Cisco Academy in carcere:
«Così è cambiata la mia vita»

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di Rossella Grasso

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«Prima di iniziare questo corso non avevo la più pallida idea di cosa fare quando uscirò. Adesso lo so», racconta Giuseppe, 29 anni, detenuto al carcere di Secondigliano da quando ne aveva solo 22. Tra pochi mesi uscirà e ha già le idee chiare sul da farsi: «Il mio obiettivo è lavorare nella Cybersecurity – dice fiero – Diciamo come polizia informatica». Un radicale cambio di prospettiva, un piccolo «miracolo», che avviene tra le spesse mura del carcere di Secondigliano, casa circondariale di massima sicurezza alle porte di Scampia, grazie alla sede distaccata della Cisco Academy. Un corso di formazione altamente qualificante che Cisco, multinazionale specializzata nella fornitura di apparati di networking, offre ai detenuti, affinchè possano conoscere il mondo dei computers e dei sistemi di rete e scoprire l’infinito mondo delle nuove tecnologie. Un’opportunità per imparare tante cose e scorgere un futuro diverso, lontano dalla criminalità, che permette ai detenuti di reinserirsi nella società, e, una volta terminata la reclusione, trovare un lavoro qualificato e buttarsi alle spalle gli errori e una vita che li ha portati a compiere scelte sbagliate.

Il programma della Cisco Academy parte dalla conoscenza base del PC. Sono i detenuti stessi a spiegare con orgoglio come si svolge l’Academy nella piccola aula all’interno del padiglione Mediterraneo. «Partiamo dalla conoscenza degli elementi che compongono il computer, fino alle loro funzioni  – dice Sebastiano, 54 anni  – Tutte cose che prima dell’esperienza detentiva davamo per scontate. Probabilmente come quelle che riguardano la nostra vita: le diamo per scontate, poi quando ti viene a mancare qualcosa ti rendi conto che era essenziale». Per ottenere il primo livello gli allievi devono superare decine di complicati esami. «In carcere non abbiamo internet – spiega Nello, 32 anni – Per studiare e tenerci al passo abbiamo creato un sistema sia cartaceo sia offline attraverso un cablaggio che abbiamo costruito noi stessi. Poi ci sono gli appuntamenti con il docente della Cisco che viene qui da noi. E così facciamo esami e riusciamo a mantenere un ritmo parallelo con l’esterno». Gli allievi riescono a sostenere un esame ogni due settimane con ottimi voti e con un trend ottimo. Dopo i primi esami in italiano, si passa a quelli interamente in inglese come il livello Cisco Ccna, Cisco Network Associated. «È composto circa da 40 esami in inglese – spiega Giuseppe, che sta brillantemente superando tutti gli esami – Io mi sono cimentato in questa impresa perché mi sono appassionato tantissimo, pensa che studio anche in cella con il supporto del secondino. Tra poco uscirò da qui e continuerò il percorso da casa».

A Secondigliano l’impegno e la costanza dei detenuti è stato premiato con ottimi risultati ai voti degli esami e un coinvolgimento sempre maggiore che ha portato a 17 il numero dei partecipanti, tanto che bisogna fare a turno per sostenere gli esami on-lne e la permanenza in aula . «Tutto realizzato con grande disponibilità da parte di Cisco che ci ha anche donato 14 PC per la sala informatica – spiega Giulia Russo, direttrice del carcere di Secondigliano – E con una proiezione futura, perché i risultati lusinghieri dei nostri detenuti hanno senza dubbio infiammato gli animi di Cisco per cui si ammiccava a una possibilità per il futuro, quella a cui noi ambiamo, cioè la possibilità di realizzare il famoso salto di qualità da una rieducazione a una risocializzazione vera con l’inserimento nel mondo del lavoro». «Uno dei ragazzi che sta studiando all’interno della nostra aula, che è già avanti con gli studi, non finirebbe neanche la certificazione che avrebbe già un contratto di lavoro indipendentemente dal suo curriculum con i carichi pendenti», dice Lorenzo Lento, Teacher Local Academy Cisco, che ogni settimana segue i ragazzi negli studi.

