Covid Lombardia, 3 mila casi in un giorno: «Situazione già critica». Il Veneto: «Qui è peggio di marzo»

Lunedì 19 Ottobre 2020 di Claudia Guasco

La Lombardia è sotto assedio. La seconda ondata del Covid-19 accerchia gli ospedali e impone restrizioni: i controlli alla vita notturna sono serrati, mentre sul fronte sanitario si riorganizza la gestione dei posti letto. «Aumentano i ricoveri in terapia intensiva e sono in costante crescita anche i casi positivi. La situazione è critica, occorre l'aiuto di tutti i cittadini per fermare la corsa del virus», è l'appello del direttore generale dell'Ats di Milano Walter Bergamaschi.

Covid Italia, bollettino di oggi 18 ottobre: nuovi contagi record (11.705) e 69 morti, in terapia intensiva 750 (+45)

 


NUMERI IN CRESCITA
Lo scenario è cupo. Ieri la Lombardia ha registrato il record di contagi per il sesto giorno consecutivo con 2.975 nuovi positivi pari al 9,6% dei tamponi eseguiti, la metà a Milano e provincia (1.463). «Quello che più preoccupa è che nelle prossime ore il numero dei soggetti positivi possa ulteriormente incrementare e mettere sempre più sotto pressione gli ospedali. Cercheremo di rafforzare il rapporto con i medici di famiglia, che hanno un ruolo decisivo nel segnalare casi sospetti e sorvegliare i pazienti fragili», riflette Bargamaschi. Le strutture sanitarie cominciano a essere in sofferenza, due giorni fa attorno a mezzogiorno gli ospedali di Milano registravano «un numero elevato di pazienti Covid in pronto soccorso», entro la settimana potrebbe essere riaperta la struttura in Fiera. Nel frattempo si mette a punto il piano d'azione: dirottare i malati di coronavirus meno gravi in ospedali diversi dai 17 hub lombardi individuati come riferimento per il Covid dal piano pandemico di giugno. A marzo, nel primo attacco del virus, erano sature le terapie intensive mentre adesso il sistema è sotto stress per i ricoveri meno gravi, dunque «è ora di rivedere le strategie», annuncia il direttore generale del Welfare Marco Trivelli. Così in un vertice tra i direttori degli ospedali lombardi è stato deciso di aumentare il numero di ospedali con reparti Covid a bassa intensità di cura per dare respiro alle terapie intensive, mentre si lavora all'ampliamento dei posti letto extraospedalieri per subacuti. Intanto la Regione cerca di scongiurare un nuovo lockdown con misure restrittive su aperitivi, vita notturna e possibili ingressi scaglionati a scuola per evitare gli affollamenti sui mezzi pubblici. La strada, al momento, è quella dell'inasprimento dei controlli su locali e raduni notturni con alcolici portati da casa.
Difficoltà anche in Campania, che ferma i ricoveri programmati lasciando solo le urgenze e i trattamenti oncologici. E il Veneto è in affanno: «Stiamo facendo una chiamata alle armi, dobbiamo radunare medici e infermieri. Qui è peggio che a marzo», è il grido aiuto di Claudio Micheletto, direttore dell'unità di pneumologia dell'Azienda ospedaliera di Verona, dove da ieri è stato riaperto il reparto riservato ai pazienti Covid. Il virus circola «in modo generalizzato e le regioni che erano meno attrezzate lo subiscono di più. Serve rallentare le attività, occorre massimo rigore, vediamo cinquantenni che si ammalano gravemente», avverte la presidente della società italiana di Anestesia, rianimazione e terapia intensiva Flavia Petrini.
I numeri nazionali lo confermano, con i pazienti positivi oltre la soglia dei 10 mila per il terzo giorno di fila (11.705) a fronte di 20 mila tamponi in meno e decessi purtroppo in crescita da 47 a 69. Oltre mille nuovi malati Campania (+1.376), Lazio (+1.198) e Piemonte (+1.123). Il bollettino quotidiano dell'epidemia di Covid-19 dice che la seconda ondata è in atto. «Il vaccino non sarà la soluzione, bisogna toglierselo dalla testa - afferma la virologa Ilaria Capua - Il controllo dipende da noi, da ogni singolo individuo. Il virus è lo stesso della scorsa primavera, non si è indebolito e non si è neanche incattivito».

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