Corinaldo, si spacca la gang: «I morti? Tutta colpa di quei bamboccioni»

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di Lorenzo Sconocchini

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Così scrupolosi da premurarsi, prima di partire per le Marche, di telefonare a uno dei gestori della Lanterna Azzurra. «A che ora arriva Sfera Ebbasta, sicuro che lo vedremo?», Così professionali da informare in anticipo il loro ricettatore di fiducia che avrebbero fatto la solita razzia di catenine e dunque di tenersi pronto nel suo Compro Oro. E poi giù verso Corinaldo, divisi in due batterie, pronti a dare gas gas, gas - come mesi dopo continuavano a vantarsi - in una discoteca stipata di ragazzini in attesa del loro idolo trapper.

Da Corinaldo agli incidenti per uccidere, l'estate violenta dei giovani senza regole

TELEFONINI E GPS
La notte folle dei rapinatori della Bassa Modenese, la banda dello spray in cella da venerdì sera per la strage di Corinaldo, viene ricostruita minuto per minuto, dalle celle telefoniche agganciate dai loro telefonini e dalle coordinate geografiche dei Gps installati a bordo delle loro auto a fini assicurativi. Un'analisi minuziosa, a cavallo tra il 7 e l'8 dicembre, utile alla Procura e ai carabinieri del reparto investigativo di Ancona: le due batterie componevano un unico commando. Il prologo nel pomeriggio del 7, quando alcuni della banda contattano Andrea Balugani, titolare di un Compro Oro a Castelfranco Emilia, secondo gli investigatori ricettatore di fiducia. E poi alle 20 e 12, quando Badr Amouiyah e Raffaele Mormone, prima di partire per Corinaldo, contattano al cellulare Francesco Bartozzi, uno dei gestori della Lanterna Azzurra per sincerarsi della presenza del trapper e sulle navette. «Gli indagati - scrive il gip - sono soliti contattare i locali designati».
La prima batteria, formata da Andrea Cavallari, Moez Akari e Souahib Haddada, si mette in viaggio da Modena intorno alle 20 e 30 e arriva poco prima di mezzanotte. La seconda parte da Castelfranco Emilia alle 21 e 24 del 7 dicembre sulla Lancia Y di Eros A. il componente della banda morto poi ad aprile in un incidente, dove viaggiano anche Ugo Di Puorto, Raffaele Mormone e Badr Amouiyah, detto Badi. Arrivano a Corinaldo alle 23 e 50. Due minuti prima, Amouiyah contatta Haddada, che è già a Senigallia, vicino al casello autostradale, per sincerarsi dell'arrivo. Poi entrano tutti insieme nel locale già affollato, pagando il biglietto e confondendosi tra le oltre 1.200 persone stipate nella sala del deejay set, autorizzata per 459.

LA DINAMICA
«Con lo spray io non c'entro niente, ero a Corinaldo ma è stato l'altro gruppo a farlo» ha detto ieri Andrea Cavallari nell'interrogatorio di garanzia del carcere di Marassi. Una presa di distanza tra le bande. Il patto di silenzio è rotto. E d'altra parte dalle intercettazioni emerge anche una conversazione tra Cavallari e Moez. Quest'ultimo dice: «Tra poco verranno a prenderli questi bamboccioni di merda, hanno ucciso le persone, tutta colpa loro»
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, approfittando di un momento di confusione creata dai fumi bianchi sparati dal palco, uno della banda scarica una bomboletta di spray al peperoncino di tipo Diva da 50 ml. Si tratta - come dimostrano le analisi del Ris - di Ugo Di Puorto, 20 anni da compiere, campano di Aversa trapiantato nella Bassa Modenese, figlio di Sigismondo, detto Sergio, arrestato nove anni fa per presunti legami con il clan dei Casalesi e ancora in carcere. Sono le 00.45, lo spray inonda la discoteca. In soli sei minuti succede il finimondo, perché alle 00.51 altre immagini mostrano l'interno della Lanterna vuoto. Ma la fuga verso l'esterno intanto si è trasformata in una trappola mortale, anche per le carenze strutturali rilevate poi nelle vie di fuga. Alle 00,49 le balaustre metalliche della rampa all'uscita 3, corrose dalla ruggine, cedono di schianto e decine di persone cadono in un fossato, sei muoiono, altre 197 finiscono in ospedale. In quell'inferno uno della banda strappa dal collo di un soccorritore l'ultima delle sei catenine rubate.
Poi le due batterie scappano, sempre tenendosi in contatto. I traffici telefonici svelano che, dalle ore 00,47 all'1 e 12 Di Puorto, Mormone e Amouiyah tentano freneticamente di mettersi in contatto fra loro. Sulla via del ritorno la loro Lancia Y si ferma in una stazione di servizio dell'A14 dove incontrano proprio Gionata Baschetti, in arte Sfera Ebbasta. La banda pensa di rapinare anche l'artista. «Se non era stato per i morti te lo giuro, gliela facevo la collana, quella con la chitarra», ricorda Di Puorto. Oggi interrogatori per Badr Amouiyah e Andrea Balugani, accusato di essere il ricettatore.
 
Martedì 6 Agosto 2019, 08:36 - Ultimo aggiornamento: 06-08-2019 16:02
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