Covid, Milano, Genova e Aosta sono le capitali del virus: Lecce è la meno colpita

Domenica 25 Ottobre 2020 di Mauro Evangelisti e Diodato Pirone

Provincia che vai Covid che trovi. Se l'intensità della pandemia è pericolosissima in tutt'Italia, la velocità di espansione del contagio è assai diversa non solo da Regione a Regione ma in maniera considerevole persino da città a città.
A leggere i dati a parità di confronto (cioè ogni 100.000 abitanti) si scopre che le vere capitali del contagio in Italia sono due: Milano e Genova (e le loro province). Peggio di loro fa solo una città/Regione piccola come Aosta che tuttavia conquista il primo gradino di un podio davvero poco ambito. Poi ci sono città che annaspano come Napoli, Firenze e Torino. Seguite a distanza da metropoli dove l'allarme è sempre altissimo ma che mantengono un margine di manovra come Roma, Bologna, Bari e Palermo. Non solo. Dai confronti provinciali emerge con forza il quadro di un'Italia a macchia di leopardo con aree insospettabili dove il virus morde con ferocia come Perugia o Pisa o Viterbo affiancate da zone periferiche dove il ritmo d'avanzata dell'epidemia è relativamente debole come Lecce, Crotone, Agrigento.

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IL DETTAGLIO
Ma andiamo con ordine e scendiamo nel dettaglio. Per comporre il quadro della velocità del contagio non sono utili le cifre assolute perché i positivi sono in numero maggiore nelle aree più popolose. Occorre scegliere un parametro come il numero di nuovi contagi per ogni 100.000 abitanti. E per evitare scherzi statistici o errori si deve fare la media dei dati degli ultimi sette giorni. I risultati sono sorprendenti. Dal 17 al 23 ottobre la città più colpita è stata di gran lunga Aosta con 74 nuovi casi al giorno ogni 100.000 abitanti. Una cifra enorme se si considera che la media italiana è stata di 20. Spiccano poi Milano e Genova a quota 48, seguite a una certa distanza da Torino (36 nuovi casi ogni 100.000 residenti). A Genova il sindaco di Bucci ha deciso delle rigorose limitazioni in alcuni quartieri, a partire dal centro storico, proprio per arginare il contagio. E poi c'è Napoli a quota 33. Il caso della capitale campana è però particolare perché questa provincia è seduta sulla polveriera della densità abitativa più alta d'Europa. Fra le grandi città anche Firenze è messa molto male con i suoi 31 nuovi casi. Ecco poi il caso di Roma e provincia dove nell'ultima settimana i nuovi casi sono segnalati a quota 18. Un numero assai meno grave di quello di Milano ma niente affatto rassicurante se si pensa che a fine marzo, nel pieno del lockdown, la Capitale registrava una media giornaliera di 2,6 nuovi infettati ogni 100.000 abitanti. Vietato abbassare la guardia, dunque. L'estrema gravità della situazione di Milano emerge anche dai numeri assoluti: il 23 ottobre la provincia di Milano ha registrato 1.572 casi su 3,2 milioni di abitanti mentre la provincia di Roma, che ha 4,3 milioni di residenti, si è fermata a 771. Lo stesso giorno Genova, che conta appena 850 mila abitanti cioè il 20% di quelli di Roma ha registrato 405 casi che sono il 52% rispetto a quelli romani. L'andamento dei Covid-dati su 100.000 residenti offre molti altri spunti. Le province in affanno sono sparse nel Centro-Nord: Viterbo è a quota 38 (più del doppio di Roma), Frosinone a 32, Perugia a 34, Pisa a 37, Bolzano a 39, l'insospettabile Belluno a 34.


ISOLE
Fra le curiosità spicca il caso Sardegna dove la velocità del contagio è analoga, intorno a quota 15, in tutte le province. Cosa che non accade in Sicilia dove Palermo è a quota 16 mentre Agrigento è sotto il livello di 5. Il Covid non picchia allo stesso modo in tutt'Italia e alcune aree vivono una situazione relativamente tranquilla. A Lecce la media dei nuovi casi è dell'1,6 su 100.000 residenti: 50 volte meno che a Aosta. Dati analogamente modesti (ma sia chiaro che il Covid resta pericoloso ovunque) si registrano a Crotone, Vibo Valentia, Messina, Benevento, Matera. C'è infine il caso di Pesaro-Urbino. Questa provincia, a nord delle Marche, è ferma intorno a quota 7 casi su 100.000 residenti. Una media più bassa delle altre province marchigiane e pari alla metà di quella di Ancona. Un fenomeno dovuto forse al fatto che la provincia di Pesaro-Urbino è stata fra le più colpite in Italia durante la prima ondata. Forse la lezione è stata imparata. Nessuno ha rifatto errori (ma eravamo pochi giorni prima della scoperta del caso di Codogno), come lo svolgimento di eventi sportivi nazionali (le final eight della Coppa Italia di basket che portarono migliaia di tifosi da Brescia, Cremona e Milano a Pesaro a febbraio) che moltiplicarono decessi e lutti in quella provincia.

Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA