Comune di Napoli, perché si torna a parlare di Bassolino

di Massimo Adinolfi

Il «nonsipuotismo». Antonio Genovesi aveva battezzato così il sentimento profondo e inguaribile dell’impossibilità di cambiare le cose, la rassegnazione, la sfiducia, il cronico disincanto. Antonio Bassolino divenne sindaco di Napoli, ormai più di vent’anni fa, con l’obiettivo di curare la malattia.



E per qualche tempo ci riuscì. Se oggi l’ipotesi di una sua candidatura a Palazzo San Giacomo riempie le pagine dei giornali, e stuzzica i napoletani, è forse perché è il partito democratico ad essere affetto dalla malattia: il numero delle cose che pensa non si possano fare cresce ogni giorno di più. Non si possono fare le primarie, non ci si può dividere un’altra volta in maniera lacerante, non si può andare con de Magistris, non si può confidare nella società civile, non si può convergere su un nome unitario, non ci si può affidare a un volto nuovo, non si può aspettare la benedizione di Matteo Renzi, non si possono imporre nomi e però non si possono neppure sceglierli e votare, i nomi. Non si può commissariare il partito ma neppure si può fare la scelta all’interno degli organismi di partito, perché non hanno sufficiente forza e legittimazione per tenere tutti insieme. Non si può questo e non si può quello: più sfiduciati di così si muore.



Qual meraviglia, allora, se in mezzo a tutti questi «non possiamo» - che sono in realtà dei «non vogliamo» - torni di nuovo in lizza il nome di Bassolino? Il quale aspetta sornione e sta a vedere se davvero tutto riprenderà a ruotare intorno a lui, come fosse il motore immobile di Aristotele: non è lui, infatti, che si muove e si affanna in cerca di una candidatura. Sono gli altri, che non potendo andare da nessun’altra parte, per giri ora più grandi ora meno grandi si avvicinano a lui.



E così, dopo la vittoria di Vincenzo De Luca alle regionali, il film della politica campana rischia di girare davvero il sequel degli anni Novanta. Ma cosa vorrebbe dire il possibile ritorno di Bassolino? È banale dirlo, ma il primo significato di una simile, clamorosa rentrée sarebbe una condanna per incapacità della classe dirigente espressa dal centrosinistra negli ultimi cinque, dieci anni. Prima ancora di affrontare la competizione elettorale, il Pd ammetterebbe che dalle sue fila non è venuta fuori un solo nome in grado di proporsi credibilmente per le elezioni municipali. Il che è abbastanza paradossale, visto che il Paese vive in questo momento un profondo rinnovamento generazionale: basta guardare la composizione del governo nazionale.



Ovviamente, il nuovo per il nuovo non è mai stata una vera proposta politica: funziona nei momenti di rottura, e rischia di alimentare risposte avventuristiche: l’esperienza di De Magistris docet. Ma rimane il fatto che l’eventuale candidatura di Bassolino apparirebbe come un ripiego, come una scelta necessitata da insipienze, veti e inconcludenze. Non sarebbe il frutto di una nuova scommessa, ma casomai del rifiuto di scommettere ancora.



Tutto ciò non riguarda, ovviamente, il piano personale. Sul quale Bassolino fa bene a togliersi qualche piccola soddisfazione, essendo uscito dal cono d’ombra nel quale era stato troppo frettolosamente relegato. Ma il primo a sapere che non sussistono oggi le condizioni che lo portarono a vincere nel ’93 è lui.

Si era allora in piena Tangentopoli, la classe dirigente democristiana e socialista era franata rovinosamente, e intorno a Bassolino si raccolse tutto il contrario del «nonsipuotismo»: una speranza di rinnovamento e di rinascita, favorita anche dalla riforma istituzionale dell’elezione diretta dei sindaci, sullo sfondo di un panorama partitico disastrato.



Oggi, la crisi della politica, sia locale che nazionale, ha prodotto soggetti come Luigi de Magistris da una parte, e i Cinquestelle dall’altra, che provano entrambi a legittimarsi in chiave polemica nei confronti del governo politico nazionale: de Magistris per spostare l’attenzione e il giudizio degli elettori dal piano amministrativo a quello politico; i Cinque Stelle perché ancora ben lontani dall’essersi provati nei consigli locali. Il Pd è invece alla guida del paese e del Mezzogiorno. È la principale infrastruttura su cui poggia la capacità della politica di riprendere in mano le redini del Paese. Ed ha una responsabilità storica e politica nuova, di interpretare il governo del cambiamento in continuità con la fase aperta da Renzi, dalla «rottamazione» in poi. Può essere Bassolino l’interprete anche di questa stagione? A ciò si aggiunga che nel 2016 il voto in città come Milano o Napoli avrà il valore di un test nazionale. Può Renzi affrontarlo al Sud affidandosi alla vecchia guardia? Non sarebbe l’implicita ammissione che, gli riesca o no di cambiare il Paese, non gli è veramente riuscito di cambiare il Pd?
Mercoledì 19 Agosto 2015, 17:21 - Ultimo aggiornamento: 19-08-2015 18:19



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5 di 26 commenti presenti
2015-08-20 10:08:53
Non temete ! Sono solo schermaglie interne al PD napoletano : a qualcuno serve sventolare questo nome come uno spauracchio per incassare alleanze che altrimenti non riuscirebbe a trovare. Fino alle elezioni ne vedremo di tutti i colori, ma in realtà è una candidatura già bruciata in partenza.
2015-08-20 08:59:16
Schettino Ministro della Marina Mercantile
2015-08-19 23:10:13
Movimento 5 stelle. Tutti gli altri hanno avuto da destra a sinistra più di un occasione ed hanno clamorosamente fallito. La partitocrazia ci ha regalato decenni di disastri. Ora basta. Tornate a casa.
2015-08-19 22:44:22
ormai i cittadini napoletani sono in preda alla rassegnazione altro che nonpuotismo: la rassegnazione è un sentimento che si è inserito prepotentemente nelle menti ed ha debellato ogni velleità di reazione, il nonpuotismo è una constatazione che esistono fattori esterni quali leggi ,usi ed impedimenti di natura violenta o fortemente costrittivi di natura psicologica o volontà che vengono dall'alto con forza di legge. Premesso che le fiabesche primarie non hanno mai avuto a napoli esiti determinanti se non addirittura ridicoli , di conseguenza bassolino si esonererebbe dall'affrontarle . Saremmo interessati a conoscere sotto quale simbolo l'ex governatore si presenterà;la logica direbbe una lista civica, ma potrà mai bastare una misera lista civica ad un personaggio quale bassolino?considerando allora che bassolino è stato uno dei padri fondatori del partito da cui non è stato mai allontanato, almeno in modo ufficiale,per quale motivo non potrebbe essere il legittimo candidato quale sindaco della città? Bene,a questo punto provate ad immaginare il cancan che si scatenerebbe in italia contro il pd ed i suoi ineffabili capi ,quando ancora è negli occhi di tutti la vergogna della monnezza su tutti i media mondiali e le successive vicende napoletane dal fallimento della città alla attuale situazione di caos completo. Nascerebbe uno sconquasso nel pd di dimensioni ciclopiche che trascinerebbe il partito a consensi da prefisso telefonico e cancellerebbe tutta la dirigenza in modo inesorabile.
2015-08-19 22:18:04
Articolo e considerazioni interessanti. Stimo da anni Bassolino perchè conosco l'uomo e ho nostalgia di Politici del suo spessore, malgrado e nonostante i tanti errori. Errori che Lui stesso peraltro ha sempre riconosciuto. I Politici di questo periodo sono quisquilie a suo confronto. Ma se oggi lamentiamo l'assenza di dirigenti all'altezza non posso non riconoscere che tanta colpa deve assere addebitata allo stesso ex Governatore. Una delle sue colpe è stata appunto quella di non aver creato nel suo Partito una classe dirigente valida per il futuro. Ha lasciato mediocri segretari e insopportabili ex portaborse sistemati su poltrone che non sono degni di occupare, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Personalmente non credo in una candidatura di Bassolino, sono troppi i galli nel pollaio Pd pronti a saltare.... E in fondo, sono del parere che sia giusto guardare avanti. Vedrei meglio una collocazione di Bassolino in una cabina di regia in ambito PD, per ricompattare il Partito e per smorzarzare velleità in essere e quelle nascenti. Lui conosce tutti e ha un occhio su tutto....saprebbe scegliere il candidato giusto. Meglio cmq augurare alla città una presenza nutrita di volti nuovi, di outsiders, e che vinca il migliore.

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