CORONAVIRUS

Coronavirus Fase 2, riapertura nazionale: ma per gradi nelle Regioni a seconda dei contagi

Martedì 21 Aprile 2020 di Marco Conti

Dall'appello alla «compattezza istituzionale» del ministro Bonafede, alla riapertura per gradi ma su scala nazionale, il passaggio è breve e frutto di una lunga riunione iniziata prima come Consiglio dei ministri e proseguita poi come vertice dei capidelegazione. Si riparte quindi tutti insieme, ma non è detto che in tutto le regioni si riapra tutto. Come? Alzando i requisiti a seconda delle zone di rischio.

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L'ARSENALE
Al centro delle riunioni di ieri a palazzo Chigi il rapporto con la pressante richiesta delle regioni del Nord di non applicare quello schema di riapertura graduale, messo a punto dall'Osservatorio nazionale sulla Salute nelle regioni italiane coordinato da Walter Ricciardi, consulente dell'Oms, del ministro della Salute Speranza e principale sostenitore della riapertura differenziata.
Dopo molto discutere, il rinvio delle elezioni regionali a settembre - malgrado il pressing di Veneto, Campania, Liguria e Puglia - rappresenta il primo punto fermo della Fase2 e ne diventa un po' il criterio. D'altra parte tenere chiuse le scuole, e aprirle a fine giugno per eleggere futuri assessori, rischiava di non essere compreso. Ma oltre alla tempistica - decisa dai ministri riuniti in videoconferenza da Giuseppe Conte - rileva anche la prospettiva di un mega election-day autunnale che manda in soffitta qualunque strategia a macchia di leopardo che inevitabilmente si riversa anche sulla scelta dei modi della ripartenza.
Non più, quindi a seconda della percentuale di contagi, ma sulla base del rispetto di una serie di requisiti che il governo si appresta a dare attraverso precise linee guida che non si limitano all'uso delle mascherine o al distanziamento sociale, ma interverranno, per esempio, sulle questioni relative alla mobilità o sulla presenza di strutture sanitarie adeguate. L'avvio differenziato, regione per regione, che molto piace al Comitato tecnico, non convince la politica. La pressione delle regioni del Nord è forte e si unisce a quella delle imprese e degli operatori economici.
I tecnici e gli scienziati riuniti nel Comitato continuano a sfornare previsioni sulla possibile diffusione del contagio sulla base del numero di persone che si rimettono in circolazione. Una discesa dei contagi si è registrata anche ieri, ma dai dati è anche evidente che in alcune zone del Paese il virus continua a muoversi con una certa facilità, rallentando l'uscita dall'emergenza di alcuni territori. Il problema è che le regioni che spingono per non essere tagliate fuori sono quelle che hanno ancora percentuali considerevoli di contagi, come Lombardia e Piemonte, mentre il Veneto è da giorni che sostiene di essere pronto e la Campania di De Luca dice di rimettersi alle decisioni del governo. A spingere da giorni per un'accelerazione della fase2, sono ancora i renziani. Il ministro Teresa Bellanova chiede di autorizzare già dalla prossima settimane alcune riaperture. In pressing su Conte è anche il Pd. Il ministro Dario Franceschini spinge per avere entro la settimana una sorta di programma non tanto sui tempi, quanto sui requisiti che devono essere chiesti a territori, aziende e cittadini, per potersi rimettere in moto.
l termine della riunìone, Conte ha dato appuntamento per sabato ai capidelegazione di maggioranza. Oggi a palazzo Chigi tornerà a riunirsi la task force di Colao alla presenza di molti capigabinetto dei ministeri. Sulla base delle proposte e dei suggerimenti che fornirà Colao su trasporti, lavoro e mobilità, Conte domani incontrerà i sindacati e nel fine settimana si ritroverà nuovamente con i capi delegazione per preparare la messa a punto del decreto di riapertura. Malgrado le tensioni dei giorni scorsi e le polemiche, l'idea prevalente è quella di cercare un'intesa che non faccia riesplodere il conflitto tra Roma e i territori. Con il presidente della Lombardia Attilio Fontana che definisce «quasi impossibile» gli zero contagi» e quello del Veneto Zaia che preme da giorni dicendo di essere «pronto a riaprire», Conte non intende andare di nuovo allo scontro. Meglio, quindi, lavorare sulle linee guida necessarie per riaprire, alzando al massimo i requisiti per ogni attività nelle zone più a rischio.

Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA