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CORONAVIRUS

Coronavirus, l'app "Immuni" c'è: ma funziona se si fanno i tamponi

Sabato 18 Aprile 2020 di Mauro Evangelisti
Coronavirus, l'app "Immuni" c'è: ma funziona se si fanno i tamponi

L'app che traccia i positivi da sola non basta, serviranno anche più tamponi. Funzionerà più o meno così: fase due, usciremo più spesso da casa e per sentirci più sicuri installeremo la app Immuni, scelta dal governo, sul nostro smartphone. Poco importa che usiamo iOS (gli iPhone) o Android (resto del mondo), ci sarà una versione per entrambi gli store. Dovrò rinunciare a un piccolo pezzo della mia privacy (ma sarà garantita la tutela dei dati), esprimere il consenso e tenere sempre attivato il bluetooth. Vado al bar, in edicola, mi fermo in libreria. Incontro Giovanni e Francesca, resto a meno di due o tre metri da loro per un periodo abbastanza lungo. Anche loro hanno scaricato l'app Immuni, anche loro hanno il bluetooth attivato. Dopo tre giorni purtroppo Giovanni si sente poco bene, gli fanno il tampone, risulta positivo. Una notifica arriva sul mio smartphone e a quello di Francesca. Ci dice: sei stato a contatto con un paziente risultato positivo. Cosa succede a quel punto? In linea teorica, se seguiamo l'esempio virtuoso della Corea del Sud, Francesca ed io avremo la possibilità di essere sottoposti al tampone, non saremo semplicemente costretti (o convinti) a metterci in quarantena. Su questo ieri il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, è stato laconico: «Dovrà esserci una complementarietà tra contact tracing e lo strumento dei tamponi».



IDENTITÀ DIGITALE
Torniamo indietro: come fa la app del governo a rintracciarmi, a sapere che ho incrociato Giovanni? I nostri smartphone, grazie al bluetooth, si sono scambiati una sorta di biglietto da visita, un numero identificativo che resta nelle rispettive memorie per tre settimane, in forma comunque anonima. Quando serve, però, se uno dei soggetti diventa positivo al coronavirus, ecco che grazie a quei numeri identificativi archiviati parte il tracciamento dei tutti i contatti del paziente. Rispetto alla Corea del Sud, è un sistema meno invasivo: si affida al blueetooth e non alle celle telefoniche o al Gps; richiede comunque il consenso dei cittadini, a partire dalla loro disponibilità ad installare la applicazione. Limiti possibili: perché funzioni realmente devono aderire almeno il 60 per cento degli italiani, esclusi i bambini diciamo attorno a 20-25 milioni di cittadini. Inoltre, resteranno fuori tutti coloro (non solo anziani) che hanno ancora cellulari di vecchio tipo. Altra incognita: ci sarà una struttura del Ministero della Salute o delle Regioni così imponente e tempestiva da consentire a tutti i contatti di sottoporsi ai tamponi o ai test sierologici? Dice il fisico Luca Foresti, Ceo del Centro Medico Santagostino che collabora al progetto di app proposto dalla società milanese Bending Spoons: «Da sola non serve a nulla, va inserita in una strategia ad hoc del governo che aiuterà l'uscita dalla crisi nella fase 2, fatta anche di test e gestione territoriale della salute. Noi abbiamo fatto un menù delle caratteristiche tecniche, le funzionalità definitive andranno inserite in un disegno globale del governo». L'app non è pronta: serviranno almeno tre settimane per realizzarla, dunque c'è anche il tempo per costruire attorno a questo strumento un sistema di gestione che ne valorizzi il potenziale. I cittadini hanno dimostrato di accettare questo tipo di strumenti.

IN LINEA
Racconta Maurizio Stumbo, direttore sistemi informativi Laziocrea (società della Regione Lazio) che ha realizzato l'app DoctorCovid: «Da noi l'hanno già installata 80 mila cittadini, consente loro di essere in contatto con 3.000 medici». In sintesi: anche senza andare a Seul, dove in tempo reale i cittadini sanno se c'è una persona positiva nella loro via e ricevano un messaggio se hanno incrociato un contagiato (ma dove le norme sulla privacy sono assai meno severe), anche in Italia c'è la disponibilità a essere parte di un sistema di sorveglianza. Quindi non è irraggiungibile l'obiettivo di convincere il 60 per cento degli italiani. Il Centro Medico Santagostino, all'interno della app, ha inserito un diario sanitario che va oltre il tracciamento e «raccoglierà informazioni cliniche rilevanti per il Covid-19 e sulla base delle risposte dell'utente fornirà informazioni o indicazioni». Permane il problema dei tempi: come detto, serviranno almeno tre settimane per prepararla. «Immuni sarà testata in alcune regioni», spiega Domenico Arcuri, commissario per l'emergenza. Un po' come con i test sierologici, rischiamo di essere pronti quando la fase 2 dovrebbe essere già partita. Secondo l'ordinanza di Arcuri, Bending Spoons «agirà senza corrispettivo», dando la licenza d'uso e il codice sorgente dell'app al governo.

Ultimo aggiornamento: 12:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA