Cascina esplosa ad Alessandria, dalle corse di cavalli ai debiti fino alla lite in famiglia: tutte le piste dell'inchiesta

Mercoledì 6 Novembre 2019 di Claudia Guasco
Cascina espolsa ad Alessandria, dalle corse di cavalli ai debiti col fisco: tutte le piste dell'inchiesta

dal nostro inviato
ALESSANDRIA
Ha fatto il pizzaiolo, l'allevatore di cavalli da corsa, poi si è reinventato informatico. Giovanni Vincenti, proprietario della tenuta, ha sempre avuto spirito d'iniziativa. Ma qui a Quargnento veniva considerato un forestiero e nonostante ci abbia vissuto dal 96 al 2017 non si è fatto nemmeno un amico. Di antipatie, in compenso, ne ha suscitate parecchie. Una volta è bruciato un fossato davanti a casa sua, circa sette anni fa è scoppiato un incendio nel capannone della possedimento: «Magari è un caso, o forse qualcuno si è tolto uno sfizio», racconta l'ottantenne Carlo dalle inferriate del giardino.

PICCOLI PRECEDENTI
L'esplosione gli ha spostato i coppi del tetto, ma ciò che più lo irrita - afferma il pensionato - sono alcune presunte pendenze di Vincenti nel pagamento delle tasse comunali. E dal passato, a quanto trapela, emerge qualche precedente di carattere amministrativo. In paese lo incrociavano spesso, anche dopo che ha messo la tenuta in vendita. «L'ultima volta l'ho visto qualche giorno fa. Veniva a controllare la casa, nella bella stagione tagliava l'erba», dice il vicino Giuseppe Dall'Elba.

Dell'attività di un tempo sono rimasti solo un capannone e poco altro: «Allevava cavalli da corsa con il figlio, avevano tre dipendenti. Poi Stefano se n'è andato e l'affare è sfumato». Ha ricominciato ad Alessandria, con un'attività nel settore dei computer. «Lo abbiamo ascoltato più volte, fino a ieri pomeriggio - afferma il procuratore capo Enrico Cieri - Sta collaborando all'attività di raccolta delle informazioni».

CORRENTE STACCATA
Tra i paesani che osservano desolati le macerie si mischiano anche il padre e la madre di Vincenti. «Mi dispiace per quei ragazzi morti, non si deve morire lavorando», dice l'uomo. «Mio figlio aveva comprato e messo a posto la tenuta, è appassionato di cavalli, come mio nipote». Fino a due anni fa, quando si è trasferito in città e ha messo in vendita la grande casa, senza però riuscirci. «Che idea mi sono fatto? Nessuna - assicura il padre - Con mio figlio non ho parlato. Ho saputo quello che era capitato alla tv, poi mi hanno telefonato alcuni parenti dalla Puglia. So solo che la casa era disabitata, la corrente staccata».

LE INDAGINI
Da ieri mattina al reparto operativo dei carabinieri, guidato dal colonnello Giuseppe Di Fonzo, vengono ascoltati testimoni e soprattutto i componenti della famiglia Vincenti: l'ex allevatore di cavalli da corsa e oggi informatico Giovanni, la moglie Antonella, il figlio Stefano. Chi poteva avere interesse a far saltare in aria il casale? Magari lo stesso proprietario per incassare l'assicurazione, è una delle ipotesi degli investigatori, considerato che la tenuta era in vendita da due anni a 750 mila euro ma non si trovava un acquirente. Oppure si tratta di un regolamento di conti o di diatribe mai sopite nel mondo delle corse, strascico di una vita che Vincenti considera ormai chiusa. E poi c'è la pista famigliare, che segue il filo di radicate tensioni tra i genitori e Stefano. Lui li ha denunciati per atti persecutori nei suoi confronti, sosteneva che lo assillassero con pressioni e telefonate continue. A seguito di ciò a Giovanni Vincenti sono state sequestrate le armi da caccia regolarmente detenute. Al momento «è persona offesa, vittima patrimoniale, lo ascolteremo di nuovo», anticipa Cieri. Quanto a Stefano, ha liquidato la questione come «vecchi dissapori ormai superati, ora è tornato il sereno», e anche lui verrà risentito.

Intanto, al comando provinciale dei vigili del fuoco di Alessandria, è il momento del dolore e del silenzio: alla cancellata vengono appesi messaggi, palloncini e appoggiati mazzi di fiori e lumini in omaggio alle tre vittime dell'esplosione. Mentre in serata i mezzi di soccorso di tutta la provincia, dalla protezione civile alla Croce rossa, al 118, si sono radunati con i lampeggianti accessi davanti al comando per una veglia spontanea. «A voi uomini veri il nostro grazie», recita il cartellone portato dai bambini di un asilo. «Dire grazie non sarà mai abbastanza».

Ultimo aggiornamento: 09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA