Città della Scienza al MakerFaire:
dispositivi “open” ispirati ai telai

Domenica 20 Ottobre 2019
Macchine lineari per bambini ispirate agli antichi telai, oggetti esplorabili e attraversabili, dispositivi componibili, aperti, in continua evoluzione. Idee, progetti e prototipi sviluppati dagli studenti gli studenti di design dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli in occasione del workshop “Tramare” tenuto nei giorni scorsi negli spazi creativi del Dream FabLab di Città della Scienza sono tra i protagonisti della MakerFaire di Roma, in programma da venerdì 18 a oggi domenica 20 ottobre. L’appuntamento romano è il Maker Faire più grande al di fuori degli Stati Uniti e secondo al mondo per numero di visitatori con 105 mila presenze registrate nell’edizione del 2018.
 
A coordinare i lavori presentati a Roma sono stati Carla Langella, docente del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, Carla Giusti, direttore dell’Exhibition team di Città della Scienza, Stefano Converso, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma 3, e Fabio Borghese, direttore dell’associazione Creactivitas.
 
Incastri, attriti, tessiture dettano le forme di arredi trasformabili per bambini dall’ideazione alla fabbricazione digitale. Divisi in due gruppi, gli studenti hanno lavorato alla progettazione di un elemento d’arredo trasformabile e modulabile attraverso un approccio di tipo bioispirativo, sviluppato in base a riferimenti biologici. I due gruppi, lavorando rispettivamente su giunti ed incroci da un lato e attraverso le stampanti 3D dall’altro, hanno coniugato design e bioscienza realizzando oggetti Open Source, trasformabili e utilizzabili in diversi modi.
 
Al MakerFaire sono stati inoltre presentati anche i risultati del progetto “Villa Giaquinto”, un parco pubblico per bambini di oltre 9600 metri quadrati nel pieno centro storico di Caserta. Nel parco della città campana sono state installati i primi prototitpi di sedute realizzati dal Dream FabLab di Città della Scienza di Napoli in collaborazione con il progetto “Parco Open Source” promosso dall’Università Roma Tre e la rete FabLab Roma Makers.

Pensate, disegnate e stampate per essere “open”, le sedite si chiamano “fit it” e sono “open” perché l’idea di progetto che le presiede a il sitema Press-Fit, fatto di incastri rigorosamente a secco che rende evidente l’assemblaggio, lo rende “disponibile” allo sguardo e suggerisce inerentemente modifiche potenziali, oltre che facilitare le manutenzioni alle troppo frequenti vandalizzazioni. I pezzi possono essere smontati, anche solo col pensiero, oppure ricostruiti diversi, cambiare parti, disinnescare e aprire il sistema formale, pur mantenendo, nei buoni progetti, una chiara unitarietà, anche data dal materiale, il legno, estremamente malleabile e sostenibile anche a fine ciclo di vita. © RIPRODUZIONE RISERVATA