Genova, l'affare del porto: così Spinelli ottenne 100 milioni di plusvalenza. Per i pm un «guadagno colossale»

La concessione del Terminal Rinfuse poi rivenduta dall’imprenditore: per i pm fu un guadagno «colossale». Signorini (ex Autorità portuale): «Ma io non sono stato corrotto»

Genova, l'affare del porto: così Spinelli ottenne 100 milioni di plusvalenza. Per i pm un «guadagno colossale»
di Val.Err.
Mercoledì 29 Maggio 2024, 06:01 - Ultimo agg. 30 Maggio, 09:19
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«Sì, Toti mi telefonò per velocizzare la pratica del Terminal Rinfuse, ma tutti mi telefonavano per velocizzare le pratiche». Così Paolo Emilio Signorini, l'ex presidente dell'Autorità portuale di Genova ed ex amministratore delegato di Iren, in carcere per corruzione dal 7 maggio nell'ambito dell'inchiesta che ha portato ai domiciliari anche il presidente Giovanni Toti, lunedì, davanti ai pm, ha fornito la sua versione sulle intercettazioni e sul rinnovo trentennale di quella concessione al gruppo di Aldo Spinelli, l'anziano imprenditore, ex patron del Genoa, che si trova ai domiciliari.

Spinelli resta ai domiciliari: «Può corrompere ancora»

Quella concessione così lunga sulla quale ci sarebbero state molte pressioni e che per la procura avrebbe garantito finanziamenti ai comitati elettorali di Toti, avrebbe poi garantito a Spinelli, «colossali plusvalenze», come le definiscono gli inquirenti. Visto che, subito dopo il rinnovo, Spinelli ha ceduto al gruppo tedesco Hapag Lloyd (tra i principali armatori al mondo) il 49 per cento della sua «Spinelli Group» che in quel momento controlla il fondo inglese Icon al 45 per cento e che detiene la concessione.

A dare la misura del clima e della tensione su quel rinnovo sono sempre le intercettazioni. Così Giorgio Carozzi, non indagato, che fa parte del Comitato di gestione dell'infrastruttura in rappresentanza del Comune, diceva al telefono nel 2021, prima del rinnovo: «Comunque così non si può andare avanti. Io il prossimo comitato, attacco tutto, la struttura, sparo a zero. E poi c'è questa pratica qui che mi sta tormentando da due settimane. Quella su questa concessione trentennale che non ci dormo di notte».

L'INTERROGATORIO

Signorini ha risposto a una decina di domande, limitandosi a definire i propri comportamenti "inopportuni", ma negando di essere stato corrotto da Spinelli. «Quella deI Terminal Rinfuse - ha detto Signorini ai pm - era una pratica aperta con Aldo Spinelli nel 2019, ci stava che nel 2021 sollecitassero», ha detto l'ex presidente dell'Autorità portuale, cercando di fornire una spiegazione logica alle contestazioni e sottolineando di «avere sempre operato nell'interesse pubblico e del porto». Per quanto riguarda i 15 mila euro che Spinelli gli avrebbe dato per il matrimonio della figlia (cifra in contanti considerata una parte del prezzo della corruzione) Signorini ha sostenuto «di non avere debiti con lui». Per il resto ha ammesso le "utilità" ricevute da Spinelli, dicendo che in qualche momento aveva avuto problemi economici, legati per lo più al gioco. Per questo, ha detto avrebbe chiesto diverse migliaia di euro a un'amica per pagare il catering del matrimonio della figlia. In base alle indagini, per restituire quel denaro, Signorini si sarebbe rivolto proprio a Spinelli, ma il manager ha negato: «I soldi li ho restituiti dopo aver vinto 40mila euro al casinò».

I pm Luca Monteverde, Federico Manotti e Ranieri Miniati gli hanno contestato anche le utilità ricevute dall'imprenditore Mauro Vianello (indagato e colpito da interdittiva) per l'aumento tariffario alla Società Santa Barbara (di cui Vianello detiene la maggioranza e che si occupa di prevenzione e antincendio) «Era giusto adeguare le tariffe visto che si tratta di un servizio molto importante per il porto», ha sostenuto, spiegando che l'auto per raggiungere e rientrare da Montecarlo per due giorni ad aprile, un Apple Watch da regalare alla fidanzata e 6.600 euro per saldare il conto del banchetto di nozze della figlia fossero solo dei regali. Per Signorini «l'aumento tariffario non aveva a che vedere con i miei rapporti di amicizia con Vianello». Adesso i difensori del manager, gli avvocati Enrico e Mario Scopesi, chiederanno la scarcerazione e l'attenuazione della misura e si sono messi a disposizione della procura per un eventuale nuovo interrogatorio.

LE PLUSVALENZE

È lo stesso Spinelli, ignaro di essere intercettato, che nel settembre del 2022, parla della cessione ai tedeschi e rivela il valore del business: «C'han dato una barcata di soldi che tu non hai un'idea...una cosa incredibile...c'han dato quasi trecento...c'han dato quasi trecento milioni».


Annotano i militari della Guardia di Finanza fa «incassare 300 milioni di euro a Icon e 73 milioni di euro alla propria famiglia», quella di Spinelli. E sottolineano: «In veste di maggior azionista, oltre al ricavo derivante dalla cessione di un ulteriore 4 per cento personalmente detenuto attraverso la Spininvest srl96, a Spinelli era stato riconosciuto da Icon un premio di maggioranza di 30 milioni di euro».

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