Sotto accusa il permesso a Johnny lo Zingaro, Bonafede invia gli ispettori a Sassari

Martedì 8 Settembre 2020

Johnny lo Zingaro non ha lasciato traccia e la caccia all'ergastolano evaso sabato scorso dal carcere di massima sicurezza di Sassari non ha dato frutti. Sarebbe dovuto rientrare alle 12.20 da un permesso premio, e invece ha messo a segno la sua terza evasione. Le ricerche coordinate dalla squadra mobile della Questura di Sassari coinvolgono tutte le forze dell'ordine. Mastini era a Sassari dal luglio 2017, dopo un'altra evasione, il 30 giugno, da Fasano, in provincia di Cuneo. Anche allora era uscito in regime di semilibertà e non era più rientrato. Lo «zingaro» - il cui soprannome è legato alle sue origini sinti - ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine anni Settanta. Commise il suo primo omicidio ancora undicenne. Fu coinvolto anche nell'inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta seminò il terrore a Roma.

La sua prima evasione risale al 1987: approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di furti e rapine, del sequestro di Silvia Leonardi, dell'omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e del ferimento del carabiniere Bruno Nolfi. Fu catturato nel 1989. La fuga di Mastini sta animando lo scontro politico, aizzato da chi chiede che si rivedano le regole sui permessi premio per i responsabili di determinati reati. Ma la vicenda riaccende soprattutto lo scontro tra il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e il Tribunale di sorveglianza di Sassari, col Guardasigilli che ha affidato all'Ispettorato generale del Ministero degli accertamenti preliminari sull'evasione dello «zingaro», per verificare la correttezza dell'iter seguito dai giudici sassaresi.

Ultimo aggiornamento: 09:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA