Campo di grano su Marte: ecco l'agricoltura spaziale

Sabato 26 Ottobre 2019 di Mariagiovanna Capone
Piedi ben radicati a terra e sguardo rivolto verso l'universo. Stefania De Pascale, ordinaria di Orticoltura e Floricoltura al Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi Federico II, è tra gli speakers di TEDxNapoli e il suo «Behind» sarà incentrato sull'origine della vita. Le piante saranno protagoniste di un racconto di una normale vita quotidiana, dal risveglio tra lenzuola di cotone, al caffè con lo zucchero, al dentifricio alla menta piperita e al cornetto ai cereali ripieno di cioccolato, fino all'aspirina se ci viene mal di testa. Ventiquattro ore su ventiquattro siamo immersi nel mondo vegetale e De Pascale ci accompagnerà per mano verso una consapevolezza che per alcuni sarà sorprendente. Ci farà comprendere l'importanza delle piante per l'umanità e tutto il mondo animale, perché «le piante possono vivere senza l'uomo, ma l'uomo non può vivere senza piante». La scelta degli organizzatori di invitare come relatrice questa scienziata napoletana è il suo coinvolgimento nel progetto di ricerca dell'Esa, l'agenzia spaziale europea, per la realizzazione di uno «space farming», un orto nello spazio che permetterà alle generazioni del futuro di potersi alimentare nel caso di insediamenti umani su Marte, Luna e stazioni orbitali. Il laboratorio Plant Characterization Unit (PCU), equipaggiato con sofisticati sistemi di coltivazione e di controllo ambientale specifici per la crescita delle piante, sarà inaugurato lunedì 4 novembre al Dipartimento di Agraria. Napoli è così sede del primo laboratorio in Europa, tra i pochi al mondo, interamente dedicato alla caratterizzazione delle piante per i sistemi rigenerativi di supporto alla vita.

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«Gran parte dell'umanità non è consapevole del ruolo svolto dalle piante sul nostro pianeta» spiega la docente. «Con TEDxNapoli mi sarà data occasione per rispondere alla domanda: cosa c'è dietro alla vita di tutti noi? Inaspettatamente la risposta è assai semplice ma quanti sanno che alle piante si deve tutto?». I vegetali in quanto organismi autotrofi producono ossigeno rimuovendo anidride carbonica dall'aria e rappresentano la base della catena alimentare. Noi umani abbiamo bisogno di ossigeno e rilasciamo anidride carbonica. Un matrimonio perfetto eppure non riusciamo a vedere le piante. «Questo fenomeno è stato studiato approfonditamente e prende il nome di Plant Blindness continua De Pascale - ed è definito come l'incapacità di vedere le piante nell'ambiente circostante, e, di conseguenza, di non riuscire a riconoscere la loro importanza per le attività umane e nella biosfera».

Un tema connesso alla conoscenza di una materia «poco studiato a scuola» eppure frequentemente alla ribalta mediatica attraverso campagne ambientaliste. Ora c'è il movimento Friday for Future e la giovane Greta sta avendo molta visibilità e viene vista soprattutto dai suoi coetanei come una paladina dell'ambiente. «Ma occorre fare le dovute precisazioni - prosegue la docente - Al di là degli allarmismi a cui siamo abituati nell'ultimo trentennio, quello che proverò a dire ai ragazzi è di cercare di acquisire conoscenza del mondo vegetale. Questi fenomeni social sono molto importanti e hanno un grande potere. Ma lo sono soltanto quando supportati dalla conoscenza. Ci facciamo prendere dall'entusiasmo e dall'ammirazione per una persona o una tematica, e dobbiamo accompagnare tutto ciò dai fatti. Se non sappiamo come funziona il nostro pianeta, allora si corre il rischio di ripetere frasi fatte, slogan bellissimi ma privi di azioni». Parlare è facile, fare è più complicato e occorre «riflettere sui messaggi pronunciati, altrimenti ci si nasconde dietro la bandiera dell'ambientalismo». Per la docente, i ragazzi del movimento Fff «non sono proiettati verso il fare, ma più per il dire. Perché c'è una lacuna culturale, parlano di argomenti che non conoscono affatto oppure di cui hanno perfino una infarinatura errata. Siate attenti, ragazzi: la conoscenza come studio è importante perché porta alla consapevolezza e al rispetto».

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Di questa curiosità per le piante, De Pascale ne ha fatto la sua professione e fare ricerca significa continuare a sapere, acquisire conoscenza. Non a caso è a capo del gruppo di ricerca del Dipartimento di Agraria della Federico II, che da oltre 20 anni studia aspetti biologici, agronomici e ambientali relativi alla coltivazione delle piante per lo spazio. Il laboratorio nasce dalla collaborazione con l'Esa nell'ambito del programma Melissa (Micro-Ecological Life Support System Alternative). «Obiettivo è analizzare e sviluppare sistemi e tecnologie per produrre cibo, rigenerare risorse vitali come acqua e ossigeno, riciclare rifiuti organici di varia natura per missioni spaziali di lunga durata» spiega la docente. «Le piante sono importanti per vita dell'uomo sulla Terra, e a maggior ragione se pensiamo a ipotetiche colonie su Luna e Marte». Alghe e piante, quindi, da far crescere nello spazio, in grado di assorbire l'anidride carbonica, riciclare i rifiuti prodotti dagli umani, produrre ossigeno, fornire cibo. «Ma queste risorse aiuteranno anche la Terra, in condizioni ambientali critiche come deserti o aree ghiacciate. Quello che va compreso è che oggi abbiamo bisogno di più piante per migliorare il nostro futuro. Ovunque: a casa, nei negozi, negli uffici, nelle città come in montagna. La protezione del nostro ambiente è legata al verde. Garantiscono la sopravvivenza del territorio e di noi umani». © RIPRODUZIONE RISERVATA