Napoli milionaria per le startup:
già undici fatturano oltre sei zeri

di Rossella Grasso

Nella città dove c'è sete di lavoro, imperversa la fuga dei cervelli e i contratti sono un'utopia per pochi, l'innovazione sembra essere la risposta giusta. Per la prima volta Napoli si attesta al terzo posto nella classifica delle città per numero di startup innovative. Sono 330 tra il capoluogo e la provincia, il 2,7% in più rispetto a giugno 2018. Ma non è finita qui. Sono in 11 a fatturare oltre un milione di euro all'anno, sei di queste raggiungono già i 5 milioni di euro nel 2018. Se la Campania resta al quinto posto della classifica delle Regioni per numero, il fatturato fa ben sperare con ben 19 startup che dichiarano più di un milione di euro.

IL SEGRETO DEL SUCCESSO
Qual è il segreto del successo che ha portato 11 startup a Napoli a superare il milione di fatturato? «Il team di persone con cui costruisci un'impresa anche rischiosa e quella che nelle slides traduciamo come resilienza, ovvero la cazzimma», spiega Gianluca Perrelli, Chief Marketing Officer&Country Manager di Buzzoole. La startup è nata nel 2013 e ha sviluppato una delle migliori piattaforme di influencer marketing al mondo. Tutto orgogliosamente made in Naples. Buzzoole ha chiuso il 2017 con un fatturato di 4,45 milioni e prevede un incremento dell'80% per il 2018. Una crescita trascinata, per oltre il 50%, dall' internazionalizzazione. Oltre a Napoli, Roma e Milano, Buzzoole ha aperto una sede anche a Londra e New York per un totale di 75 dipendenti con una media di 30 anni di età. Una buona idea imprenditoriale che ha trovato il supporto di svariati investitori tra cui Impulse VC e R301Capital e Intesa Sanpaolo con i suoi strumenti finanziari ad hoc per le startup. Buzzoole ha intercettato subito quella che sarebbe stata una grossa richiesta del mercato declinato in un nuovo tipo di marketing fatto sui social da persone reali e per questo più credibile. Lo studio costante gli permette di anticipare i trend e di avere successo nelle proprie campagne social. «Abbiamo dimostrato che un'azienda che viene da un mercato meno evoluto come al Sud continua Perrelli è in grado di competere a livello internazionale. L'importante è investire nelle risorse e nello sviluppo di nuove tecnologie».

Ne è convinto anche Antonio Caraviello, Ceo di Sophia High Tech, 31 anni che ha puntato tutto sulla forza di volontà. «Lo spirito di sacrificio mio e del team è quello che ci ha fatto crescere racconta Sono stato cameriere, venditore porta a porta e poi ingegnere. So cosa vuol dire rimboccarsi le maniche». Sophia è nata cinque anni fa dalle chiacchierate serali su Skype di un gruppo di ingegneri neolaureati, ognuno impiegato in una grande azienda in diverse città d'Europa. La voglia di mettersi in gioco e tornare a casa ha dato vita a Sophia, che ha sede a Poggiomarino, produce e progetta strutture meccaniche in materiale composito e da polveri metalliche. Ha sviluppato know how per l'aerospazio e la difesa tanto da arrivare a costruire parti per il lanciatore Vega dell'Esa e ad aprire una sede in Repubblica Ceca. «Abbiamo voglia di rischiare continua Caraviello accettiamo commesse che gli altri abbandonano. Conosciamo la lingua inglese che, sembra strano a dirsi, nel 2018, non è scontato».

Parole d'ordine «ricerca» e «innovazione», le stesse che dal 2015 accompagnano la nascita e la crescita di Neilos, startup di Piano di Sorrento. L'azienda offre servizi di ricerca, sviluppo e marketing strategy in ambito farmaceutico e parafarmaceutico. «L'obiettivo è quello di creare prodotti innovativi e unici, creati ad hoc in base alle esigenze delle aziende nostre clienti spiega il Ceo Antonio Bagnulo, 35 anni Lo facciamo valorizzando le idee, collaborando con atenei e gruppi di ricerca, mettendoci passione e tanto lavoro». Così in soli tre anni hanno brevettato svariati prodotti e sono passati da 4 a 20 dipendenti. Adesso sono in cerca di nuove figure professionali da inserire in organico.

DALL'EURO ALLE CRYPTOVALUTE
Crescono di 15 unità all'anno anche i dipendenti di Unicoenergia, società di sistemi energetici integrati specializzati in mobilità elettrica. «In tre anni siamo cresciuti del 300%, siamo passati da 20mila euro di fatturato a oltre 9 milioni in 36 mesi - racconta il Ceo Aldo Arcangioli Una specie di follia giovanile ci spinge a una costante sperimentazione per rendere più glamour un settore pieno di concorrenti. Siamo il primo e unico operatore europeo ad accettare il pagamento delle bollette in cryptovalute». L'azienda punta sulla mobilità green e ha una rete di 150 colonnine per ricaricare le auto in tutta la Campania. Arcangioli, che ha lavorato per 20 anni ad Abu Dhabi, ha capito che la vera forza sono i giovani. Tanto che i suoi 42 dipendenti non superano i 30 anni di età e per l'80% sono donne. «La ricerca è fondamentale continua nei nostri laboratori lavorano circa 70 ingegneri provenienti dai migliori atenei».

Sui giovani punta anche Kineton, nata nel 2017 che offre servizi di ingegneria in ambito automotive, media e telco. Fortemente legata al mondo universitario, finanzia ogni anno dottorati di ricerca e, ad Aprile scorso, ha anche attivato un'Academy garantendo una borsa di studio a 30 studenti di ingegneria che hanno superato le selezioni iniziali. La sfida era inserire nel lavoro 10 di loro, a tre mesi dalla fine dei corsi ne hanno assunto circa il 90%. «Competenza, serietà e la giusta dose di follia di chi sogna in grande. Questi tre elementi combinati al grande entusiasmo tipico dei campani sono stati gli ingredienti del successo di Kineton spiega Giovanni Azzarà, direttore commerciale - La Campania e Napoli sono un'eccellente punto di partenza per chi vuole diventare un'azienda internazionale, sia perché ricche di giovani ingegneri provenienti da ottime realtà universitarie, e accomunati dalla voglia di emergere come professionisti, sia perché incarnano le nostre radici e la nostra cultura che non vogliamo disperdere». 

Orgoglioso di aver avviato una startup di successo a Pomigliano d'Arco è Antonio Zinno, Ceo di Linup che fornisce un sistema integrato hardware e software che consente di introdurre nelle PMI concetti, metodologie e strumenti di analisi del processo produttivo utilizzati fino ad ora esclusivamente dalle grandi imprese. L'obiettivo è quello di creare dispositivi anche indossabili che consentano di lavorare meglio e con più precisione garantendo zero scorte, zero errori, zero interruzioni del ciclo di lavoro. «Abbiamo intercettato in anticipo le esigenze della nuova industria 4.0 dice lo abbiamo fatto in una struttura piccola, una startup, ma più agile nel prendere decisioni e sviluppare idee. Quest'anno raddoppieremo il nostro fatturato. Per noi il successo è creare lavoro in un luogo non ricco ed evitare la fuga dei cervelli. La nostra ambizione è allargarci ai mercati internazionali, abbiamo iniziato da Brasile e Cina, ma lasciando sempre la base a Napoli e dimostrare che le cose si possono fare bene anche qui».

Ci ha visto lungo anche Giovanni Mannara, Ceo di Ivm, startup che costruisce strumenti per la diagnostica in campo ferroviario. La startup ha realizzato un sistema portatile in grado di pesare un treno e la forza scaricata a terra da ciascuna ruota per conoscere lo stato di salute dei binari. Adesso stanno studiando il modo per fare una buona diagnostica anche dall'interno del treno, per avere un risultato sempre più preciso e in tempo reale. «Non c'è un segreto per il successo, se ci fosse me lo venderei dice scherzando Deriva solo dalla qualità del lavoro e dal saper intercettare talenti. L'intelligenza napoletana non è comune a tutti».

LA CARTA DEL VINO
Poi c'è Viniexport, la grande piattaforma per vendere e comprare vino in tutto il mondo. Un distributore digitale di vino che mette insieme oltre 5.000 etichette, un'idea che porta un fatturato superiore ai 2 milioni. Nel 2017 ha ricevuto dal presidente della Repubblica il premio nazionale per l'innovazione nei servizi. Un successo dovuto al software di Viniexport, che accorcia la filiera, velocizza il commercio di vino, permette ai buyer di ottimizzare il budget di acquisto su più denominazioni mantenendo un unico referente per la gestione post vendita, ed infine permette ai produttori di avere un accesso equo e gratuito a tutti i grandi buyer internazionali senza sacrificare margini di guadagno.

Da una tradizione di famiglia nasce la startup innovativa di Scala, da 102 anni grosso venditore di automobili a Pozzuoli. Giunti alla terza generazione di imprenditori, nel 2015 hanno deciso di rivoluzionare il sistema di vendita garantendo al cliente un servizio a 360 graDI su tutto ciò che riguarda l'auto. «Dalle autoriparazioni alle assicurazioni all'autonoleggio vogliamo stare al fianco del cliente per ogni sua esigenza», ha detto Scala, Ceo della startup. Sono partiti con 4 dipendenti e oggi ne annoverano 13. Nell'elenco c'è anche ItPas, nata nel 2015 con sede al Centro Direzionale. La mission è quella di elaborare una proposizione commerciale che, utilizzando la leva dell'innovazione, fornisca competenze, prodotti e soluzioni per indirizzare i nuovi bisogni di customer insight. Propone consulenza informatica in tutta Italia mediante un  accurato lavoro di ricerca e sviluppo di soluzioni originali e innovative, rispondenti a tutte le esigenze del cliente, partendo dalla fase di raccolta ed analisi dei requisiti utente, passando per la progettazione, realizzazione, collaudo e messa in campo del prodotto, e seguendo il cliente anche nella successiva fase di manutenzione con attività di monitoraggio e controllo. Infine c'è Aero Gama, startup con sede a Giugliano, consulenti di organizzazione aziendale.

Per Valeria Fascione, assessore con delega alle Startup della Regione, il posizionamento di Napoli come terza provincia italiana per numero di startup innovative è un dato importante per l'economia regionale che conferma il momento di grande fermento imprenditoriale che caratterizza la Campania. «Come giunta regionale abbiamo sostenuto la nascita di nuove imprese ad alto contenuto innovativo - ha detto - sono infatti 119 i progetti finanziati con 23 milioni nel corso del 2018. Le startup sono fondamentali per innestare innovazione nel tessuto economico, nelle aziende tradizionali, oltre che nella PA. Per sostenere il consolidamento di queste giovani aziende e il loro posizionamento sul mercato, abbiamo recentemente ammesso a finanziamento 162 progetti di trasferimento tecnologico e di studi di fattibilità per un totale di 85 milioni, in cui numerose startup hanno trovato opportunità di collaborazione con aziende già affermate e centri di ricerca». Felice del posizionamento di Napoli in pole position tra le città italiane anche Antonio Prigiobbo, fondatore di NaStartup. «Un traguardo che vale di più rispetto alle altre regioni ha detto considerato che al Sud ci sono meno servizi, la burocrazia è più lenta e persiste un modo di fare imprenditoria vecchio stampo, molto legato ai fondi pubblici e poco alla voglia di novità».
Martedì 30 Ottobre 2018, 20:00
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