A piedi da Bolzano a Roma, la sfida di Matteo per il Bambino Gesù: «Dopo la morte del mio amico, salvo i bimbi dal cancro»

Venerdì 11 Settembre 2020 di Giuseppe Scarpa
A piedi da Bolzano a Roma: «Salvo i bimbi dal cancro»

Cammina sul ciglio della strada. Pantaloncini blu, scarpe da tennis grige, zaino in spalla con attaccato dietro, ben visibile, un giubetto giallo catarifrangente. Le macchine sfilano accanto a Matteo Luddeni di professione soldato, 25 anni in servizio al 4° Reggimento Aviazione Esercito Altair. Il ragazzo si è dato un obiettivo. E in 18 giorni l'ha raggiunto, mettendo sotto le suole delle scarpe più di 600 chilometri: Raccogliere 10mila euro per la lotta contro i linfomi. Il tesoretto è stato poi destinato all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Un'eccellenza nel settore.

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Luddeni ha così trasformato il lutto per la scomparsa di un amico, morto a causa del cancro, in un'occasione per dare una speranza agli altri, ai più piccoli. «L'ho deciso dopo la morte del mio migliore amico. Aiutatemi ad aiutare il prossimo per una vita migliore», scrive su Facebook il giorno in cui decide di affrontare il viaggio.
 

IL VIAGGIO
Luddeni parte venerdì 7 agosto da Bolzano. La meta finale è Lariano, poi diventa Roma. Promette di documentare tutto via social network. Così il percorso solitario di uno sconosciuto si trasforma in un viaggio con tante persone che gli fanno compagnia, lo incoraggiano via Facebook e Instagram. Da vagabondo che cammina da solo lungo il ciglio delle strade provinciali, in pochi giorni diventa un volto conosciuto. «Sono riuscito a coinvolgere un grandissimo numero di persone - racconta il 25enne - riscontrando un'inaspettata risposta e ricevendo tantissime donazioni».

La preparazione prima del cammino è meticolosa. Precisa, figlia anche della formazione militare. Uno zaino con all'interno una tenda, un sacco a pelo, un tappetino da palestra, un kit medico, un telo per la pioggia, una water bladder di 3 litri, «in questo modo potevo bere senza dovermi fermare», una torcia per percorrere i tratti notturni, tre magliette, tre paia di pantaloncini tecnici, «così da non far irritare le gambe a causa dello sfregamento», un cappello jungle «servito anche per farmi scrivere delle dediche dalle persone che mi hanno ospitato e sono state gentili con me», una power bank con il pannello solare per ricaricare il cellulare, due bastoncini da trekking «per aiutarmi nei tratti in salita sono state la mia salvezza». Insomma, sottolinea Luddeni «tutto quello che un militare ben addestrato porterebbe con sé».

Racconta la sua storia il giovane soldato e quasi si commuove. «È stato fantastico, non c'era nulla di programmato. Ho dormito, quasi sempre in tenda, mi guardavo intorno e sceglievo il posto che mi permetteva di stare al riparo dai pericoli».

L'ARRIVO
Avventura a parte Luddeni aveva un obiettivo preciso. Veicolare un messaggio e raggiungere un piccolo gruzzoletto da donare. Il cammino di solidarietà ha generato altra solidarietà quasi inaspettata come spiega il 25enne soldato, «ho trovato delle persone fantastiche che mi hanno accolto a braccia aperte nelle loro case. La loro generosità mi ha colpito perché, anche se ero un estraneo, una volta raccontata la mia storia, mi hanno trattato come uno di famiglia». Dopo 18 giorni arriva nella Capitale. La meta finale, il 25 agosto, è il Bambino Gesù. Qui una delegazione di sanitari l'accoglie all'ingresso.
Matteo indossa una maglietta, al centro una foto dell'amico scomparso. I medici dell'ospedale pediatrico gli regalano un pannello realizzato dai bambini-pazienti con scritto «ben arrivato, traguardo raggiunto». Adesso il militare vuole organizzare un'altra raccolta fondi: «Nel 2021 farò un'altra impresa per aiutare il prossimo, la sto progettando. Questa volta non sarò da solo ma con un amico speciale».

Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA