Covid, Lombardia chiude: coprifuoco dalle 23 alle 5

Martedì 20 Ottobre 2020 di Claudia Guasco

Il contagio è fuori controllo, la stretta è inevitabile. In Lombardia scatta il coprifuoco. La seconda ondata di Covid-19 sta mettendo sotto pressione gli ospedali, così la Regione vara misure di emergenza: stop a tutte le attività e agli spostamenti - esclusi i casi eccezionali come motivi di salute, lavoro e comprovata necessità - su tutto il territorio dalle ore 23 alle 5 del mattino a partire dal prossimo giovedì, 22 ottobre. È la proposta assunta all'unanimità dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo, dal presidente dell'Anci Mauro Guerra, dai capigruppo di maggioranza e di opposizione e dal governatore Attilio Fontana. Un'azione bipartisan, sollecitata dai drammatici dati del Comitato tecnico scientifico lombardo, che verrà sottoposta al governo ma che di fatto è già accolta. «Sono d'accordo sull'ipotesi di misure più restrittive in Lombardia. Ho sentito il presidente Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore», afferma il ministro della Salute Roberto Speranza.

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RIAPRE L'OSPEDALE IN FIERA
Seppur in ritardo di almeno un mese, considerato che i contagi di oggi sono il risultato di settimane di aperitivi senza mascherina e mezzi pubblici affollati all'ora di punta, il Pirellone vara misure di contenimento del virus più stringenti rispetto a quelle nazionali del nuovo Dpcm. Oltre a blindare il territorio dalle undici di sera, «tutte le parti hanno condiviso l'opportunità della chiusura, nelle giornate di sabato e domenica, della media e grande distribuzione commerciale, tranne che per gli esercizi di generi alimentari e di prima necessità». Resteranno aperti i supermercati, abbasseranno le saracinesche i centri commerciali. Il rischio di un errore fatale come la mancata creazione della zona rossa in bassa Val Seriana ha imposto una correzione di rotta alla luce dei dati elaborati dalla Commissione indicatori: al 31 ottobre potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva rispetto agli attuali 113 e fino a 4.000 in terapia non intensiva contro i 1.136 di oggi. A marzo, nella fase peggiore dell'attacco del virus, nelle terapie intensive c'erano 1.300 pazienti, allo scorso 11 ottobre il tasso di occupazione dei posti letto era del 5,6%. «È il momento di essere disciplinati, perché in queste due settimane ci giochiamo tutto. È vero che il sistema sanitario è stato potenziato, tuttavia mancano medici e operatori sanitari da assumere. Tamponi e tracciamento non bastano, servono anche i comportanti individuali», avverte Stefano Magnone, chirurgo dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Dalla scorsa settimana la Regione Lombardia ha chiesto agli ospedali hub di preparare i letti e rallentare l'attività ordinaria, per l'Agenzia di tutela della salute (l'ex Asl) l'indice di contagio Rt è a 2, significa che una persona infetta ne contagia in media due. Un numero che dimostra come le misure di contenimento adottate finora - l'obbligo di mascherine anche all'aperto, il distanziamento, il divieto di affollamento - si siano rivelate inefficaci perché troppo blande o non rispettate. «L'obiettivo del coprifuoco in Lombardia è cercare di dare un colpo a una delle cause del contagio che è ripartito e che risiede negli assembramenti, nelle feste, negli incontri in pubblico, nelle piazze, cose che non si riescono a controllare perché non abbiamo un numero sufficiente di agenti e polizia che possano intervenire», afferma il governatore Fontana.
La crescita esponenziale dei contagiati e il gran numero di pazienti non Covid che arrivano in pronto soccorso per altre malattie stanno mettendo in crisi il sistema sanitario. Se si dovessero superare i 150 ricoveri per Covid in terapia intensiva, nei prossimi giorni è pronta a scattare la fase due del piano ospedaliero, con l'attivazione delle terapie intensive alla Fiera di Milano e di Bergamo. Il tempo stringe, proprio in queste ore si lavora al reclutamento del personale.

Ultimo aggiornamento: 12:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA