Il ministro Manfredi rassicura:
«La nautica al centro del made in Italy»

Wednesday 1 April 2020
«La filiera della nautica è una filiera molto importante non solo per l’impatto economico ma anche perché è una filiera ad alta tecnologia e potrà essere uno dei punti di forza a livello italiano nella competizione internazionale nell’ambito dell’economia del mare, che è una delle leve decisive della crescita futura italiana a livello europeo». Con queste parole, dette anche in occasione della sua visita al Nauticsud di febbraio scorso, il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, in un colloquio telefonico con il numero uno della nautica da diporto, Gennaro Amato, ha sottolineato la considerazione rivolta al settore nautico da parte del Governo.

L’allarme lanciato dieci giorni fa dal presidente di Afina e Pni, le due maggiori associazioni italiane di categoria della nautica da diporto, ha dunque trovato nel dicastero dell’Università e Ricerca un sostegno per trovare una eventuale soluzione allo stop produttivo imposto dal DPCM del 22 marzo.     
 
«La capacità delle nostre aziende di stare sul mercato è legata anche al saper coniugare una grande tradizione con una grande capacità di innovazione, che è la chiave di volta per essere competitivi – dichiarò a Napoli il massimo dirigente del dicastero di ricerca e università -. Su questo punto io ritengo che l’Italia abbia molto da dire perché il sistema delle imprese ha questa grande capacità e se opportunamente sostenuto potrà essere uno dei punti di forza a livello italiano nella competizione internazionale nell’ambito dell’economia del mare, che rappresenta una delle leve determinanti di crescita futura a livello internazionale».
                    
Il ministro Manfredi, durante il lungo colloquio telefonico, ha ascoltato con attenzione le problematiche esposte da Gennaro Amato, che ha sottolineato quanto il segmento produttivo della nautica da diporto sia particolarmente esposto rispetto ad altri settori poiché trattasi di produttività che racchiude nel solo periodo stagionale primavera-estate l’attività di un intero anno di lavoro.
L’ipotesi per la nautica da diporto, che ha ricevuto le commesse di acquisto negli ultimi mesi del 2019 con le relative consegne tra aprile e giugno 2020, di restare ferma, segnerebbe non solo una perdita inaccettabile ma persino un “confinamento” produttivo e di economia sino al 2021, quando il ciclo produttivo riprenderebbe il suo corso. Un periodo troppo lungo che minerebbe indissolubilmente le 4.000 medie e piccole aziende della filiera nautica e il rischio per i 100mila lavoratori del settore.
 
«Il Governo sta mettendo a punto una serie di misure ed azioni pratiche per sostenere, sia in ambito economico, sia in quello assistenziale, aziende e lavoratori italiani – ha rassicurato il Ministro -, certamente i settori di eccellenza del made in Italy saranno al centro dell’attenzione e la nautica è sicuramente uno di questi». © RIPRODUZIONE RISERVATA