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Omicidio Cerciello, il giallo delle conversazioni tradotte male dall'inglese

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Valentina Errante
Omicidio Cerciello, il giallo delle conversazioni tradotte male dall'inglese

Omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. «L’obiettivo è quello di provare a sviluppare il racconto». Una frase che diventa: «L’obiettivo è cercare di ridurre l’importanza di queste prove». Libere traduzioni, omissioni sospette e trascrizioni che stravolgono il senso delle frasi. I dialoghi del 2 agosto a Regina Coeli tra Elder Lee Finnegan, il padre e l’amico di famiglia, l’avvocato americano Michael Peters Craig, intercettati dai carabinieri, saranno un altro argomento di scontro al processo che, il 26 febbraio, vedrà sul banco degli imputati Elder e il suo amico Gabriel Natale Hjorth per rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato.

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Perché nell’ultima informativa dei militari ai pm sulla morte di Mario Cerciello Rega, ucciso dal giovane turista con 17 coltellate lo scorso luglio, le trascrizioni in italiano non corrispondono alle frasi realmente pronunciate dall’indagato. Anzi, la parte in cui, Elder dice che pensava che i due agenti fossero dei malfattori, è stata del tutto omessa. L’Arma chiarisce che le traduzioni sono state eseguite da un perito nominato dai pm. Restano però le omissioni. Finnegan chiarisce perfettamente al padre: «Quando c’è stata la colluttazione non è stato detto niente. Non è stato detto niente».
 



E più avanti: «Non hanno mostrato nulla», non hanno detto nulla». Frasi che nell’informativa non sono state riportate e neppure le parole che il ragazzo pronuncia subito dopo: «Non ho neanche confessato fino a quando non mi hanno detto che era un poliziotto e che era morto. Non sapevo che fosse un poliziotto. Pensavo fosse un tizio qualunque, un malvivente... un tipo mafioso». Sull’omicidio non ci sono dubbi, ma si gioca tutto sulla consapevolezza da parte dei due ragazzi che Cerciello e il suo collega, Andrea Varriale, fossero carabinieri. Gli avvocati della difesa, Renato Borzone e Roberto Capra, legali di Finnegan, dopo avere ottenuto gli audio hanno disposto la trascrizione in inglese dei dialoghi. E adesso chiederanno che la traduttrice sia ammessa tra i testimoni.

LE TRADUZIONI
«Il nostro scopo è di cercare di vincere la simpatia della corte, giocare sulle emozioni. È la nostra unica possibilità di difesa», dice Peters nella traduzione fornita al pm. In realtà il senso è molto diverso: «Una volta che si ottiene tutta l’informazione, l’obiettivo sarà di vedere se possiamo presentare istanze alla Corte».
 
 


La traduzione sarebbe stata stravolta anche in un altro passaggio: «Abbiamo inviato delle email. Abbiamo speso un certo importo. Qualche migliaio di dollari. Dobbiamo inviare una lettera al presidente a nome di Finnegan Elder», annotano i carabinieri. Ma la traduzione riguarderebbe invece la richiesta di un indirizzo telematico temporaneo: «Richiedere l’email temporaneo. Si paga una somma... dollari, non mi ricordo, e in pratica ci danno un indirizzo email del carcere e credo tu possa rispondere». “Prison”, sottolineano i legali viene tradotto con “President”. Più avanti, al minuto 8.35, l’avvocato Peters dice: «L’obiettivo è provare a sviluppare il racconto in questo caso», ma nella traduzione ufficiale diventa: «Quindi l’obiettivo è cercare di ridurre l’importanza di queste prove». Un passaggio fondamentale riguarda invece la traduzione di “bank”, banca, che diventa “tank”, mezzo militare, dando così per scontato che i ragazzi avessero capito quella notte di avere davanti due uomini delle forze dell’ordine. Sebbene Cerciello e Varriale non fossero con un’auto di servizio. Elder ripercorre i passaggi, dice che lui e Natale camminavano, «la banca sta lì». La parola tank viene inserita in un punto successivo della conversazione: «Sono venuti dietro di noi, alle nostre spalle, e la macchina militare era lì». 


I TESSERINI
Durante il dialogo Finnegan parla di quanto accaduto a Trastevere prima dell’omicidio, quando lui e il suo amico Natale Hjorth avevano tentato di comprare della cocaina. È a quel punto che arrivano i militari in borghese e Finnegan scappa con lo zaino di Sergio Brugiatelli, l’uomo che aveva mediato con i pusher. «Il motivo per il quale abbiamo preso lo zaino è stato perché a Gabe (Natale ndr) hanno preso i suoi soldi, dieci tizi, non sono sicuro se fossero carabinieri o criminali, non lo so, ma questo è quello che hanno detto a lui: “carabinieri”. E loro gli hanno tipo, velocemente, mostrato i loro tesserini... hanno detto di essere carabinieri e lui non ci ha creduto... quali poliziotti ti prendono i soldi e poi ti lasciano scappare? Quindi in quel momento abbiamo preso lo zaino».


La traduzione ufficiale è completamente diversa: «Il motivo per cui avevo preso lo zaino in primo luogo era perché questo tipo aveva mentito a me. Si è preso i soldi pensando di farla franca. Volevo qualcosa contro di lui, invece quando ci hanno fatto vedere velocemente i distintivi». A questo punto, secondo gli inquirenti, Peters interromperebbe il ragazzo: «Rimani calmo attieniti alla tua dichiarazione ripassala punto per punto, ricordala. Non ci deve preoccupare la tua dichiarazione, durante l’interrogatorio questo non lo puoi dire... è successo e basta. Tu non hai visto niente». 

Ultimo aggiornamento: 10:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA