«Siete di Napoli? Allora non entrate», il razzismo nella discoteca vip di Ibiza

di Melina Chiapparino

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«Non ci hanno fatto entrare perché siamo napoletani». Nel raccontarlo sono ancora scioccati ma decisi a non far passare l’episodio sottobanco. Vittime della discriminazione che sarebbe avvenuta la notte tra il 16 ed il 17 agosto, in un noto locale di Ibiza, sono sei giovani campani che si trovano in vacanza nell’isola delle Baleari. I primi a segnalare l’accaduto definendolo “trattamento razzista” sono stati alcuni dei loro genitori che, sui social, hanno puntato il dito contro la discoteca che appartiene a una catena di Hotel di lusso e ristoranti tra i più famosi e frequentati sull’isola e in altri 59 paesi nel mondo.
 
«Mia figlia Alessia Ylenia, studentessa universitaria ventunenne si è vista negare l’accesso al locale, in quanto nata e residente nella provincia di Napoli- scrive Salvatore Ferraro su facebook - tale comportamento è inammissibile e razzista ed è da stigmatizzare specialmente in quanto avvenuto in una struttura così nota a livello mondiale». Alessia si è presentata all’ingresso del locale, dove si sarebbe svolta la festa, insieme ad altre due amiche e tre ragazzi, originari di Napoli e Somma Vesuviana. Nel gruppo di età compresa tra i 20 e i 24 anni, erano tutti studenti universitari eccetto due amici che lavorano e, in particolare, uno di loro gestisce delle pizzerie. 

«Eravamo abbigliati come ci avevano consigliato e com’è consuetudine per queste feste, i ragazzi con camicia bianca e noi ragazze con un vestito - spiega Alessia – alla porta ci hanno chiesto i documenti e dopo averli visionati, ci hanno comunicato che il party era dedicato esclusivamente ai residenti e alle persone che lavorano a Ibiza, vietandoci l’ingresso». A quel punto la 21enne e i suoi amici si sono insospettiti. «Ci erano arrivate delle voci sulla diffidenza nei confronti dei napoletani e ci siamo allontanati, tenendo d’occhio l’ingresso e notando che facevano entrare italiani e poco dopo noi, una coppia di milanesi - aggiunge Alessia - allora abbiamo rifatto la fila e successivamente, ci hanno riferito che allontanavano i napoletani perché nelle serate precedenti si erano verificati litigi e furti, a loro detta, per mano di gente di Napoli». Alla fine, i sei ragazzi sono ritornati nel loro residence «delusi e mortificati- conclude la giovane - siamo persone perbene, siamo stati educati fino alla fine ma ci hanno umiliato». 
 

La denuncia su Facebook ha raccolto la solidarietà di una vasta platea e centinaia di condivisioni del post ma non è stata l’unica azione di protesta dei genitori. «Abbiamo scritto una lettera formale all’ufficio relazioni della catena di locali dove è avvenuto l’episodio increscioso- spiega il padre di Alessia – ci basterebbero delle scuse soprattutto per riparare il senso di delusione dei nostri figli, abbiamo parlato per combattere i pregiudizi e un’immagine di Napoli che non corrisponde alla verità». Nella lettera, il fatto viene descritto senza mezzi termini. «Buongiorno mia figlia Alessia Ylenia, si è vista negare l’accesso alla vostra struttura in quanto nata e residente nella città di Napoli- si legge nel documento - è una vergogna, un trattamento razzista che non mancherò di pubblicizzare presso tutti i media».
Lunedì 19 Agosto 2019, 22:50 - Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 20:06
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5 di 33 commenti presenti
2019-08-20 00:35:05
E' tutto molto triste… ma vi siete chiesti perché adottano queste misure ? Perché probabilmente (anzi, sicuramente) gruppi di nostri concittadini hanno dato il ''meglio di loro'' da quelle parti ! E' inutile nasconderci dietro ad un dito, ci sono gente dalle nostre parti che ti fanno vergognare solo a guardarli ! Poi ci andiamo di mezzo tutti e non dovrebbe essere così, ma purtroppo ci può stare… E' un po' come quando si pensa ai rom… se sai che difronte a te hai un rom non cerchi di stare in guardia ? chi dice il contrario non è sincero/a
2019-08-20 00:54:59
E' triste molto triste... ma..., c'è un "MA" molto grande... chiediamoci il perchè. A parte che questo atteggiamento non è identificabile come razzista per la semplice ragione che i Napoletani non sono una razza, e bisognerebbe smetterla di utilizzare vocaboli sbagliati, tutt'al più puo' essere ravvisata della discriminazione, che è sempre grave, ma chi al posto dei gestori non sarebbe prevenuto nei riguardi di persone provenienti dallo stesso luogo di chi ha causato danni e furti precedentemente? Io da gestore Napoletano di un locale lo sarei allo stesso modo, perchè sono umano e non sono un'ipocrita. Poi se vogliamo fare della filosofia spicciola e del solito vittimismo, facciamolo, anzi fatelo, ma non significherebbe analizzare il nucleo del problema che ha origini ben più profonde. Abbiamo un'etichetta che ci hanno attaccato a seguito di decenni di inciviltà. Amen.
2019-08-20 09:52:38
Peccato...la spagna non è razzista...hanno pagato per le colpe di altri nostri concittadini...che qui si fanno riconoscere...
2019-08-20 12:24:45
questo è un problema che esiste da almeno 20 anni in tutte le località a "gestione" anglo-greco-spagnola. anche a Corfù i "napoletani" vengono confinati in determinate zone perchè considerati dei cafoni, chiassosi, fastidiosi, invadenti e pericolosi. io mi avventurai anni fa in una località "proibita" a maggioranza inglese. fummo accolti in modo spaventoso, pensavamo ci avrebbero linciato. però qualche minuto dopo, quando si sono accorti che non eravamo i cafoni che si aspettavano, ci siamo integrati e divertiti. la colpa è dei tamarroni che rovinano la nostra immagine, non di chi prova a tenerli lontani.
2019-08-20 09:06:49
ci lamentiamo di razzismo ma non ci chiediamo il perchè si arriva a queste decisioni? ma se abbiamo ancora raptus di deficienza e di inciviltà (ricordiamo il plastic free con la plastica buttata in mare). Impariamo ad essere e pretendere anche dagli altri un maggior senso civico e poi se ne può riparlare e condannare un certo razzismo.

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