Varie Cisco Academy sono state aperte dal 2000 a oggi in varie carceri, tra cui a La Spezia, a Milano Opera e Bollate, a Firenze dal 2014 presso l’istituto per minori, poi a Napoli all’ istituto di Nisida, reparto femminile, poi Monza e Regina Coeli. Pochi giorni fa ha aperto anche a Bollate nella sezione femminile. Un’esperienza quasi ventennale che ha portato a svariati successi. «Durante i corsi ho visto i detenuti piano piano socializzare, avere un radicale cambiamento nel loro modo di porsi, di vedere le cose – racconta Lento – C’è gente che faceva a botte quasi tutti i giorni, poi magari veniva sospeso, e quando ritornava non creava più problemi. Ce n’è uno in particolare che non ha più creato problemi in assoluto e che tra l’altro è uno dei più bravi. Qualcosa è successo». Lento racconta che molti dei suoi ex allievi delle varie Academy in Italia sono adesso impiegati con contratto a tempo indeterminato in grandi aziende come personale qualificato per la vendita di attrezzature informatiche. Poi c’è chi ha avuto ancora più successo. «Abbiamo già 3 esperti in sicurezza che lavorano per delle multinazionali - dice il coach Cisco – Ce n’è uno che ha scritto anche un libro, tra poco ci sarà anche un film su di lui, che ha 14 stabilimenti nel mondo e li gestisce lui a livello di sicurezza».
 

È il secondo anno che al carcere di Secondigliano partono i corsi dell’Academy e per chi li frequenta da allievo o da docente o per tutto lo staff del carcere è già chiaro che si tratta di una grandissima opportunità di riscatto. «I detenuti  sono anche persone che prima o poi usciranno da questi inferni, migliori o peggiori, e questo dipende soprattutto dalle azioni concrete delle  istituzioni,  non da loro», dice Lento. «Quando uscirò voglio insegnare a mia figlia tutto quello che ho imparato all’Academy», dice Francesco, 39 anni, che prima dell’esperienza detentiva non aveva mai avuto a che fare con un pc. Come lui sono in tanti che spesso hanno a malapena la terza media eppure si cimentano con passione e dedizione nelle complicate materie proposte dall’Academy. «All’esterno non ci pensi proprio a seguire un corso della Cisco che ti può dare la possibilità di lavorare  – dice Alessandro, 31 anni che in carcere dovrà rimanerci ancora per 5 anni – Le cose tecnologiche mi stupiscono, mi danno quell’emozione di sapere, di cercare cose nuove. Mi danno un’ispirazione incredibile».

«È quello che ci anima ogni giorno che noi veniamo a lavorare – dice la direttrice Russo – L’idea di poter tirare fuori da almeno uno di loro una prospettiva completamente diversa di vita». Una missione che con il suo staff porta avanti proponendo ai detenuti una miriade di attività per mettere a frutto in maniera positiva le capacità di ognuno. A Secondigliano da poco è stato inaugurato il Polo Universitario Penitenziario della Campania in collaborazione con la Federico II, poi ci sono corsi professionalizzanti di ogni genere, supporto alla genitorialità, lavori socialmente utili, biblioteca, una compagnia teatrale, musica e anche la prima officina meccanica in un carcere autorizzata a compiere revisioni alle auto della polizia, tutto in un penitenziario che ospita oltre 1400 detenuti. «Riuscire ad avere la certezza che il carcere rappresenti una possibilità definitiva di riabilitazione non è possibile ma è la nostra mission  – ha concluso l’energica direttrice – Fuoriescono numeri piccoli in termini di successo, ma anche se noi riusciamo per ogni attività a dare concretezza attraverso degli strumenti veri anche a piccoli numeri, per me esiste l’effetto moltiplicatore. Un papà che ha raggiunto un risultato, un fratello che è uscito dal carcere e mostra altri orizzonti alla sua famiglia è chiaramente la possibilità di un effetto moltiplicatore. Bisogna fare i conti anche con chi si è ringalluzzito nella propria criminalità ma questo non ci deve far demordere rispetto alla presenza di detenuti che invece hanno avuto solo mancate occasioni».

La Cisco Academy nelle carceri sta avendo un grandissimo successo, tanto da aver da poco inserito un nuovo programma che riguarda l’Industria 4.0. Chi non riesce a fare la parte Networking, Rete e Telecomunicazioni, può occuparsi di disegno e della creazione di oggetti bidimensionali e tridimensionali da stampare in 3D. «Questo cambierà veramente per loro il modo di porsi verso un lavoro che camba perché l’industria 4.0 è già oggi. Sarà per pochissimi però si farà in un carcere», ha concluso Lento.
Lunedì 25 Marzo 2019, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 25-03-2019 15:38
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