Nuovi mestieri, leggi e competenze
verso l'industria 4.0

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di Rossella Grasso

L’inizio della rivoluzione dell’industria 4.0 sta portando a cambiamenti radicali, a partire dalla nascita di nuovi mestieri fio ad arrivare a una nuova legislazione. In che modo il mondo sta cambiando e come le aziende possono tenere il passo? Se ne è parlato durante il convegno “Industria 4.0 e lavoro 4.0: le sfide della rete” presso la sede dell’Unione Industriali di Napoli.

Nonostante il Piano Nazionale per l’Industria 4.0 stilato dal Governo, l’Italia sembra essere ancora poco avanti nel processo di trasformazione. Secondo i dati emersi durante il convegno si lavora con i pc ancora poco negli uffici, il numero dei laureati sta diminuendo e l’utilizzo di internet non aumenta per performance e diffusione. In questo scenario diventa fondamentale la formazione continua. Per Francesco Caputo, ordinario del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione dell’Università Luigi Vanvitelli, una specializzazione troppo spinta porta a un irrigidimento mentale: “Si perde quella flessibilità necessaria per affrontare cambiamenti rapidi come quelli che stiamo vivendo. Per cui sono importanti gli hard skills, le competenze molto specifiche, ma non vanno sottovalutate le soft skills, la preparazione di base”. Ed è proprio in questo senso che stanno andando le Università con l’appoggio delle aziende.
 


C’è aria di cambiamento anche nel diritto. Basti pensare all’avvento dei robot che sostituiscono sempre più l’uomo, dei macchinari e della cyber security che deve vigilare su una quantità imponente di dati sensibili. Cambiano anche i ruoli e si creano professioni ex novo. Scompare il ruolo dell’operaio semplice e il ruolo dell’operaio specializzato si concentra su poche mansioni con altissimo tasso di responsabilità: l’ impostazione dei macchinari per la piena personalizzazione del prodotto e problem solving, per risolvere le problematiche nate dai sistemi informatici che governano la produzione.  Scompare le gestione manuale della logistica interna allo stabilimento: il lavoratore imposta il sistema informatico che si occuperà poi automaticamente di gestire lo stoccaggio del materiale nel modo più efficiente. Nasce la figura dell’Innovation Manager, preposto alla pianificazione e alla gestione del cambiamento e dell’innovazione in azienda. Attraverso l’installazione di sensori e webcam, l’andamento produttivo potrà essere monitorato da remoto, attraverso Ipad, smartphone e computer di casa, il che renderà possibile individuare i problemi e risolverli a distanza Centralità dell’Innovazione. E inoltre per mantenere la competitività dell’Impresa, Ricerca e Fabbrica dovranno lavorare insieme e di conseguenza cresceranno gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, l’assunzione di maestranze high-skilled e la formazione continua del personale già in forza all’azienda.
In questo scenario la buona notizia è che, nonostante l’automazione incombente, gli imprenditori sono convinti che questo non farà diminuire l’occupazione. “Due persone su cinque che entro il 2020 troveranno un’occupazione avranno una qualifica elevata, il 5% in più rispetto al 2016", ha spiegato Antonio Maria Zinno, Consigliere di ICT Skills Lab e Presidente di SSM,
Mercoledì 26 Aprile 2017, 13:17 - Ultimo aggiornamento: 26-04-2017 16:25
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