“Il Nome della Rosa” parla occitano con l'università di Salerno

Giovedì 7 Marzo 2019 di Barbara Landi

L'università di Salerno parla Occitano e il campus si proietta nello star system del cinema mondiale. Indietro nel tempo, all'anno 1327, per il capolavoro della letteratura internazionale «Il Nome della Rosa» di Umberto Eco, tradotto nella serie kolossal di Rai1. Quattro puntate con la regia di Giacomo Battiato e un cast straordinario, tra cui John Turturro nei panni di Guglielmo da Baskerville e Damian Hardung in quelli del giovane novizio Adso da Melk. Un'abbazia, omicidi su cui indagare, riferimenti colti, dissertazioni filosofiche e, sullo sfondo, una storia d'amore e una lingua sconosciuta, antica: l'Occitano medioevale, la lingua d'Oc parlata nella Linguadoca nel Sud della Francia attuale, studiata dall'ateneo salernitano, responsabile dei dialoghi, delle traduzioni e della consulenza. «Un film lungo otto ore», come spiega il regista, che contiene in sé tanti temi differenti: l'idea di un'Europa laica e unita in cui la religione non interferisce nella vita politica, il rispetto della donna e del suo ruolo nella società.
 


Eresie, guerre e rifugiati, come la ragazza occitana, interpretata da Antonia Fotaras, che recita in lingua d'Oc, inviata all'Università di Salerno per impararla. Una sinergia nata con una semplice mail, spedita a Sabrina Galano, docente di Filologia Linguistica e Linguistica Romanza al Dipsum, alla professoressa Charmaine Lee e a Beatrice Solla il 21 novembre 2017. «Pensavo fosse uno scherzo esordisce Galano Battiato si presentava, annunciando la produzione di una serie tv ispirata al romanzo di Eco, e ci chiedeva una collaborazione per tradurre alcuni dialoghi dall'italiano all'occitano medievale. Dopo un attimo di perplessità abbiamo detto sì. Il regista si era imbattuto nel progetto di ricerca che portiamo avanti dal 2012 con la creazione del Vocabolario di occitano medievale online Doc. Affascinato, ci ha contattato, stupito che venisse insegnato qui a Salerno». La serie, pur ispirandosi al romanzo, contiene alcune amplificazioni: copione e sceneggiatura sono stati ideati con la supervisione di Eco. «La parte in occitano era stata voluta fortemente da lui, la considerava nevralgica insiste la prof - la ragazza dai capelli rossi doveva provenire dall'Occitania del 1327. Così abbiamo accettato la sfida, con un accordo di consulenza scientifica tra il Laboratorio Doc di Filologia romanza Unisa e la casa di produzione cinematografica Palomar». Tempi strettissimi per la traduzione dei dialoghi, da consegnare entro febbraio 2018. «Un lavoro enorme di ricostruzione storico-linguistica. Abbiamo dovuto registrare i dialoghi, le pronunce. Anche Rupert Everett parlerà occitano. Gli attori hanno studiato con le nostre registrazioni, realizzate in gran segreto. A marzo siamo state ospiti a Roma su un set blindatissimo e abbiamo conosciuto Battiato che l'8 aprile sarà ospite al Campus. Ci conoscevano tutti. Si divertivano a ripetere frasi in occitano. È stata un'esperienza indimenticabile. Abbiamo rivisto e corretto le pronunce insieme a Nina, ma la collaborazione è perseguita per ulteriori battute. Tutte le parole inserite nei dialoghi sono attestate nelle opere medioevali, niente è stato inventato. La Filologia si apre al mondo finalmente continua Galano Pur essendo obbligatoria nei corsi di laurea in Lettere, spesso è considerata disciplina di nicchia, messa da parte dal ministero anche per l'insegnamento, invece è utile in contesti culturali oltre la pura ricerca scientifica. È un metodo di analisi testuale, di studio e di ricerca, che può aprire sbocchi professionali inaspettati».
 

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