Napoli, il bambino di Llorente all'ospedale Santobono. È protesta: «Curato prima degli altri»

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Ettore Mautone

Pronto soccorso del Santobono, domenica sera: in fila, davanti alla postazione degli infermieri dell’accettazione ci sono molte mamme e alcuni papà di tanti bambini alle prese con i sintomi e le afflizioni dell’influenza. Codici a bassa urgenza ma quando si tratta di bambini l’ansia dell’attesa crea tensione. Poco prima di mezzanotte da un’auto scende un giovane alto, avvolto in un giaccone scuro: ha un bambino di 3 o 4 anni in braccio, suo figlio. Si avvicina con passo svelto al gabbiotto del triage, spiega il motivo della sua presenza e attende in piedi. Una breve attesa e poco dopo viene richiamato da una porta laterale per la visita.
 

 

Sembra un volto noto. È prestante, biondo, con gli occhi azzurri, la barba incolta. Qualcuno lo riconosce. È un calciatore del Napoli, «l’attaccante» dice qualcuno. Qualcun altro pronuncia il nome: «È Llorente, Fernando Llorente». Tra i genitori in attesa c’è anche qualcuno che pensa a un autografo o di avvicinarsi ma non si fa in tempo. Lo spagnolo si dilegua dietro una porta. A quel punto c’è chi inizia a pensare a favoritismi e corsie preferenziali assicurate al calciatore e tra le mamme in attesa c’è chi prima borbotta, chi poi alza la voce. Qualcuna si avvicina minacciosa agli infermieri, c’è tensione e si sfiora un nuovo caso aggressione al personale sanitario. 
 

In realtà, a quanto si apprende, il bimbo che Llorente aveva in braccio era in codice giallo. Un piccolo incidente domestico, una caduta e il sospetto che potessero esserci conseguenze più gravi. In questi casi la prassi prevede immediati accertamenti. «Nessun favoritismo, solo un codice a maggiore urgenza - assicurano al Mattino i sanitari responsabili del pronto soccorso del Santobono - motivata dalla necessità di immediati accertamenti clinici per scongiurare la presenza di situazioni da affrontare con immediatezza. In pronto soccorso funziona così: chi è più grave ha la precedenza. Non chi è più famoso. E in quel momento, nel nostro pronto soccorso, c’erano tutti codici a bassa gravità che non dovrebbero nemmeno accedere a un pronto soccorso. L’emergenza e l’urgenza sono riservati ai codici gialli e ai codici rossi, i primi con pazienti in condizioni stabili ma suscettibili di evolvere verso situazioni di pericolo. I secondi in immediato pericolo di vita come accadde per Noemi». La tensione? «Domenica è stata una giornata molto intensa - aggiunge il dirigente medico - e più volte siamo stati costretti ad attivare l’intervento delle forze dell’ordine». 

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Da alcune settimane il presidio pediatrico del Vomero è collegato con una linea diretta con la Questura che consente, con il semplice sollevamento della cornetta e senza neppure comporre il numero, l’immediato arrivo della polizia. Uomini in divisa che anche domenica sera sono stati allertati e che sono giunti in ospedale in pochi minuti.

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«A differenza del passato - conclude il camice bianco - gli uomini in divisa ora si fermano con noi per un po’ di tempo in più. Sono cambiate le regole di ingaggio e dove prima prevaleva la fretta ora è percepibile una maggiore attenzione e presenza. Ci fa piacere, e ci rende più sicuri». In questo caso proprio la presenza del calciatore del Napoli ed il fatto che abbia ottenuto – secondo le accuse della donna - una visita più celere, ha fatto scattare prima le proteste della giovane mamma napoletana e poi il tentativo di aggressione andato avanti per alcuni minuti e poi sedato da altri operatori sanitari e dalle guardie giurate accorse. Lite definitivamente scongiurata proprio grazie al tempestivo arrivo delle forze dell’ordine che hanno steso un verbale. Domani all’ospedale del mare intanto, sarà montata la prima telecamera a bordo di un’ambulanza del 118.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 16:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA