CORONAVIRUS

Coronavirus, a Milano prima domenica in versione zona arancione: supermarket affollati, movida azzerata, chiuso di nuovo il Duomo

Domenica 8 Marzo 2020
Coronavirus, a Milano prima domenica in versione zona arancione: supermarket affollati, movida azzerata, chiuso di nuovo il Duomo

La prima domenica a Milano da zona arancione per il coronavirus. Supermercati affollati, movida azzerata e Duomo di nuovo chiuso. Qualcuno si è chiesto se doveva aprire o tenere chiuso il suo bar non pochi sono usciti per godersi il clima quasi primaverile.

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Nel complesso, Milano non si è chiusa in casa nella prima giornata in cui ha iniziato a convivere con le nuove norme decise dal governo per limitare il contagio da Coronavirus, e ha dato risposte anche molto diverse. Richiuso, tuttavia, il Duomo.

 

 


Dalla «paura atavica», come l'ha definita il governatore Attilio Fontana, di rimanere senza cibo che ha portato fin dall'apertura molte persone nei supermercati, alla voglia di vivere la vita sociale di sempre sedendosi in un tavolino all'aperto, c'è stato spazio per qualsiasi tipo di comportamento, corretto o meno, in una città 'sospesà tra vecchi riti e abitudini e le nuove regole per combattere il coronavirus. #Milanononsiferma è stato l'hashtag rilanciato nei giorni scorsi anche dal sindaco Giuseppe Sala e in effetti la città non si è fermata del tutto neanche in una domenica decisamente diversa dalle altre.
 


Dalle 9, orario di apertura delle grandi catene della distribuzione alimentare, le corsie dei supermercati si sono riempite di persone che sono state fatte entrare a scaglioni dagli addetti alla sicurezza, per evitare sovraffollamenti all'interno e creando code all'esterno. Nessun assalto e nessun scaffale vuoto com'era successo domenica 23 febbraio, il giorno in cui venne emanata l'ordinanza della Regione Lombardia che introduceva le prime limitazioni per contrastare l'emergenza, ma comunque c'è stata un'affluenza maggiore del solito.

Ma anche per fare la spesa, «mettersi in coda e fare assembramenti è il contrario di quello che dobbiamo fare», ha ricordato l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera. «Il mio invito, semplicemente, è di stare in casa il più possibile», ha detto Sala. «Bisogna tutti impegnarci», ha ribadito Fontana. «Non uscire è la parola d'ordine ripetuta per tutta la giornata da tutti i rappresentanti delle istituzioni, ma in una domenica di sole è stata ascoltata a fatica: meno del solito ma, soprattutto nel primo pomeriggio, ci sono stati comunque runner e famiglie con passeggini nei parchi, giovani nei tavolini senza alcuna distanza di sicurezza nei bar dell'Arco della Pace, persone a passeggio in corso Vittorio Emanuele, in corso Buenos Aires o in piazza Gae Aulenti tra grandi magazzini un pò aperti e un pò no.

Alcuni negozi hanno infatti deciso autonomamente di chiudere e, in una città con la movida praticamente già azzerata, lo stesso hanno fatto alcuni bar e ristoranti che non hanno aperto del tutto, senza aspettare il nuovo orario di chiusura delle 18, momento in cui la città si è spenta definitivamente ovunque, dai Navigli a Brera all'Isola. E proprio a quell'ora l'assessore Gallera ha reso noto il nuovo bilancio, con 113 morti in un giorno solo in Lombardia, un aumento mai registrato dall'inizio dell'emergenza. Un dato che varrà probabilmente più di qualsiasi monito o appello e che da domani cambierà davvero la vita dei milanesi.

Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA