlo è il datore, che viene poi rimborsato dal Municipio per tutte le ore in cui il lavoratore si assenta per motivi istituzionali.

 

I COSTI
Spulciando i modelli 730 degli eletti salta subito all'occhio come alcuni consiglieri abbiano visto lievitare le proprie dichiarazioni dei redditi, rispetto al 2015, anno prima delle elezioni. È giusto sottolineare che tutto avviene a norma di legge (secondo gli articoli 80 e 86 del Tuel, testo unico degli enti locali).
I quattro casi più eclatanti sono tutti in «rosa». Anna Ulleto, consigliere ex Pd, oggi nel gruppo misto, nel 2015 dichiarava 15mila 706 euro, mentre nella dichiarazione 2018 (reddito 2017) raggiunge 92mila 223 euro. Una dichiarazione dei redditi che supera di non poco quella dello stesso sindaco de Magistris. C'è poi Maria Caniglia, consigliera comunale di maggioranza del gruppo «Sfasteriati» e presidente della commissione Welfare, che nel 2015 percepiva 17mila 591 euro all'anno, nel 2017 dichiara invece 72mila 100 euro. C'è poi Manuela Mirra, consigliera del gruppo dei Riformisti e presidente della commissione Bilancio, che nel 2015 dichiarava 6 mila 141 euro, mentre nel 2017 ne dichiara 55mila 353. Infine Alessia Quaglietta del Pd, che da una dichiarazione non presentata nel 2015, che dunque risulterebbe pari a zero, arriva a dichiarare 51mila 821 euro nel 2017. Al Comune, in media, un consigliere costa di rimborsi circa la metà rispetto al suo compenso annuo.

I GETTONI
Altro capitolo è quello che riguarda le indennità, ovvero i gettoni di presenza dei singoli consiglieri alle commissioni comunali. Ogni consigliere può ottenere un massimo di 17 gettoni al mese, per un ammontare di poco meno di 20 mila euro lordi all'anno. Ogni gettone vale all'incirca 97 euro. Ci sono poi i consiglieri di professione, quelli che vivono soltanto delle indennità percepite dall'ente, perché non hanno un lavoro: tra questi Laura Bismuto, Eleonora de Majo e Luigi Felaco (tutti del gruppo demA), mentre Marco Gaudini (Verdi) è stato assunto per un anno da una società poi fallita nel 2018 (la sua ultima dichiarazione dei redditi è di 30mila euro compresi i gettoni di presenza, rispetto ai 10 mila dichiarati nel 2015). Un consigliere si porta a casa in sostanza mille euro netti al mese, al di là del proprio stipendio. Nei bilanci di previsione le indennità sono fissate anche per gli anni 2019 e 2020 a 770mila euro. Per quasi tutti gli altri consiglieri, dipendenti di società e aziende varie, non risultano grosse variazioni rispetto alle precedenti dichiarazioni.

LA DIFESA
Chiede una maggiore trasparenza, per non finire nel tritacarne mediatico, il capogruppo della sinistra Mario Coppeto, che ieri ha inviato una missiva al presidente del Consiglio comunale Sandro Fucito e a tutti i capigruppo, nella quale sollecita «la necessità della pubblicazione analitica dello status di ogni singolo consigliere e cioè - scrive Coppeto - quanto percepisce per le attività di istituto, qual è l'azienda e il ruolo professionale del consigliere, se trattasi di azienda pubblica o privata, quali sono analiticamente i rimborsi che vengono effettuati alle aziende presso cui lavorano i singoli consiglieri. Ed infine, la data di assunzione al lavoro di ogni singolo consigliere presso la pubblica o privata azienda». Per scacciare via l'ombra delle assunzioni «telecomandate», ovvero quelle che avvengono dopo l'elezione del consigliere. © RIPRODUZIONE RISERVATA