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Alessandro Maja e l'accordo patrimoniale con la moglie. «Era ossessionato dai soldi». Le nuove piste sul movente

Gli inquirenti formulano altre ipotesi sul movente della strage oltre alla separazione e ipotizzano prestiti extra-bancari o operazioni finanziarie spericolate

Domenica 8 Maggio 2022
Samarate, Alessandro Maja e l'accordo patrimoniale con la moglie «Era ossessionato dai soldi». Le nuove piste sul movente

Potrebbe non essere l'imminente separazione il movente della strage familiare avvenuta a Samarate, nella villetta familiare in via Torino in cui Alessandro Maja, geometra e interior designer milanese ha ucciso la moglie Stefania Pivetta, la figlia 16enne Giulia e ridotto in fin di vita Niccolò Maja, 23 anni, che ora lotta tra la vita e la morte. Tra le piste al vaglio degli inquirenti c'è anche quella di possibili spericolate operazioni finanziarie "segrete" compiute da Maja, investimenti sbagliati e prestiti con persone sbagliate, che forse avrebbro potuto minacciarlo. 

Tutte ipotesi ancora, in attesa che il killer racconti le proprie verità nell'interrogatorio di garanzia che potrebbe svolgersi già la settimana prossima. Al momento è stato rinviato perchè come hanno spiegato i suoi avvocati Maja «non è in condizioni di sostenere un interrogatorio», tanto da uscire dal carcere solo 30 ore dopo esserci entrato, per finire ricoverato nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Gerardo di Monza.

 

L'accordo tra Alessandro Maja e la moglie

Tra gli elementi che provano una estrema preoccupazione per il denaro da parte dell'architetto ci sarebbe anche un atto notarile che secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera, i coniugi Alessandro Maja e Stefania Pivetta hanno firmato il 31 gennaio 2018. I due, davanti a un notaio di Gallarate, hanno istituito un fondo patrimoniale «destinando a far fronte ai bisogni di famiglia» la società di Maja. Tra i passaggi più rilevanti dell'atto si sottolinea che «nei confronti della “Jam e Vip srl” marito e moglie «vengono delegati ed autorizzati a riscuotere gli utili di pertinenza delle rispettive quote di partecipazione, fermo restando che detti utili dovranno, comunque, essere utilizzati per i bisogni della famiglia». I due coniugi erano sposati dal 1992 in regime di separazione dei beni e la moglie deteneva la maggioranza delle quote della società del marito. 

I familiari: ossessionato dalla paura della povertà

La paura di perdere il proprio status economico e l'ossessione per la povertà di Alessandro Maja emergono anche dal racconto dei familiari ascoltati dagli investigatori, che affermano che Maja prospettava un futuro di estrema povertà. Questi ultimi hanno rivelato come il geometra avesse spesso parlato della paura di perdere denaro, della fatica a recuperare gli affari allo stesso ritmo pre-pandemia, e che negli ultimi tempi avesse più volte rivolto alla moglie e ai figli richieste di "risparmiare" e porre attenzione alle finanze di casa. 

Le indagini sui conti dell'azienda

Intanto la Procura ha disposto il sequestro di computer e documenti negli uffici dell'azienda di Maja, la «Jam e Vip srl» sul Naviglio Pavese a Milano. Dall'analisi delle carte ufficiali i conti dell'azienda sembrano "in ordine" e niente lascia pensare a una situazione di pericolo finanziario. Gli inquirenti hanno evidenziato un sostanzioso giro di «nero» e il fatto che tra le ultime commesse, soprattutto di locali commerciali, fossero in crescita i clienti della comunità cinese. L'unica perdita ammonta a 16mila euro di morosità di un inquilino in affitto in una delle case di proprietà dell'azienda. 

Così ha ucciso moglie e figlia di 16 anni

La sequenza dei delitti è stata ipotizzata dai carabinieri del Comando Provinciale di Varese, anche se sono attesi i risultati delle autopsie iniziate oggi. La prima ad essere colpita è stata Stefania, che dormiva al piano di sotto della villetta gialla acquistata a fine anni '90 dopo che la famiglia si è trasferita a Samarate da Milano. La donna non dormiva nel letto coniugale, o perché tra i due le cose effettivamente non andavano più bene, o perché si era addormentata sul divano con il cane, come ha detto suo padre due giorni fa. Poi è stata la volta di Giulia che è stata colpita mentre dormiva così come Nicolò, che è stato l'ultimo e forse ha avuto la forza di reagire. E ora è ancora vivo. Dopo aver compiuto i gesti, Maja ha finto di togliersi la vita bruciandosi un sopracciglio con un cerino, poi è uscito in mutande sul balcone urlando: «Finalmente ci sono riuscito». e infine, negli accompagnamenti tra l’ospedale e il carcere, avrebbe detto: «Li ho uccisi io, sono un mostro». 

Ultimo aggiornamento: 14:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA