Foibe, Mattarella: «Ci fu ingiustificabile cortina di silenzio»

«Celebrare la giornata del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la II guerra mondiale e l'inizio della guerra fredda». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale per commemorare la tragedia delle Foibe. «Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente. Mentre, infatti, sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell'oppressione - ha detto ancora il capo dello Stato - e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli Italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave».
 

«Non si trattò - come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare - di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni», ha spiegato il presidente della repubblica. «Solo dopo la caduta del muro di Berlino - il più vistoso, ma purtroppo non l'unico simbolo della divisione europea - una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo - ha continuato il Capo dello Stato - restituendo questa pagina strappata alla storia e all'identità della nazione».
Sabato 9 Febbraio 2019, 13:41 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2019 19:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 6 commenti presenti
2019-02-10 20:06:44
Marano Vincenzo (minatore), Bottazzi Gilseno (impiegato). Ecco altri particolari sui massacri perpetrati dagli slavi nel settembre 1943. Uno dei capi partigiani, Antonio Del Bianco, difende le sue origini italiane coi compagni: è ucciso e gettato nella foiba di Tegli. Il comunista Nicolò Carmignani, sempre perché italiano, è ammazzato dai compagni slavi e finisce nella foiba di Orecchi. L'agricoltore Giuseppe Ghersetti di Pisino, ucciso, non aveva mai voluto essere fascista. Un altro agricoltore di Pisino, Francesco Zelesco, non fascista, è finito a revolverate; alla moglie, Baf Stefania, tirarono due colpi di rivoltella e, stramazzata che fu, le orinarono sul viso. E continuiamo: antifascista era l'oste di Dignano, Pietro Gormi, trucidato. Non era iscritta al partito la levatrice Maria Nappi di Baroli (Albona), finita nella foiba di Vines. Mai fascista era stato il minatore Giovanni Radioni, anche lui trucidato. Fascisti o non fascisti, gli slavi trucidavano italiani. E per uccidere l'Italia.

QUICKMAP