Piani urbanistici, nove città su dieci sono senza regole

Sabato 2 Febbraio 2019 di Luigi Roano
I dati effettivamente inducono a una riflessione: solo il 13% dei Comuni della Campania è provvisto di uno strumento di pianificazione del territorio, ovvero 71 comuni su 550. Con il caso limite dell'area metropolitana di Napoli dove solo 7 Comuni su 92 ce l'hanno, vale a dire l'8%. Se ne è discusso all'Acen dove è stata presentata la ricerca su «Lo stato dell'urbanistica in Campania 2017» finanziata da Ance Campania e realizzata dalla Scuola di governo del territorio con il coordinamento di Francesco Domenico Moccia, ordinario di Pianificazione Urbanistica alla Federico II.
 
Cosa produce questo ritardo della programmazione urbanistica? Le cosiddette «aree difformi» dentro le quali ci sono gli abusi edilizi ma non solo. I dati che vengono fuori dalla ricerca sono emblematici. I Comuni della Città Metropolitana hanno «un edificato difforme dagli strumenti urbanistici, con percentuali che oscillano tra il 30 e il 60%, fino a picchi del 67,66% a Giugliano, del 66,88% a Saviano e del 65,47% a Ercolano. A questo si aggiunga che aree urbanizzate non previste nella pianificazione vigente sono pari ad oltre 87 chilometri quadrati. Quest'area di urbanizzazione irregolare, difforme, è pari alla metà dell'area regolare e si è sviluppata pur in presenza di circa 34 chilometri quadrati destinati all'urbanizzazione e non ancora utilizzati. Si stimano, inoltre, 50mila fabbricati abusivi, solo in parte condonati». In questa zona grigia emergono le imprese irregolari, l'abusivismo e tanto altro che frenano lo sviluppo «regolare».

Cosa significa questo dato? Federica Brancaccio, presidente dell'Acen, spiega: «Il disordine urbanistico e l'abusivismo edilizio sono i principali temi da affrontare, prima di una nuova ed esaustiva fase di pianificazione». Per il presidente dell'Acen disordine e abusivismo sono il tappo allo sviluppo dei territori e anche all'economia. La Brancaccio chiede una visione di insieme della pianificazione con annessa «riduzione dei tempi per la redazione dei piani» che devono «corrispondere alle reali esigenze dei territori». Attesa l'ormai consolidata «riduzione del consumo dei suoli», anche per mancanza di domanda. In questo contesto l'Acen formula una proposta per il rilancio: «Incentivare ovunque la riqualificazione urbana consentendo, anche nei centri storici quando possibile, per gli edifici realizzati nel dopoguerra, l'abbattimento e ricostruzione a parità di volume». Ne è scaturito un dibattito coordinato dal direttore de Il Mattino Federico Monga, al quale hanno partecipato oltre chi ha fatto la ricerca, l'assessore regionale all'Urbanistica Bruno Discepolo, quello del Comune di Napoli Carmine Piscopo, di Salerno Domenico De Maio, di Pozzuoli Roberto Gerundo - che ha contribuito alla ricerca - e il presidente dell'Ance Campania Gennaro Vitale.

A livello burocratico la pianificazione territoriale è una giungla con ben 7 livelli amministrativi che partono dagli enti locali, per arrivare alla Regione e finire poi ai ministeri. Gli strumenti pianificatori sono essenzialmente 2: il Prg (Piano regolatore generale) e il Puc (Piano urbanistico comunale) che si può definire l'evoluzione e il superamento del Prg. Discepolo sta lavorando alla semplificazione e sintetizza così lo stato dell'arte: «Il Prg serviva a trasformare le aree agricole in aree urbane, oggi dobbiamo trasformare quello che esiste attraverso il recupero e la riqualificazione».

La Regione ha previsto il commissariamento per chi non adegua lo strumento urbanistico e non produce il Puc. Napoli è tra gli enti che non è provvisto del Puc e in linea teorica a rischio commissariamento. Tuttavia lo stesso Discepolo sull'avocazione alla Regione della funzione urbanistica è molto cauto. Piscopo raccoglie la sfida e rilancia illustrando i «nuovi indirizzi del Puc» dando la notizia che il Comune sta redigendo il nuovo strumento e rilancia: «Serve davvero il Puc? Il punto essenziale - spiega l'assessore Piscopo - è la relazione tra il piano e il progetto ovvero il pianificare facendo soprattutto in contesto dove ci sono livelli che si sovrappongono». Una esperienza che a Salerno conoscono bene, come racconta l'assessore De Maio: «Noi - spiega - agli inizi degli anni '90, quando De Luca era sindaco di Salerno, siamo partiti dal progetto di Bohigas intorno al quale abbiamo poi disegnato grossi pezzi di città». Chiude la partita Discepolo: «È pronta una riforma per semplificare procedure e contenuti della pianificazione comunale e il rifinanziamento del capitolo dei contributi regionali per la formazione dei Puc». Sul commissariamento Discepolo precisa: «Se anche dopo queste misure verificheremo un'inerzia da parte dei Comuni procederemo con l'attivazione dei poteri sostitutivi da parte della Regione». © RIPRODUZIONE RISERVATA