Autostrade, Aspi: nodo-Covid sulle tariffe, via ai controlli in tempo reale

Venerdì 13 Novembre 2020 di Rosario Dimito
Autostrade, Aspi: nodo-Covid sulle tariffe, via ai controlli in tempo reale

Aspi prova a dare una risposta tecnologica alle polemiche rinfocolate dagli arresti dell’ex ad di Atlantia Giovanni Castellucci e di due ex manager sulle barriere, digitalizzando 3 mila km di tratte su oltre 4.500 opere attraverso un accordo fra Autostrade Tech, Fincantieri Nextech e Ibm relativo alla manutenzione congiunta di un sistema di nuova generazione per il monitoraggio e la sicurezza delle infrastrutture autostradali, che entrerà in esercizio sulla rete alla fine del mese.

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«La piattaforma consentirà di monitorare le nostre infrastrutture con sistemi di intelligenza artificiale, aumentando ulteriormente l’efficienza e la trasparenza dei controlli che vengono svolti da ispettori di qualificate società esterne», commenta Roberto Tomasi, ansioso di accreditare il new deal di Autostrade. Ma la bufera giudiziaria sollevata dagli arresti in relazione a un’inchiesta in piedi da oltre un anno, e caduta nel momento probabilmente più delicato, inevitabilmente si riflette sulle mosse future legate alla cessione a Cdp di Aspi da parte di Atlantia. 


LA TRATTATIVA
Martedì scorso al ministero del Tesoro si sarebbe svolto un incontro fra Carlo Bertazzo, Maria Martoccia e Glauco Zaccardo, entrambi dirigenti del Mef, per discutere del Piano economico finanziario (Pef) che è paralizzato nel gioco a rimpiattino fra Mit, Art e Tesoro stesso. Va detto che negli ultimi giorni è cresciuto il pressing di Via XX Settembre per risolvere il nodo tariffe - dove però il ruolo di questo ministero non è così centrale come gli altri - che è uno degli ostacoli nella trattativa con Cdp, dove però le recenti vicende giudiziarie hanno avuto l’effetto di raffreddare l’interesse di Blackstone e Macquarie, compagni di cordata dell’istituto di Via Goito. Che a questo punto rischia di restare solo a trattare l’acquisizione in uno scenario che potrebbe tornare indietro a settembre quando la società del Tesoro e delle Fondazioni era seduta al tavolo negoziale con Atlantia per rilevare il 33% mentre la quota residua rispetto all’88% della holding sarebbe stata oggetto di dual track.


Il raffreddamento dei due investitori internazionali avviene a ridosso della scadenza del 30 novembre posta da Atlantia per ricevere un’offerta binding da Cdp, dopo aver bocciato perché «non conformi» le due proposte non vincolanti sulla base di una valorizzazione di 8,5-9,5 miliardi per il 100%. Alla luce degli ultimi fatti, di alzare l’offerta non se ne parla. In alternativa Atlantia si è lasciata aperta la strada del processo competitivo a favore di investitori vari attraverso la scissione proporzionale da varare con l’assemblea del 15 gennaio.


Nonostante il pressing del Tesoro per chiudere con Cdp, di ostacoli ce ne sono ancora molti. Ieri per esempio è tornato sul tavolo il tema della manleva, sollevato dal viceministro del Mise Stefano Buffagni, che la holding dei Benetton dovrebbe rilasciare alla Cassa in relazione alle vicende passate oggi sub iudice, e ciò potrebbe incidere sulla definizione del valore di Aspi. Ma di garanzie il gruppo Benetton non ne vuol rilasciare, come dimostrato nei due precedenti negoziati.


SPESA STORICA
L’altro scoglio è la perdurante mancata approvazione del Pef dove l’Autorità dei trasporti (Art) ha espresso rilievi sul fatto che Aspi intende realizzare 1,2 miliardi di manutenzioni aggiuntive. Secondo l’Autorità la concessionaria dovrebbe proseguire nella spesa storica pari a 280 milioni l’anno ma a questo punto il governo si troverebbe nella posizione scomoda di imporre ad Aspi di fare meno manutenzioni che è invece il centro delle accuse mosse alla precedente gestione. Il paradosso potrebbe essere evitato considerando la differenza tra 280 milioni e 1,2 miliardi alla stregua di investimenti e non manutenzioni. Di questo compromesso burocratico stanno discutendo Mit, Mef e Art. L’ultimo scoglio è il recupero-traffico per i danni provocati dal Covid, che ha ridotto fortemente i ricavi. Serve un regolamento del Mit che però questi non ha ancora adottato nonostante il pressing dell’Art. Ecco perché la cessione di Autostrade rimane in stand by.
 

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