Bus Milano, l'autista: «Volevo usare i bimbi per tornare in Africa». Salvini: «Infame, via la cittadinanza»

Giovedì 21 Marzo 2019

Non si è pentito di avere terrorizzato 51 bambini per oltre un'ora, salvati solo grazie a uno di loro che è riuscito a dare l'allarme e alla prontezza dei carabinieri. Anzi, Ousseynou Sy, ormai ex autista e 'lupo solitariò che da ieri è rinchiuso in carcere dopo aver dirottato il bus che guidava e avergli dato fuoco mentre i ragazzini si lanciavano fuori dai finestrini, spera che il suo folle «segnale» sia arrivato a destinazione. 

«L'ho fatto per l'Africa, perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare», ha ripetuto a chi l'ha incontrato a San Vittore, aggiungendo che l'ultima tappa della sua delirante corsa sarebbe stata l'aeroporto di Linate: «Volevo prendere un aereo e tornare in Africa e usare i bambini come scudo». 

In attesa dell'interrogatorio davanti al gip, domani pomeriggio, l'avvocato Davide Lacchini ha annunciato che è pronto a chiedere una perizia psichiatrica, mentre il procuratore aggiunto Alberto Nobili e il pm Luca Poniz passano in rassegna il suo passato e i suoi contatti, anche quelli in Senegal, escludendo però collegamenti con l'Isis o gruppi jihadisti. Gli investigatori puntano ad acquisire integralmente e analizzare quel 'video-manifestò, partito dal suo canale privato su YouTube, nel quale Sy aveva presentato quel «gesto eclatante». 

E stanno cercando di capire se ce ne siano altri in circolazione, oltre ad aver sequestrato materiale informatico nella sua casa a Crema. «Questa cosa l'avevo in mente da un pò», ha ribadito il 47enne, confermando la premeditazione e come fattore «scatenante», come ha messo a verbale davanti ai pm, il caso della nave Mare Jonio, «la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso». Per gli inquirenti, però, Sy mente quando sostiene che non voleva fare del male, che l'incendio è divampato in modo accidentale dopo l'ultimo speronamento di un'auto dei carabinieri e che il suo fine era andarsene in Senegal con un aereo. Non aveva un biglietto, non aveva niente con sé. I bambini, invece, lo ricordano bene con quell'accendino in mano, lo brandiva «minacciando di darci fuoco». 

E le fiamme in quel mezzo che lui aveva cosparso di benzina si sono sprigionate proprio mentre i primi ragazzi riuscivano a saltare fuori. Un rogo da lui appiccato, secondo le indagini, proprio in quel momento. Nella carcassa del pullman è stato ritrovato anche il suo coltello bruciacchiato. Strage (che nell'ipotesi senza vittime prevede una pena massima di 15 anni) con l'aggravante della finalità terroristica, sequestro di persona, resistenza e incendio, le accuse contestate nella richiesta di convalida dell'arresto e di custodia in carcere. 

Per quell'uomo all'apparenza tranquillo, cittadino italiano da 15 anni (divorziato e con due figli), che continuava a guidare i bus della Autoguidovie, malgrado due precedenti. Aveva già mentito all'azienda più di una decina d'anni fa quando gli era stata sospesa la patente per guida in stato d'ebbrezza e lui si era dato malato, mentre nell'ottobre scorso era stato condannato a un anno per molestie ad una 17enne a bordo di un autobus nove anni fa. Era sempre lui il conducente. E il perché fosse ancora alla guida di un bus con degli studenti è la domanda che in queste ore si pongono in tanti.

«Faremo il possibile perché a questo tizio infame venga tolta la cittadinanza italiana: non parli a nome di sessanta milioni di italiani», afferma il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Gli fa eco anche Di Maio: «Un dovere togliere la cittadinanza a quel criminale».


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