Tragedia funivia Mottarone, Nerini e gli altri tra debiti e azzardo: «Noi sempre in regola»

Giovedì 27 Maggio 2021 di Michela Allegri
Tragedia funivia Mottarone, Nerini e gli altri tra debiti e azzardo: «Noi sempre in regola»

Era corso sul posto con il cuore in gola, accompagnato dal figlio e dal suo avvocato. Luigi Nerini, il proprietario della società che ha in gestione la funivia del Mottarone, aveva espresso cordoglio per le vittime, ma aveva subito cercato di giustificarsi: «Abbiamo sempre rispettato le regole e i controlli», diceva quattro ore dopo lo schianto, tra le macerie della cabina che domenica scorsa si è sfracellata in terra, provocando la morte di 14 persone. Con gli amici si è lasciato andare: «È come se fossero morti dei miei parenti». Probabilmente, Nerini si aspettava di finire sotto inchiesta, ma di certo non pensava che lo avrebbero portato in prigione. Per tre giorni praticamente non ha dormito, schiacciato dall'angoscia e da quello che ha descritto ai compagni del bar come «un dolore straziante». Un dolore che da ieri, se le ipotesi della Procura di Verbania verranno confermate, è destinato a non abbandonarlo. L'altra notte, dopo essere stato convocato nella caserma dei Carabinieri di Stresa, ha atteso a lungo di essere sentito dagli inquirenti, pronto a ripetere di avere seguito tutti i protocolli di manutenzione e di sicurezza. Non è servito: per lui le porte del carcere si sono spalancate dopo le dichiarazioni del responsabile dell'impianto, che ha raccontato dei problemi mai risolti nel sistema frenante di emergenza.

 

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La villa

 

Nerini non è tornato a casa dalla moglie e dai due figli, non è rientrato nella sua villa Claudia, la dimora anni Trenta che ha ereditato dal nonno e che oggi è ingabbiata dai ponteggi, con una torretta affacciata sul Lago Maggiore. E ieri mattina non ha fatto il solito giro sul lungolago di Baveno, a bordo del suo suv nero Mercedes, per raggiungere gli amici al bar. Nel paese lo conoscono tutti: Luigi Nerini, detto Gigi, è praticamente una star. Benvoluto, ammirato, rispettato. Anche se, dopo il disastro di domenica, in tanti hanno iniziato a mormorare: quel guasto improvviso al freno di emergenza, apparentemente inspiegabile, non convinceva nessuno. Adesso sembra essere arrivata la prima conferma dalla Procura. E le accuse sono pesantissime: si parla di manomissione volontaria.

 

L'eredità

 

Dal nonno e dal padre, Nerini, 56 anni, ha ereditato un vero e proprio impero, che lui è riuscito a fare fruttare, investendo in diversi settori. La famiglia, in origine, gestiva il servizio di collegamento tra i paesi del Lago Maggiore con una flotta di pullman: Autoservizi Nerini di Verbania, il nome dell'azienda. All'inizio, il collegamento tra il paese sulla sponda piemontese del lago e la vetta del Mottarone era una ferrovia a cremagliera, chiusa nel 1963 per essere sostituita dal servizio bus. Poi è arrivata la funivia, inaugurata nell'agosto del 1970. Con l'ultimo rinnovo, la concessione è stata prevista fino al 2028. Ed è un affare prezioso: circa 1,8 milioni di fatturato ogni anno arrivano dalle cabine bianche e rosse che collegano due paradisi italiani. Portano «in venti minuti dal lago alla montagna», si legge sul sito internet dell'impianto Stresa-Mottarone, ora sequestrato dalla Procura, ma che fino allo stop imposto dall'emergenza Covid muoveva un giro di 200mila turisti l'anno. Adesso, nella homepage campeggia un pensiero rivolto alle vittime: «La società Ferrovie del Mottarone, quale gestore dell'impianto funivia Stresa-Alpino-Mottarone, esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime in questo momento di dolore».

 

Gli investimenti

 

Al nome Nerini non è associata solo la funivia: l'imprenditore è anche il titolare di un'agenzia di viaggi e di un ristorante. «Ha saputo costruirsi un'attività cresciuta nel tempo, dando anche lavoro - ha raccontato un amico - A Verbania ha un'agenzia di viaggi, ma la funivia è la vera storia della sua famiglia». Nel 2019, l'impianto ha registrato entrate superiori ai 2 milioni, ma anche 2,6 milioni di debiti. E tra alcuni operatori turistici c'è chi sostiene che Nerini potrebbe avere «corso troppo» per recuperare. E ancora: «Se quello che dicono risultasse vero, sarebbe gravissimo, anche perché ne va dell'immagine del lago e dell'interno Verbano».
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA