Carabinieri arrestati a Piacenza, le intercettazioni: «Siamo troppo in alto, a noi non arrivano»

Giovedì 23 Luglio 2020 di Valentina Errante
Carabinieri arrestati a Piacenza, le intercettazioni: «Siamo troppo in alto, a noi non arrivano»

ROMA «Ti devo raccontà quello che ho combinato, ho fatto un'associazione a delinquere ragazzi! Che se va bene... ti butto dentro, al livello di guadagno». Sono 75mila le conversazioni intercettate che raccontano il delirio di onnipotenza dei carabinieri finiti in manette. In «poche parole abbiamo fatto una piramide - diceva l'appuntato Giuseppe Montella parlando con i colleghi - sopra ci siamo io, tu e lui, siamo irraggiungibili». I toni delle conversazioni sono quasi surreali, tanto che il gip definisce quella degli indagati una «realtà quasi onirica».

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SPACCIO IN LOCKDOWN
Il 19 marzo, davanti alla caserma, in pieno lockdown, uno dei pusher del gruppo riceve l'autorizzazione a spostarsi con il timbro dei carabinieri. Deve andare a rifornirsi a Milano. «Tu prendi questo, tanto c'ho messo il timbro. Tu lo compili e là sotto scrivete il nome».

COME GOMORRA
È uno degli indagati che racconta, in preda a una sorta di esaltazione, come avesse agito per farsi consegnare un'auto all'interno di una concessionaria. Era entrato immobilizzando tutti e aveva picchiato uno dei dipendenti, dopo avere sfasciato il computer. «Hai presente Gomorra? Le scene di Gomorra. È stato uguale e io ci sguazzo in queste cose. Tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato!».

Ma una delle immagini più incredibili nelle quali gli inquirenti si sono imbattuti è stata la foto postata sui social network da uno dei presunti spacciatori arrestati: con lui ci sono due carabinieri, finiti ieri in manette, e un'altra persona coinvolta nell'inchiesta: mostrano orgogliosamente delle banconote.
 


VENDI QUESTA ROBA
L'organizzazione degli affari passava attraverso i ricatti ai pusher. In una conversazione intercettata, un militare racconta al collega come gestire lo spaccio «Abbiamo trovato un'altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori». E spiega che avvertirà i pusher dicendo: «Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba vendi questa qua, altrimenti non lavori! La roba gliela diamo noi! Poi loro, a loro volta, avranno i loro spacciatori quindi è una catena che a noi arriveranno mai».

LE BOTTE
I pestaggi avvenivano nella caserma. I pusher che non si adeguavano alle regole e a cedere una parte dei proventi o della droga venivano picchiati. «Ragazzi, prendetegli lo scottex che abbiamo nella palestra così si pulisce». I fatti risalgono al 27 marzo 2020. Un uomo è a terra, come mostrano le immagini agli atti dell'inchiesta. Al suo fianco c'è una pozza di sangue. È uno dei tanti episodi che si sarebbero consumati nella caserma Levante. In un altro caso, l'8 aprile scorso, uno dei militari colpisce un presunto pusher, dicendogli che quello sarebbe stato solo il primo schiaffo: «Allora tu non hai capito che qua non comandi un ca..., questo è il primo della giornata, siediti là e non rompere i co..., se trovo qualcosa a casa sono mazzate per te».
 

 

LA GRIGLIATA
Il giorno di Pasqua, mentre l'Italia è blindata, uno dei militari fa un grigliata nella sua villa. Le foto sui social lo immortalano con le bottiglie di champagne in mano. I colleghi della stazione ricevono una segnalazione da una vicina che denuncia l'assembramento. Parte una pattuglia. La conversazione intercettata dopo il controllo è agli atti dell'inchiesta. «La pattuglia te l'ho mandata perché non sapevo che era casa tua», dice il militare che si presenta nella villa di Montella. «Voglio capire un attimo se è la mia vicina, giusto uno sfizio che mi volevo togliere», replica il carabiniere. «Te la faccio sentire abusivamente, non ti preoccupare», la risposta del collega del 112.

Ultimo aggiornamento: 24 Luglio, 10:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA