Apre Kikana, ristorante multietnico
della prima startup di migranti

di Rossella Grasso

Kikana nella lingua del Mali vuol dire vieni qua, in quella del Senegal vuol dire chi sei. In una parola è racchiusa la filosofia del locale a cui è stato dato questo nome: vieni qui e conosci chi sei e da dove vieni, o anche da dove vengono gli altri. Tutto questo è Kikana, il nuovo ristorante di cucina etnica che inaugura giovedì 26 ottobre dalle 19.00 in via del Parco Margherita 14, nel locale dove fino a poco tempo fa c’era lo Shisha, famoso Narghilè bar di Napoli. In cucina ci sono Bouyagui Konate’, del Mali e Shukri Kalif, del Senegal, che hanno messo su la prima startup di migranti a Napoli. Tobilì, che in lingua bambara vuol dire cucinare, è il nome della startup fondata da quattro migranti richiedenti asilo provenienti da Turchia, Armenia ed Egitto, da cui è iniziato tutto qualche anno fa. La piccola azienda fornisce servizi di catering multietnico, home restaurant e corsi di cucina. «Adesso apriamo il nostro ristorante – dice Shukri  orgogliosa – È un sogno che si realizza».
 

Le mani veloci di Bouyagui si intrecciano in cucina con quelle di Shukri e ancora con quelle di Pippo, storico gestore di Shisha e di Giulio dell’associazione LESS Onlus che ha sostenuto l'iniziativa dai suoi primi passi. Insieme hanno fondato l’associazione che delizierà i palati di tutti i gusti. «L’idea è quella di fare una cucina internazionale perché ognuno qui deve trovare qualcosa che gli piace – ha detto Bouyagui – non faremo solo piatti africani e mediorientali. Faremo una mescolanza». Ed è proprio questo il bello di Kikana: un luogo dove sentirsi a casa viaggiando con i sapori attraverso i continenti, seduti comodamente sui cuscinoni in stile arabo che decorano le sale. E proprio seduti a tavola che si conosce l’altro, a partire dalle sue tradizioni. Tra i piatti di punta carne con la mostarda, due tipi di couscous diversi, uno tabulè all’insalata, l’altro con broccoli, pollo e purea di patate e carote. Poi c’è il «riso della pace» con le verdure e il piatto tipico dei giorni di festa nel Senegal.  

La storia di Tobilì racconta come una startup possa anche creare integrazione. L’idea di fondare un catering multietnico l’ha avuta Bouyagui che è arrivato in Italia circa tre anni fa. Quando si è messo in marcia per la Libia e si è imbarcato per l’Italia era ancora minorenne. La sua prima impresa l’ha compiuta facendo quel terribile viaggio come tanti suoi connazionali. Quando gli si chiede perché è partito scuote la testa ma nei suoi occhi si legge la voglia di riscatto e la tenacia di chi crede che tutto sia possibile, basta una buona idea e tanto entusiasmo. 
Giovedì 26 Ottobre 2017, 12:24
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